| Che le donne siano dotate di capacità straordinarie quando si tratta di organizzare tempi e impegni e di conciliare professione e maternità è una cosa risaputa. Così come siamo ormai abituati all’idea che colei che è mamma e moglie sia sempre pronta a sacrificare se stessa, i propri spazi e interessi per il bene dei figli e della famiglia.
Capita così che, nonostante si professi l’emancipazione e tanti e tante si illudano che sia un traguardo già raggiunto, alla donna non si dica grazie per quello che fa perché si ritiene rientri nei suoi doveri. Sacrifici e rinunce dati per scontati, che, anche se nella maggior parte dei casi le donne compiono con amore, in una reale condizione di parità, non dovrebbero essere considerati atti dovuti.
In occasione della Festa della donna, invece, abbiamo voluto dire grazie a tutte le donne accendendo i riflettori sulla loro capacità di destreggiarsi nelle sfide di quella quotidianità che le vede, contemporaneamente, protagoniste in famiglia e nel lavoro e, quindi, per riflesso, nella società, più in generale.
Lo facciamo raccontando la storia di una giovane mamma crotonese, un po’ più speciale delle altre, però, per la sua esperienza di maternità molto particolare: Irene ha solo 28 anni, ma è già mamma di 4 splendidi bambini. No, l’originalità non sta nella giovane età e nell’avere già una famiglia che, di questi tempi, ha tutti i titoli per essere definita ‘numerosa’. La straordinarietà sta nel fatto che di gravidanze ne ha vissuto solo due con altrettanti parti gemellari.
La prima volta, quando sono nati Federico e Matteo, che oggi hanno 5 anni, aveva soltanto 23 anni, un mese fa, invece, sono nati Davide e Cristian. Una puntualizzazione doverosa, che esprime ulteriormente la forza di questa mamma che si chiama Irene: tutti e quattro i figli sono nati con parto naturale.
Una gravidanza molto desiderata l’ultima. “I bambini ormai sono cresciuti - ha detto Irene - e abbiamo deciso di provare a regalare loro una sorellina”. Invece di regali, ancora una volta, ne sono arrivati due e confezionati di nuovo con fiocchi celesti. Quando Federico e Matteo, che sono anche particolarmente vivaci, lo hanno saputo, sono rimasti un po’ spiazzati, ma dopo pochi minuti hanno subito festeggiato: “che bello, così ne abbiamo uno ciascuno!”.
Irene, invece, ammette onestamente di aver festeggiato poco in un primo momento, ma poi, ricca delle risorse che solo le mamme possiedono, ha messo insieme le forze e se n’è fatta una ragione. “Va bene così - ha detto - sarà dura, ma se ce l’ho fatta la prima volta, ed ero ancora più giovane, andrà bene di nuovo”. Così è riuscita a trovare il lato positivo di questa sua esperienza: “mi ritrovo con una bella famiglia e, per giunta, mi sono risparmiata due gravidanze”.
Ormai ne è convinta: “è stato un dono! Queste coincidenze, le due successive gravidanze gemellari, sono proprio rare e, guarda caso, tutto ciò è capitato proprio a me. No, anche se all’inizio ho vissuto un trauma, non la vivo come una sfortuna perché ora sono felice quando guardo i miei bambini, mi basta sapere che stanno bene”.
Le giornate Irene, per ora, le passa sempre a casa, ma scorrono via veloci tra poppate ogni tre ore, cambi di pannolini, canzoni per fare addormentare quei neonati che sembrano due passeri (quando sono nati pesavano solo 2.200g e 2.400g) e poi ci sono sempre gli altri due più grandi che ancora hanno bisogno di tante attenzioni. Le notti, oltre che continuamente interrotte, sono brevi e le giornate iniziano molto presto, almeno alle 5.00. Ma Irene è sempre pimpante, non si scoraggia, inizia con forza a rifare quotidianamente le stesse cose con pazienza, senza lamentarsi. “Ormai - dice - lo so che per il primo anno ci sono tanti sacrifici da fare, ci sono già passata, è inutile che mi disperi”.
A sostenerla, però, c’è un’altra donna, la sua mamma, nonché nonna dei quattro pargoli, ormai trasferitasi a casa della figlia da due mesi. Anche lei per ora ha scelto di rinunciare a tante cose, alla sua abitazione, alla sua vita serena con il marito e al tempo libero, perché anche lei è felice solo di una cosa, sapere che la sua Irene stia bene in questo momento particolare. “La nascita dei miei bambini - racconta la puerpera - ci sta unendo tutti, ognuno cerca di fare quello che può, anche mio padre, mia suocera... è nata una macchina organizzativa speciale. E per fortuna”.
“Siamo diventati improvvisamente sei - commenta sorridendo - le spese sono raddoppiate e anche le fatiche. Qualsiasi cosa si faccia dobbiamo pensare al doppio, ora dovremo ristrutturare anche casa: ci serve recuperare una stanzetta in più e dovremo comprare anche un’altra macchina”.
Consapevole di tutto questo, Irene ha già deciso che tornerà a lavorare, come ha sempre fatto. “Non posso farne a meno - ha detto - per un anno mi fermo, ma non è possibile rinunciare. Tornerò per loro, anche se a malincuore. Da mamma, vorrei stare sempre con i miei figli perché io credo che non ci sia lavoro più bello e lasciarli è doloroso. Per un anno non voglio perdermi i loro primi passi, le prime parole... So di essere per loro la cosa più importante. Ma dopo si riprenderà, devo farlo anche per me stessa, per onorare le responsabilità che ho nei loro confronti. Una mamma - ha aggiunto - rinunce ne fa tante. Io, per esempio, quando sono nati i miei primi due bambini ho lasciato l’università, ma dire no al lavoro significa penalizzare anche i propri figli; uno stipendio in più in casa è importante, in fondo si lavora soprattutto per loro. Quando sei mamma non pensi più, anche se sei solo una ragazza, a comprarti vestiti, ad andare dal parrucchiere a dall’estetista, tu non esisti più. Certo, lo fai ancora ed è giusto che sia così, ma solo dopo aver pensato a loro, perché loro vengono prima di tutto, anche di te stessa, dell’amore con il tuo compagno. Io e Gianluca, per esempio, a volte non abbiamo nemmeno il tempo per parlare un po’, lui va via la mattina alle 6 e torna alle 21 perché fa due lavori. Quando torna io sono già distrutta e lui immediatamente si dà da fare per darmi una mano”.
Irene dice che tornerà a lavorare, anche se sa bene che non sarà facile, ma è già pronta visto che c’è già passata: “serve un’organizzazione impeccabile, bisogna fare dei salti mortali per far coincidere orari, impegni ed essere comunque sempre pronta a cogliere ogni cosa nei propri bambini, saper capire quando hanno bisogno di più affetto. Ma si può fare, basta solo impegnarsi. E poi sono loro che ti danno la forza. Io, inoltre, ho un bravo compagno, che, pur lavorando tanto, riesce a collaborare con me: a casa dà un contributo decisivo e anche con i piccoli è molto paziente”.
Questa mamma speciale lavora alla Datel e quando è stato necessario ha prestato servizio anche di notte, sebbene avesse già due bimbi piccoli. “Per le donne lavoratrici - sostiene Irene - le agevolazioni sono poche, non è un problema della mia azienda, ma di tutto il Paese. Noi donne, lo vedo fare anche a tante colleghe, riusciamo comunque ad essere mamme e ne siamo orgogliose, però credo che le leggi dovrebbero sostenerci di più. A volte invece ti trovi ad un bivio e devi scegliere tra maternità e lavoro”.
Mettere su famiglia, poi, in una realtà come Crotone sembra ancora più difficile: “già quando sei in ospedale per partorire - racconta Irene - ti scontri con una realtà degradante che offende la tua femminilità e il tuo pudore. Il reparto di ginecologia è ben attrezzato, ci sono dei bagni nuovi... Ma è tanto sporco! La colpa è anche delle pazienti, però, che non hanno rispetto delle cose pubbliche. Quei giorni di ricovero li vivi male. Sei a disagio e, invece di sentirti serena prima di affrontare il parto, cerchi di fare attenzione ad ogni cosa per evitare di prendere infezioni”.
E poi c’è l’aspetto economico: “per noi giovani ci sono solo contratti di lavoro precari, come quello del mio compagno, che lavora in una scuola come assistente di laboratorio, o part-time. Insomma, stipendi interi non ne prendiamo e chi ha famiglia è costretto a fare due lavori. Inoltre le agevolazioni per le famiglie sono poche, puoi contare solo su te stesso a la tua capacità di arrangiarti”.
Insomma non è affatto facile, non lo si può negare, ma Irene non ha rimpianti “quando vedo i miei due bambini più grandi tornare dall’asilo tutti entusiasti perché stanno imparando a scrivere e mi porgono i foglietti su cui leggo “mamma ti voglio bene” o altre frasi dolcissime, oppure quando mi abbracciano e mi dicono “mamma come sei bella”, “mamma mi abbracci”, quando mi fanno le coccole... Allora penso che sono la donna più fortunata del mondo”.
Angela De Lorenzo
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