| Abramo customer care, l’azienda erede di Datel e Telic, vuole trasferire 180 lavoratori dalla sede di Crotone a quella di Cosenza. E ciò in conseguenza della perdita della commessa H3G dal 31 maggio prossimo. È quanto è stato prospettato dall’amministratore delegato Sergio Abramo, nella sede dell’AbramoTel a Catanzaro il pomeriggio di martedì 4, alle organizzazioni sindacali aziendali e di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Sempre nella sede di Crotone del call center resta ancora in piedi, poi, la trattativa per il rinnovo, che si annuncia quantomai difficile, di altri 250 contratti scaduti lo scorso 30 aprile, a progetto (140) e a tempo determinato.
La perdita della commessa H3G lascia dunque da ricollocare 250 addetti nel sito di Crotone. Si tratta di ex lavoratori precari stabilizzati con l’assunzione part-time (di 4 e 6 ore), ma a tempo indeterminato. Solo 70 saranno dirottati su altre commesse mentre per 180, come detto, Abramo vuole fare ricorso alla cosiddetta ‘mobilità territoriale’ proponendo loro il trasferimento nella sede di Cosenza dove dovrebbero prendere il posto di altri 170 lavoratori cosentini a tempo determinato, ai quali non sarà rinnovato il contratto, addetti alla commessa del servizio clienti 187 di Telecom Italia.
La prima reazione dei sindacati non è affatto favorevole alla mobilità territoriale proposta. La ragione è pratica: molti lavoratori (in maggioranza donne e giovani) sarebbero costretti a dimettersi perché al di là del disagio di fare tutti i giorni i pendolari con una sede distante cento chilometri (oltrepassando pure i monti della Sila) e perdere più di due ore e mezzo tra andata e ritorno, il costo del trasporto sarebbe per loro economicamente insostenibile. Chi, infatti, ha un contratto part-time riceve in busta paga, sottolineano fonti sindacali, un magro compenso mensile compreso tra i 600 e gli 800 euro. Tolte le spese, quindi, nelle loro mani resterebbe ben poco.
A fine settimana, sabato 8, è previsto un nuovo incontro con l’azienda nel quale i rappresentanti sindacali dovrebbero presentare una loro controproposta. Si profila, comunque, una difficile trattativa. Tanto più che appare improbabile che Abramo possa accettare, ad esempio, di rinunciare ai 180 trasferimenti dirottando invece dalla sede di Cosenza a quella di Crotone il flusso delle lavorazioni per il 187 di Telecom Italia. E ciò perché sulla sede di Cosenza sono stati fatti notevoli investimenti tecnologici e sulla fibra ottica.
Nello stesso incontro di sabato inizierà anche la trattativa sui 250 contratti a termine e a progetto scaduti la settimana scorsa, con l’azienda che renderà note ufficialmente le proprie intenzioni. Al momento appare difficile che a tutti i 140 Lap (lavoratori a progetto) possa essere prospettata la stabilizzazione tanto agognata, se non ad una parte di essi, mentre piuttosto si profila la possibilità di un rinnovo dei contratti di collaborazione ed a termine (anche se non è ben chiaro quanti potranno essere ripescati), ma con un cambio di mansioni. Una delle ipotesi possibili, infatti, potrebbe essere il passaggio dei precari nel cosiddetto outbound, diventando cioè ‘venditori’ di offerte per Telecom Italia e Findomestic con una parte del compenso legata proprio ai clienti acquisiti ed ai nuovi servizi attivati.
Mettere insieme la ricollocazione dei 250 precari a cui è scaduto il contratto il 30 aprile con i 180 trasferimenti appena annunciati, ma che potrebbero diventare di fatto dei ‘licenziamenti’, e senza dimenticare i 120 contratti a termine scaduti e non rinnovati lo scorso dicembre, dà la dimensione del difficile momento vissuto nella sede crotonese del call center della famiglia Abramo, dove pure hanno trovato finora occupazione fino a 1.400 addetti. Un ridimensionamento del sito che era stato paventato già un mese fa circa dalla Uil di Crotone, insieme alla denuncia di presunte violazioni di alcuni diritti, senza che si sia registrata finora alcuna reazione istituzionale.
Emilio Genovese
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