Crotone, 6 arresti: la squadra mobile sgomina le piazze dello spaccio | VIDEO



CROTONE – Chiamavano le ordinazioni con i nomi di celebri vini. Ma non era vino quello che chiedevano: era cocaina. Per questo la Polizia di Stato di Crotone ha eseguito martedì 22 maggio, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone  – tutte con precedenti penali – di cui cinque agli arresti domiciliari.  In carcere è finito Leonardo Passalacqua ,44 anni, mentre sono stati posti ai domiciliari Santo Cava 52 anni, Leonardo Bevilacqua, 35 anni, Domenico Berlingieri, 49 anni, Alfonso Carvelli, 40 anni, ed Orlando Genovese, 39 anni.

L’operazione, denominata “Sommelier” proprio per l’utilizzo di un gergo ispirato al mondo del vino da parte degli spacciatori, ha però coinvolto altre 16 persone nei confronti delle quali il gip del Tribunale di Crotone, Francesca Familiari, ha disposto solo la misura dell’obbligo di firma.

I sei arrestati nell’operazione Sommelier

Il blitz condotto dalla Squadra Mobile della Questura di Crotone, è scattato nella notte ed ha interessato due zone di Crotone: via Acquabona e piazza Umberto. Zone diventate dei veri supermercati della droga che gli investigatori della Squadra Mobile, guidati dal vicequestore Nicola Lelario, hanno monitorato giorno e notte dal marzo del 2017 a ieri sera nel corso di un’indagine coordinata dalla Procura di Crotone. I poliziotti hanno registrato centinaia di cessioni di droga svelando anche un escamotage utilizzato dai pusher per evitare grane con la giustizia: spacciavano piccole dosi facendo continuamente la spola tra le piazze di vendita e le zone di rifornimento. Ogni volta che serviva della droga da vendere gli spacciatori facevano delle vere e proprie ordinazioni  chiedendo bottiglie di vino ai propri interlocutori (di solito parenti) che preparavano le dosi. Addirittura i poliziotti hanno anche documentato come, in diverse occasioni, anche la figlia tredicenne di uno degli arrestati venisse impiegata nella preparazione e nella cessione della cocaina: la bambina era talmente addentrata al contesto criminale in cui viveva da comprendere esattamente il significato delle richieste del padre nonostante questi, per timore di essere intercettato, impiegasse un linguaggio criptico. Infatti la droga veniva chiamata in diversi modi tra i quali “vino”, “bottiglie” “birra” e, nel caso delle richieste fatte dal padre alla figlia minorenne. Spesso venivano chiesti anche 20 o 30 “carabinieri” per indicare la quantità, in euro, di droga da preparare. Tra i clienti, molti dei quali segnalati alla Prefettura come consumatori di sostanze stupefacenti, anche numerosi professionisti crotonesi.

All’operazione, oltre agli uomini della Squadra Mobile hanno preso parte i poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine di Cosenza e un equipaggio dell’unità cinofile di Vibo Valentia.

Ultima modifica: 23 maggio 2018

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