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Centro di S.Anna bocciato da “Medici senza frontiere”

sabato 6 febbraio 2010

 

È inquietante il quadro complessivo che emerge da ‘Al di là del muro’, il secondo rapporto sui luoghi di detenzione per i migranti privi di permesso di soggiorno e di transito per i richiedenti asilo, pubblicato martedì 2 febbraio, da ‘Medici senza frontiere’ sulla rete (www.medicisenzafrontiere.it) e ripreso già da buona parte della stampa nazionale.
A distanza di 5 anni ‘Medici senza frontiere’, l’unica organizzazione indipendente che ha scelto di scrivere sulla realtà che si vive all’interno di Cie (Centri di identificazione ed espulsione), Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e Cda (Centri di accoglienza) in Italia, è ritornata in queste strutture per indagarne gli aspetti socio-sanitari e le condizioni di vita, così da far conoscere la realtà di questi spazi chiusi ad osservatori esterni.
Per realizzare l’indagine, l’organizzazione ha condotto, con un team composto da medici, infermieri e psicologi, due diverse visite nelle strutture di accoglienza per stranieri a distanza di otto mesi tra il 2008 e il 2009, quando sono stati visitati 21 centri tra Cie, Cara e Cda. Un lavoro che, stando a quanto dichiarato sul sito internet di Msf, non è stato affatto facile, visto che in alcuni centri, “gli operatori di Msf - è scritto - si sono trovati di fronte ad un atteggiamento ostile da parte dei gestori, incontrando difficoltà nel condurre liberamente l’indagine, subendo limitazioni e dinieghi nell’accedere in determinate aree”.
E a quanto pare lo stesso problema è stato riscontrato anche a Crotone, dove, così com’è scritto nella scheda tecnica (Msf ne ha redatto una per ogni sede) l’organizzazione umanitaria si è detta sconcertata “per la decisione di riaprire, senza alcun preavviso e senza apportare gli indispensabili interventi di ristrutturazione, il Cie per ospitare decine di stranieri senza documenti”.
Il team di Msf, infatti, non essendo a conoscenza della recente riapertura della struttura non ha richiesto per tempo la necessaria autorizzazione alla Prefettura per visitarla.
Ma, al di là di questo, nella stessa scheda Msf ha denunciato anche una scarsa disponibilità da parte dell’ente gestore del Centro di Crotone in occasione della prima visita.
Secondo il rapporto di Msf, tra i Cie, “quelli di Trapani e Lamezia Terme andrebbero chiusi subito perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità”. Ma sono state riscontrate serie carenze anche per quanto riguarda i Cara, dove in generale Msf dichiara di aver rilevato servizi di accoglienza inadeguati.
Anche in questo caso sono emerse delle carenze con riferimento alla struttura crotonese, che, insieme a quella di Foggia, Msf ha usato proprio come esempio emblematico del malfunzionamento che tendenzialmente regna in tutti i centri italiani: “il caso dei centri di Foggia e Crotone - scrive Msf - ne è un esempio: 12 persone costrette a vivere in container fatiscenti di 25 o 30 metri quadrati, distanti diverse centinaia di metri dai servizi e dalle altre strutture del centro.
Negli stessi centri l’assenza di una mensa obbligava centinaia di persone a consumare i pasti giornalieri sui letti o a terra”.
La gestione complessiva dei centri per migranti fotografata da ‘Al di là del muro’ è dunque apparsa in larga parte inefficiente. “I servizi erogati - sostiene Msf - sono spesso scarsi e scadenti e non si riesce di fatto a garantire un’effettiva identificazione, protezione e assistenza dei soggetti vulnerabili, che rappresentano una parte consistente (se non prevalente) della popolazione ospitata.
Il rapporto, infatti, ha indagato anche i problemi di natura sociale emersi nei centri italiani, giungendo alla consapevolezza di un sistema di soprusi allarmante: “I centri per immigrati - scrive l’organizzazione - sembrano operare come enclave con regole, relazioni e dimensioni di vita propri, senza l’intervento di controlli esterni”. La conseguenza è che le personalità più fragili vengono esposte a vessazioni e angherie, soprattutto da parte di coloro che, provenendo dal carcere, hanno già un’esperienza di detenzione. E se si considera che il 40% delle persone ospitate nei centri per stranieri arriva dal carcere si può facilmente intuire la portata del problema.
I disagi di natura sociale secondo Msf si spiegano col fatto che la gestione dei centri, nonostante siano stati istituiti ormai da più di un decennio, sembra ancora ispirata da un approccio di emergenza e in larga parte lasciata alla discrezionalità dei singoli enti gestori.
“Basta un fatto per spiegare il contesto di questo sistema - spiega Ronaldo Magnano, che ha eseguito molte delle visite su cui si basa il rapporto - per questi centri, a differenza di quanto deve avvenire anche per un canile, non serve nessuna certificazione della sanità pubblica”.
I centri per i migranti, inoltre, dovrebbero rispondere ad esigenze molto diverse tra loro. Lo prevede la legge ma, salvo eccezioni, non lo fanno. Dietro alle loro mura, infatti, si mischiano storie e problemi diversi: vittime di tratta, di sfruttamento, di tortura, di persecuzioni, così come individui in fuga da conflitti, altri affetti da tossicodipendenze, da patologie croniche, infettive o mentali, oppure stranieri che vantano anni di soggiorno in Italia, con un lavoro, una casa e la famiglia. Altri invece sono appena arrivati. In questi luoghi, quindi, si intrecciano storie di fragilità estremamente eterogenee tra loro. La conseguenza è un’accentuazione del disagio, che spesso trova sfoghi violenti. Nella maggior parte dei casi, però, questi restano nascosti dietro le mura di recinzione: gesti di autolesionismo, incendi dolosi e vandalismi, suicidi, sommosse. E anche in questo caso Crotone non può dire di non averne avuto prova.
Angela De Lorenzo

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lunedì 8 febbraio 2010
renato
A quando un'inchiesta di questo giornale sull'ospedale di Crotone? Forse anche li non sarebbe male mandare Medici Senza Frontiere e constatare lo stato di degrado. Non so se lo sapere ma in reparti come la cardiologia mancano per i farmaci, anche quelli salva vita ed i pazienti devono portarseli da casa.