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E' scomparso l'ex sindaco Salvatore Regalino

sabato 6 febbraio 2010

 

È venuto a mancare, ieri, venerdì 5 febbraio, il professor Salvatore Regalino, sindaco della città nella metà degli anni Sessanta. “Ci lascia una persona perbene, uno di quegli uomini di vecchio stampo che ha voluto bene alla città ricambiato dall’affetto della gente”, ha dichiarato il primo cittadino Peppino Vallone, appresa la notizia. “Il professor Regalino - ha aggiunto il Sindaco Vallone - è stato un divulgatore di valori etici e morali ed un esempio per le giovani generazioni, oltre che un amministratore apprezzato. Esprimo il mio personale cordoglio e di tutta la cittadinanza alla famiglia”. La camera ardente sarà allestita questa mattina, sabato 6 febbraio, nella sala consiliare del Comune.
Questo giornale dedicò al professor Salvatore Regalino, nel dicembre del 2006, un ampio servizio in occasione del compimento del suo novantesimo compleanno. Andando a trovarlo nella sua abitazione, fu l’occasione per conoscere il pensiero lucido e appassionato di questo uomo dallo sguardo sempre fiero e dallo stile di vita austero; una vita impregnata dei valori risorgimentali dell’Amor di Patria, di Giustizia, di Libertà e di un altrettanto romantico attaccamento alla cultura che ha cercato di trasferire ai suoi ragazzi in lunghi anni d’insegnamento. Un incontro, quello di cui rende ancora conto un paginone custodito nei volumi degli annali de il Crotonese, che si trasformò in un inesauribile fiume di ricordi, alcuni dei quali ci piace qui riproporre ai lettori.
“La nostra era una vita di migranti - disse il professore Regalino al nostro cronista - Mio padre, vinto il concorso in ferrovia, si trasferì da Roma a Salerno, dove conobbe mia madre, e poi ancora a Sapri, dove sono nato io”. Crebbe nella grande famiglia dei ferrovieri. Poi gli studi all’Università di Napoli e la guerra.
Così si raccontò al nostro cronista in quell’indimenticabile incontro il professor Regalino: “Ero ancora studente quando fummo chiamati alle armi. Io fui arruolato nella brigata dei Lupi di Toscana e finii a combattere in Francia. Quando ci fu l’armistizio dell’8 settembre se ne scapparono tutti, come la famiglia reale del resto, ed io, povero caporale, rimasi da solo a comandare i miei compagni spacciandomi per il generale di brigata. Ma… non ci misero molto a capire, e allora mi spogliai anch’io della divisa e trovai asilo all’inizio presso una famiglia francese. ‘Qui vous êtes?’, mi chiedono alla porta. ‘La Providence’, rispondo io. E una mattina, alle cinque, mi portarono via per farmi passare il confine verso l’Italia”. Ed è ancora la Provvidenza ad accompagnarlo, quando a Genova, rastrellata dai tedeschi, una donna lo nascose sotto un ampio mantello, e a Roma, dove un capostazione lo salvò dai collaborazionisti.
“Mi ha salvato dalle fosse Ardeatine - continuò con voce sibilante - ed io a mia volta lo salvai quando entrarono gli americani e un gruppetto di rivoltosi lo stava malmenando”.
Poi la ripresa degli studi, la laurea in Storia e filosofia con 110 e lode, il concorso pubblico, l’insegnamento al liceo ‘Pitagora’ di Crotone. “All’epoca, il preside del Liceo - ricordava - era Francesco Bellusci. Quando arrivai io, a Crotone c’erano solo il ‘Donegani’ e il ‘Pitagora’”. Quindi l’impegno politico: “Sì - ricordò con orgoglio - Sono stato il primo segretario del Psi a Crotone, primo consigliere provinciale, assessore all’Annona, alla Cultura e alla Pubblica istruzione. Era il tempo della sindacatura Messinetti. Ma era anche il tempo dei vari Maiolo, Bernardo, Bevilacqua, Capozza, Iozzi, Meo, Zurlo, Pugliese, Calvo ed altri. Nomi di un certo spessore; altra scuola politica… Visconte Frontera è stato un mio alunno. E poi fui sindaco della prima giunta di centrosinistra negli anni ’65/’66. Una meteora in una galassia in pieno fermento”, rimarcò con orgoglio ad evidenziare di che pasta fosse fatto.
“Io - disse - ho sempre inteso la politica come un servizio alla città e alla sua gente. Non viceversa. E perciò non accettavo compromessi. Ero un idealista; uno spirito libero. Quelli erano gli anni del boom edilizio, e lo sa quante e quali erano le pressioni sul primo cittadino da coloro che avevano le mani sulla città?”
Un pezzo di storia è stata la sua vicenda umana e civile. Fu lui ad accogliere da sindaco il presidente della prima Repubblica, Giuseppe Saragat, e conobbe uomini come Pertini, Pasolini e Gassman; fu lui ad apporre la sua firma in calce al progetto dell’ospedale di Crotone e fu sempre lui a volere la nascita dell’Istituto magistrale, di cui fu preside negli anni ‘60, e al quale dette il nome di Gian Vincenzo Gravina.
“Dopo l’esperienza del governo di centrosinistra - continuò a raccontare - insieme ad Ezio Pugliese e Peppino Calvo demmo vita alla lista civica ‘La Colonna’, che aveva appunto come simbolo la colonna dorica del tempio di Hera Lacinia. Prendemmo molti voti, mandando due consiglieri nella giunta di centrosinistra capeggiata da Anselmo Zurlo. Ma qui finisce la mia avventura politica…”.
Lo sport l’altra sua grande passione: “Ho giocato - aggiunse - nella squadra del Crotone nel ruolo di ala destra ed ero un discreto 400metrista . Ricordo che una volta, a Catanzaro, segnai otto goal, tanto da meritarmi gli applausi anche dei catanzaresi. E’ una passione di famiglia…”.
Negli anni Cinquanta conobbe Thea Ceravolo, anconetana. Se ne innamorò sposandola nel ’51, diventando padre di tre figli, Giusy, Fabio e Claudio.
Una vita dedicata all’insegnamento, allo sport, all’impegno civile. Un amore viscerale per Crotone e per i valori della Patria che, solo alcuni mesi fa, lo spinsero a partecipare alla cerimonia per il 165° anniversario del sacrificio dei Fratelli Bandiera davanti al monumento che ricorda la loro spedizione lungo la statale “106”.
Un’esistenza, la sua, ricca di cultura, spirito ironico, critico e ispirazione poetica, un’eredità della quale la città serberà sempre un grato ricordo.
(n.ser.)

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lunedì 8 febbraio 2010
Rosa Oliverio, Milano Italia
Home Page: http://alice-mail
Sono stata una delle tante allieve del mitico prof Regalino, dal 1955 al 1957 anno in cui ho conseguito la maturità e lui era il membro interno. Assieme al prof. Vadalà e al prof. Spartà ci hanno iniziato all'amore dello studio, facendoci scoprire la bellezza dei classici, aiutandoci a difendere sempre e comumque le nostre idee quando pensavamo di essere nel giusto. Con lui se n'è andato per sempre un pezzo della nostra storia di crotonesi, ma il suo ricordo vivrà sempre in ognuno di noi. Grazie prof, per avermi aiutato a scegliere la strada che ho poi seguito fino all'età della pensione, come docente prima e poi come preside, non dimenticherò il suo sorriso. Rosa Oliverio

sabato 6 febbraio 2010
PEDACE MAURIZIO, BERGAMO
CONDOGLIANZE DA PARTE MIA PER UN UOMO CHE A AMATO MOLTO CROTONE E I CROTONESI




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