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CASTELLO
DI SANTA SEVERINA.
Si
visita quasi l’intera rupe fortificata e in particolare i seguenti tre
spazi espositivi: nel Baluardo dello Stendardo l’Antiquarium del
territorio, nel Bastione dell’Ospedale il Centro di documentazione sui
castelli e fortificazioni della Calabria e, infine, posto al piano terra
del Mastio l’Antiquarium del Castello. L’antiquarium del territorio
è costituito da una mostra su gli enotri, greci e bretti nel territorio
di S. Severina che si sviluppa con l’esposizione di reperti
archeologici in cinque vetrine accompagnate da tabelle didattiche sui
seguenti argomenti: Il territorio, Siberine e
La foce del Neto. Nelle vetrine troviamo: fibule, pendaglie e un
fuso in bronzo del sec. IX-VIII a.C. provenienti da collezioni private;
oggetti fittili quali un’arula, lekythos,
tegola con impresso bollo di fabbrica di origine greca e brettia
provenienti da località quali Altilia, Scarpellacchio e Aranco;
un patere a vernice nera, aryballos
corinzio, un’altra tegola decorata con motivo a stella di periodo
greco; elementi di allegerimento di tombe a camera, spilloni e crinali in
osso, testa femminile di artemis Bendis; di origine brettia fascio di
spiedi in piombo provenienti da una tomba osco-brettia e gancio di
cinturone in bronzo.
Le architetture militari
calabresi sono raccontate da 24 pannelli didattici di cui sei dedicati
alle fasi costruttive del castello di S. Severina, sette alle torri e i
rimanenti, nel lavatoio del Bastione, ai castelli calabresi.
L’antiquarium del Castello ci
racconta la vita della fortezza fin dalla sua fondazione. All’ingresso
del mastio sei pannelli descrittivi consentono di avere un inquadramento
della ricerca effettuata: gli scavi archeologici, la Calabria in età
bizantina, gli arabi, la necropoli bizantina. Attraverso gli ambienti che
si affacciano sulla corte interna del mastio, tra vetrine, scavi e
pannelli espositivi il castello racconta se stesso. I pannelli relativi
agli affreschi, alla cittadella, alla musica e alla chiesa bizantina
completano le tre vetrine con gli oggetti in bronzo del IX-X sec. d.C.,
con la croce reliquario, con il frammento di polycondilon
(lampadario) del X-XI sec. d.C. Seguono i pannelli relativi alla
circolazione monetaria (bizantina) alla conquista normanna di S. Severina
e alla vita quotidiana con esposti tarì
agfhlabida di Strongoli (IX sec. d.C.), follis
di Costantino (a.921-931) e anfore del X-XI sec.. Tra gli scavi si aprono
altri quattro spaccati storici:
-
l’occupazione normanna e la
riorganizzazione della Calabria, l’impianto di fusione di una
campana con due vetrine che espongono i resti di fusione di campane e
perfino un piatto siculo maghrebino del XII;
-
il XIII e XIV secolo: le
strutture i materiali e la necropoli, poi dagli svevi agli angioini il
XIII e XIV con tre vetrine in cui sono esposte stoviglie (XII sec.) e
denari di Federico II (1209-1228), ceramica ingubbiata e policroma del
XIII-XIV sec.;
-
Santa Severina in età feudale
dal XIV sec. all’eversione del 1806, con due vetrine contenenti
ceramiche da mensa, pipette, coppette di produzione valenzana a lustro
(loza dorata) del XV sec.;
-
l’abitato rupestre con
un’unica vetrina con esposte le classi ceramiche che costituivano i
”butti” del XVII-XIX sec.
Orario 9-13 e 15-19, biglietto d’ingresso £. 6.000, tel 0962 51069.
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