La storia dell’assessore Turco: il lavoro in fabbrica, la cassa integrazione, la laurea e l’impegno in politica

Più di qualcuno, nel leggere i nomi dei nuovi assessori comunali, si è chiesto: Maria Turco chi? Altri, invece, si sono chiesti: ma dove è stata in tutti questi anni, almeno una dozzina, da quando, insieme ad altre centinaia di operai dell’ex Montedison, è stata espulsa dalla fabbrica, prima mandata per un breve periodo, quattro mesi, a Ferrara e poi trasferita a Brindisi?
La storia di Maria Turco, vissuta in questi dieci anni o poco più, è una storia significativa ed interessante che vale la pena di raccontare per rappresentare un’umanità che non si piega, non accetta gli eventi con fatalità e, soprattutto, è animata dal sacro furore del riscatto sociale.
Oggi, apprestandosi a sedere sulla poltrona di assessore alla Pubblica istruzione del comune capoluogo, Maria Turco è ancora una giovane e bella signora e nonna, oltre che un’insegnante della scuola primaria e laureata in Sociologia, e non rinnega alcunché del suo passato di pasionaria della fabbrica e di compagna che ha rappresentato la Filcea Cgil a livello provinciale nei momenti più delicati della “grande vertenza”. In quei giorni, indimenticabili, di fine estate 1993, Maria Turco era in prima fila non tanto nella protesta sfociata nella rivolta, quanto nella rivendicazione del diritto al lavoro in una terra che non ne aveva mai avuto abbastanza. L’epilogo della protesta la portò a lasciare il sindacato, a mettersi da parte, non condividendo alcune vicende che avevano scandito quei giorni di tensione che scorrevano sotto i riflettori dei media di tutta Italia e non solo.
Per una donna, giovanissima – non aveva ancora compiuto vent’anni – andare a lavorare in fabbrica era comunque un segnale di riscatto, un passo avanti nell’emancipazione che ancora oggi appare incompiuta. Maria Turco che nel 1978 mise piede nella Montedison come operaia, che lasciava a casa una bambina appena nata, e che doveva gioco forza contare sulla solidarietà familiare per poterlo fare. Nel 1986 è eletta nel consiglio di fabbrica, nel 1988 è delegata della circoscrizione di Papanice, frazione dove ha continuato a risiedere ed abitare nei fine settimane insieme al marito Pasquale con il quale ha vissuto in parallelo l’avventura dell’Università. E mentre il marito era già diplomato (perito chimico), anche se ha sempre lavorato come autista dei pullman di linea della F.lli Romano, lei, Maria, ha dovuto colmare il divario: era in possesso della sola licenza media. Ha studiato privatamente per un anno e sostenuto l’esame di ammissione al quarto anno dell’istituto magistrale, poi frequentando regolarmente anche l’anno integrativo, il quinto.
“Finita in cassa integrazione ho attraversato il periodo più brutto della mia vita. Mi sentivo finita, e per la testa mi frullavano strani propositi. Al che ho deciso di reagire e di fare quel che non avevo potuto fare prima: studiare”. Ci aveva provato a lavorare comunque, lo ha fatto per qualche tempo in un’azienda di confezionamento di frutta e lo ha fatto anche come colf. Sì, proprio collaboratrice familiare, e non esita a dirlo, non mancando di sottolineare il grande divario con il lavoro in una grande azienda. Conseguito il diploma magistrale si prepara al concorso per l’abilitazione all’insegnamento e, successivamente, segue il corso per insegnante di sostegno.
Lo studio e sempre lo studio, era diventato per Maria Turco la ragione di vita. Studio che non ha abbandona quando per quattro mesi viene mandata a lavorare a Ferrara e poi a Brindisi. Sta frequentando, nel limite del possibile, l’Università a Salerno. Si è iscritta a Sociologia e suo marito le tiene compagnia frequentando le lezioni di Scienze politiche. Si laureano a distanza di pochi mesi l’una dall’altro, lei con la tesi “La crisi industriale crotonese: effetti sociali ed economici”, relatore il professor Enrico Rebeggiani. Intanto Maria ha cominciato ad insegnare, lo ha fatto fino al 30 giugno scorso, quando ancora non aveva avuto alcun sentore che a Crotone, per la nuova giunta comunale guidata da Peppino Vallone, c’era qualcuno che stava pensando a lei. Qualcuno che voleva riannodare il passato con il presente e impegnare Maria Turco nel ruolo di assessore.

Ultima modifica: 5 maggio 2017