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Inchiesta Punta Scifo

marine-park-village-scifo-01Ci fa piacere che anche la stampa nazionale abbia preso ad interessarsi dello scempio di Scifo. Il solito Gian Antonio Stella, penna di punta del Corriere della sera, ha colto ancora una volta nel segno con il servizio ‘I 79 bungalow nell’area vincolata? Ancora non ci sono (ma per lo Stato sì)’ pubblicato sul più prestigioso dei quotidiani italiani sabato 31 dicembre. Qualche giorno prima ne aveva parlato anche Il Fatto quotidiano.
Purtroppo ormai c’è poco da fare, il danno è fatto e tutto – grazie ad una serie di comportamenti incomprensibili delle istituzioni, soprattutto delle soprintendenze paesaggistica ed archeologica – gioca a favore dei fratelli Armando e Salvatore Scalise, come dimostrano le numerose ordinanze e sentenze a loro favore emesse dopo una serie di sequestri del cantiere. E, sinceramente, dispiace che (salvo un miracolo dell’ultim’ora) la vicenda sia andata, o meglio, stia andando nella direzione opposta alla tutela del territorio e del paesaggio, principio sancito dalla Costituzione.
Che poi non c’è alcun bisogno di fare ricorso alla carta costituzionale: le forzature del Piano regolatore vigente, il modo incasinato in cui sono stati rilasciati i nullaosta delle soprintendenze ed una serie di circostanze che farebbero ridere se non ci fosse da piangere, come il contratto firmato con il morto e l’improvvisa voglia dei fratelli Scalise di fare gli agricoltori, bastano per capire che il marine Park Village di località Scifo viaggia sul filo della legalità, grazie ad una serie di circostanze che hanno consentito di camuffarlo, a seconda delle necessità, prima come camping e poi come agriturismo.
E dispiace anche perché il Crotonese, tranne l’intervento del soprintendente Mario Pagano che, alla richiesta del Ministero di notizie sul villaggio, ha risposto, scrive Stella, che “i bungalow sono ormai stati realizzati”, questa vicenda l’ha portata allo scoperto oltre un anno fa, con una inchiesta dettagliata di tre puntate sull’edizione cartacea a firma di Francesco Pedace, che riproponiamo a futura memoria, anche perché è la base dalla quale sono partiti tutti. Per alcuni versi anche il Corriere della sera. E non lo scriviamo per vanto, quanto perché allora qualcosa si poteva anche fare per evitare che certi ambienti continuassero a spadroneggiare su Capo Colonna.

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20 dicembre 2016

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