Sila patrimonio Unesco, Oliverio: con il ‘mammut’ abbiamo le carte in regola

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“La scoperta di Cecita rafforza la candidatura della Sila a patrimonio dell’Unesco”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria all’annuncio ufficiale del ritrovamento dei resti di un Elephas antiquus sui fondali del lago Cecita. “I risultati di questa eccezionale e straordinaria scoperta –  ha aggiunto Mario Oliverio – sono importantissimi perché fanno emergere la ricchezza complessiva del nostro territorio. Su di essa continueremo ad investire per sostenerla e per andare oltre”.

Armi longobarde

L’esemplare, alto circa quattro metri al garrese (il punto più alto del dorso) e con zanne lunghe oltre tre metri leggermente arcuate, è affiorato lo scorso 17 settembre dai sedimenti della riva sud del lago, via via che il livello delle acque si è abbassato per via della straordinaria siccità che ha colpito la scorsa estate la Calabria. Gli archeologi erano andati per verificare il ritrovamento di reperti classificati come armi longobarde, ma si sono trovati di fronte ai resti di un pachiderma estintosi alla fine del Wurm, il periodo più recente dell’ultima glaciazione. Difficile stabilire al momento una datazione, parliamo di un arco di tempo molto ampio. Tuttavia sembra pacifico che quei resti non appartengano, come qualcuno credeva, ad un elefante di Annibale (?). La stessa natura della armi non sembra al momento completamente ascrivibile ai longobardi, il popolo germanico che nel momento di massima conquista dell’Italia ai danni dei bizantini si affacciò nel 751 con Astolfo sul versante cosentino della Sila.

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Del rinvenimento dell’Elephas antiquus, parente mediterraneo del più famoso mammut, se n’è discusso in una conferenza pubblica al Centro visite Cupone di Camigliatello Silano. La scoperta (nella foto a lato) è stata illustrata ed approfondita dagli interventi di Giovanna Verbicaro, Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per Cosenza, Catanzaro e Crotone; Antonella Minelli, Università degli studi del Molise; Felice Larocca, Università degli studi di Bari; Mario Pagano, Soprintendenza per Cosenza, Catanzaro e Crotone.

Oliverio: ora il museo

Nel corso del suo intervento conclusivo il governatore ha sollecitato “un programma che faccia emergere quanto ancora non è emerso” ed “una esposizione dignitosa dei reperti”. Lanciatissimo in vista delle politiche del prossimo anno, si è poi augurato che i resti dell’antico elefante dalle zanne dritte ritornino quanto prima dove sono affiorati e messi in rete  con “le scoperte già effettuate e tutto quello che emergerà nel corso delle prossime ricerche”. Oliverio pensa alla “costruzione di un importante museo dei reperti calabresi”.

Palaeoloxodon antiquus

L’elefante dalle zanne dritte (palaeoloxodon antiquus) è vissuto nel Pleistocene medio e superiore, all’incirca da mezzo milione a settanta mila anni fa. La scoperta dell’esemplare di Cecita, informa l’ufficio stampa della Regione, avvalora la “tesi sostenuta da tempo da studiosi e archeologi circa l’importanza del comprensorio montano della Sila Grande, sia per la conoscenza del patrimonio paleo-archeologico che per le dinamiche insediative che hanno interessato la zona, dalla preistoria all’Alto medioevo”.

Ultima modifica: 26 novembre 2017

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