Le mani dei clan sull’eolico, fra i 13 arrestati anche Trapasso di Cutro



I Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari, emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, diretta dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, a carico di 13 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o delle finalità mafiose, e induzione indebita a dare o promettere utilità. In sostanza si sarebbero infiltrate nel complesso delle opere necessarie alla realizzazione dei parchi eolici in territorio calabrese e, segnatamente, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Le attività investigative, prevalentemente di natura tecnica, hanno permesso di documentare l’invasivo condizionamento esercitato dalle cosche – in particolare i “PAVIGLIANITI” di San Lorenzo e Bagaladi (RC), i “MANCUSO” di Limbadi (VV), i “TRAPASSO” di Cutro (KR) e gli “ANELLO” di Filadelfia (VV) – attraverso una serie di spregiudicate attività illecite, di natura prevalentemente estorsiva, perseguite in ogni fase della realizzazione dei parchi eolici.

Tra i destinatari della misura figura il  70enne Giovanni Trapasso, ritenuto al vertice della cosca di San Leonardo di Cutro, che è stato sottoposto alla custodia in carcere.

Dagli approfondimenti svolti dai Carabinieri è emerso, in particolare, il ruolo ricoperto da un imprenditore di Pizzo Calabro del settore trasporti ritenuto affiliato alla cosca dei “MANCUSO” di Limbadi: in quanto contemporaneamente imprenditore e collettore degli interessi delle consorterie, avrebbe fatto da “cerniera” in grado di relazionarsi con le due realtà – quella criminale e quella imprenditoriale – e di riuscire ad imporre alle società impegnate nella realizzazione dei parchi eolici l’affidamento, a favore di ditte colluse o compiacenti, dei lavori collegati alla realizzazione delle opere.

Le indagini hanno fatto luce su numerosi episodi estorsivi, sia in danno delle società multinazionali impegnate nella realizzazione dei parchi (Gamesa, Vestas, Nordex), che sottostavano all’imposizione del pagamento del “pizzo” liquidando alle ditte segnalate dall’imprenditore compensi per prestazioni sovrafatturate o mai eseguite, sia in danno delle imprese appaltatrici non colluse, costrette a corrispondere alle cosche una percentuale sull’importo delle opere da eseguire e, talvolta, anche a garantire l’esecuzione di lavori commissionati alle ditte mafiose, alle quali le imprese appaltanti versavano il corrispettivo economico.

Gli impianti su cui si sono focalizzate le attenzioni degli investigatori sono quelli di Piani di Lopa- Campi di Sant’Antonio, nella provincia di Reggio Calabria, il parco eolico di Amaroni, nella provincia di Catanzaro, il parco eolico di San Biagio e quello di Cutro, nella provincia di Crotone. Con riferimento al territorio della provincia reggina dalla quale sono state avviate le indagini, gli imprenditori interessati dovevano interfacciarsi con un elemento di spicco dell’omonima cosca, egemone nei comuni di San Lorenzo e Bagaladi, mentre i parchi eolici catanzaresi e crotonesi ricadevano nella sfera di influenza di altre due famiglie, quella dei “MANCUSO” di Limbadi e quella dei “TRAPASSO” di Cutro. Infine, riguardo agli insediamenti delle alte serre calabresi, gli “interlocutori” erano rappresentati dagli “ANELLO” di Filadelfia.

Nel gestire l’affare eolico, i sodalizi di ‘ndrangheta coinvolti, ancorché appartenenti a diversi contesti territoriali, si sono dimostrati tra loro fortemente coesi ed in grado di instaurare una proficua collaborazione in nome del comune profitto generato dal business delle energie alternative. Tra i destinatari dell’ordinanza cautelare anche il sindaco di Cortale, che a fronte del suo benestare alla realizzazione di alcuni interventi stradali nel territorio del Comune, aveva preteso l’assunzione di operai da lui indicati: il mancato esaudimento della richiesta aveva determinato la provvisoria chiusura di un nevralgico tratto di strada, causando, in tal modo, onerosi ritardi al cronoprogramma dei lavori.

Alla luce delle complessive risultanze investigative, insieme alle misure cautelari personali è stato eseguito il sequestro preventivo delle seguenti società – con relativi patrimoni aziendali, quote sociali e conti correnti – riconducibili agli indagati:

1. AUTOTRASPORTI F.E. S.R.L. con sede a Pizzo (VV);

2. LA MOLISANA TRASPORTI s.r.l., con sede a Guardiaregia (CB);

3. PAVIGLIANITI S.r.l. con sede a Reggio Calabria;

4. DITTA IELAPI Romeo, con sede in Filadelfia (VV);

5. HIPPONION GLOBAL SECURITY SERVICE, con sede a Vibo Valentia (VV);

6. Hotel “ULISSE RISTORANTE NAUSICAA DAL 1972”, sito in Maida (CZ).

Ultima modifica: 12 luglio 2018

In questo articolo