Puliverde
Sequestrata e violentata a 14 anni il carnefice era il fidanzato
Ha resistito finché ha potuto, condividendo con la propria madre l’incubo di finire ammazzata, poi, evidentemente, l’istinto di sopravvivenza e l’attività di persuasione condotta dalla Polizia, hanno avuto la meglio e lei, una bambina non ancora diventata donna (ha appena 16 anni) ha trovato il coraggio di dire basta.

(A.D.L.)
Ha resistito finché ha potuto, condividendo con la propria madre l’incubo di finire ammazzata, poi, evidentemente, l’istinto di sopravvivenza e l’attività di persuasione condotta dalla Polizia, hanno avuto la meglio e lei, una bambina non ancora diventata donna (ha appena 16 anni) ha trovato il coraggio di dire basta e raccontare tutto quello che subiva, da tanto, troppo tempo, almeno due anni: ingiurie, minacce, lesioni personali e aggressioni continuate, violenza privata, violenza sessuale e addirittura un sequestro. Sono tutti i reati che ha subito da quando aveva solo 14 anni e dei quali è chiamato a rispondere l’ex fidanzato, anch’egli minorenne.
Un’acerba storia d’amore degenerata in violenza, l’ennesima ai danni di donne considerate esclusivamente oggetto di piacere da parte di uomini che le ritengono di loro proprietà. La relazione tra i due era nata come spesso accade a quella età, idealizzata dall’ingenuità di un’adolescente che sogna il grande amore, un sogno brutalmente calpestato quando il linguaggio del partner è diventato quello degli schiaffi, dei palpeggiamenti violenti, dei capelli strappati e degli insulti continui, fino ad arrivare alla consapevolezza di essere finita in una vera e propria gabbia, sempre più stretta, dalla quale tentare di scappare poteva voler dire mettere a repentaglio la propria vita. La giovane infatti è finita per sprofondare in un grave stato di ansia, che l’ha portata anche a cambiare le sue abitudini. Lei aveva capito da tempo di non vivere una storia d’amore normale: subiva violenze reiterate, umiliazioni e un’ossessiva gelosia; più volte aveva tentato di uscirne, ma le minacce e le aggressioni, l’avevano sempre indotta a desistere dal tentativo di riprendersi la libertà e la dignità che aveva perso.
Gli agenti della squadra Mobile della Questura di Crotone si erano accorti che qualcosa non andava già nello scorso mese di aprile, quando la giovane crotonese era rimasta vittima di un’aggressione. Intervenuti sul posto si erano ritrovati davanti una giovane donna e la sua figlia minorenne, la quale poco prima aveva subìto aggressioni e ingiurie dall’ex fidanzato. Trauma cranico e contusione ad una coscia giudicati guaribili in sette giorni, è quanto era stato refertato in Ospedale.
Nonostante questo, decidere di denunciare non è stata una scelta facile, visto che sia la giovane che sua madre erano oggetto di continue minacce. “Ti uccido - le diceva - te la faccio pagare, ti taglio la faccia”. “Non denunciarmi - diceva invece alla madre - altrimenti faccio passare i guai a te e a quella z. di tua figlia”. Solo a seguito dell’opera di convincimento della polizia, nei primi di maggio, le due donne hanno deciso di chiedere aiuto. La ragazza ha dichiarato di avere iniziato la relazione con il suo aguzzino, che ha due anni più di lei (oggi ne ha quasi 18), circa tre anni fa, ma che di frequente all’insaputa dei genitori, veniva picchiata per ragioni di gelosia e costretta, nonostante si rifiutasse, a praticare con lui rapporti sessuali. In particolare la vittima ha ricordato che nel giorno del suo 14° compleanno l’ex fidanzato pretese un rapporto sessuale completo, che non si concretizzò solo a causa dei forti dolori che la giovane soffrì nell’occasione. Da quel momento in poi era stata costretta a concedersi ogniqualvolta lui ne aveva voglia.
Ultimamente, poi, pretendeva addirittura di riprendere tali rapporti sessuali con il suo tablet e quando lei si rifiutava lui scatenava tutta la sua ira. In alcune circostanze la obbligava a sottomettersi alla sua volontà minacciandola con una pistola a salve, fino ad arrivare al punto di sequestrarla e tenerla rinchiusa in un garage per oltre un’ora.
L’incubo per la giovane vittima e per sua madre ha conosciuto finalmente l’epilogo martedì 4 giugno, quando, a seguito delle indagini condotte dalla squadra Volanti, coordinata dal commissario capo Francesco Muraca, la polizia ha eseguito l’arresto del giovane, che è stato tradotto presso una comunità individuata dal giudice minorile di Catanzaro a disposizione dell’autorità giudiziaria.
 

2013-06-12 12:39:00