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Processo ai clan,De Pietro: "mai pagato mazzette a Vrenna"

Tranne qualche mezza ammissione, tutti i testimoni, ma proprio tutti, hanno negato di aver pagato mazzette agli emissari delle cosche. E’ il solito copione quello che si è ripetuto anche lunedì mattina nell’aula bunker di Siano, dove i giudici del Tribunale di Crotone (Forciniti presidente, Russo Guarro e Ciociola a latere) stanno celebrando il processo, scaturito dalle operazioni antimafia ‘ Heracles’ e ‘Perseus’, a carico di 32 imputati ritenuti affiliati alla cosca crotonese dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura e a quella dei Russelli di Papanice; tra i quali figura anche il boss Pino Vrenna, appena diventato collaboratore di giustizia, che tuttavia non ha preso parte all’udienza. Sul banco dei testimoni, citati dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni, si sono alternati dieci imprenditori crotonesi, tutti nomi noti in città, che per la gran parte hanno raccontato una versione diversa da quella sostenuta dall’accusa e dai collaboratori di giustizia.
A cominciare da Donato De Pietro, editore dell’emittente locale Rti, che secondo gli inquirenti all’epoca in cui stava portando a termine i lavori del centro commerciale ‘Il Granaio’, correva l’anno 2006, avrebbe subìto minacce dal gruppo dei Macrì del Gesù, spalleggiati da Vincenzo Marino poi divenuto collaboratore di giustizia, per costringerlo a pagare tangenti, anche se l’imprenditore, nel contempo, stava già versando denaro al boss Pino Vrenna. Sarebbero stati Antonio Macrì e Vincenzo Marino, in particolare, a recarsi sul cantiere per chiedere la mazzetta a De Pietro e di fronte al suo rifiuto avrebbero malmenato il figlio; l’imprenditore - ha rivelato Marino - li avrebbe quindi invitati a rivolgersi a Pino Vrenna. Ciononostante i Macrì, qualche tempo dopo, avrebbero incendiato alcuni uffici ubicati nel Granaio per piegare le resistenze dell’imprenditore. Sempre secondo quanto rivelato dal pentito, Macrì e Marino sarebbero stati aspramente rimproverati da Pino Vrenna per aver picchiato il figlio di De Pietro; inoltre, lo stesso boss sarebbe entrato in aperto contrasto con il gruppo dei Macrì per via delle mazzette che egli già percepiva dall’imprenditore.
Una ricostruzione che De Pietro, rispondendo alle domande del pm Bruni prima e a quelle dell’avvocato Mario Nigro poi, ha sostanzialmente smentito, spiegando di essere stato effettivamente avvicinato da Antonio Macrì e Vincenzo Marino (le cui identità avrebbe appreso solo dai giornali quando sono stati arrestati) che gli hanno chiesto di potergli parlare in disparte, per avanzargli chissà quale richiesta; dopo essersi rifiutato di seguirli, i due uomini sono andati via senza aver ottenuto alcunché, negando categoricamente che qualcuno abbia messo le mani addosso al figlio. Ad un’esplicita domanda dell’avvocato Nigro, inoltre, l’imprenditore ha risposto negando di aver mai detto a Macrì e Marino di rivolgersi a Pino Vrenna per risolvere la vicenda.
(d.p.)
(l'articolo integrale sull'edizione in edicola da martedì 14 dicembre)

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