Capocolonna nelle mani del Ministero

Solo il ministero può fermare i lavori a Capocolonna ed evitare che i reperti vengano nascosti dal cemento. Questo l’esito dell’incontro voluto dal prefetto Vincenzo De Vivo per cercare di trovare una soluzione alla diatriba che vede di fronte la Soprintendenza archeologica della Calabria – che ha progettato un sagrato-parcheggio su un sito dove sono stati trovati dei reperti di epoca romana, ed il comitato Salviamo Capocolonna che invece quei reperti vuole che vengano messi in luce. L’incontro, svolto nella serata di lunedì 19 gennaio, non ha portato a nulla.

Alla riunione  hanno partecipato la soprintendente ai beni archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi,  le progettiste della pavimentazione del piazzale del santuario: la direttrice del parco, Maria Grazia Aisa, e l’architetto occupy capocolonna7Elisabetta Dominianni. Dall’altra parte c’erano per il comitato Procolo Guida ed Andrea Correggia coadiuvati – per eventuali questioni tecniche – dall’archeologa Margherita Corrado dell’associazione Sette Soli, e da Linda Monte di Gettini di Vitalba.
La discussione si è però impantanata subito dopo l’affermazione da parte della Bonomi che il progetto può essere modificato solo dal Ministero e che loro non avevano alcun potere per farlo. Alla fine dell’incontro il comitato #salviamocapocolonna è tornato davanti al cantiere dove continuerà l’occupazione.

Per comprendere la ricchezza di quello che è stato trovato a Capocolonna, su il Crotonese in edicola dal 20 gennaio, c’è una scheda che ricostruisce quanto è emerso durante lo scavo ed anche delle foto inedite dei mosaici che negli anni 60 furono rinvenuti in quell’area.

Ultima modifica: 6 maggio 2017

In questo articolo