| Opera d’arte o candid camera? Enorme bufala o ennesima trovata pubblicitaria?
Questi gli interrogativi dopo aver partecipato, lo scorso martedì sera, 27 luglio, all’estemporanea (ma non troppo) performance live di Maurizio Cattelan, o chi per lui, alla Lega Navale di Crotone.
Sono le 20 e la Lega navale è animata, oltre che dal consueto passeggio serale, anche da una riunione sul tema dell’emergenza occupazionale organizzata attraverso un tam tam su Facebook, dall’Art Box City ed in particolare dalla tecnologica postazione interattiva e dalle prove del concerto previsto per la serata.
Ad un tratto, mentre ci si guarda attorno alla ricerca di Maurizio Cattelan, si sente un urlo e, subito dopo, una ragazza appoggia un telefonino per terra, al centro di 4 grossolane frecce realizzate con altrettante strisce di nastro adesivo sulle quali, con un pennarello nero, c’è scritto “urlo umano”.
Il telefono, un modello a conchiglia basic e un pò superato del valore di non più di 50 euro, squilla. “È lui!”, afferma soddisfatta la gente che era accorsa per partecipare alla performance. Una ragazza si fa coraggio, raccoglie il telefono e risponde. “Sono Maurizio Cattelan, ti chiedo di farmi un urlo e riappoggiare il telefono dove lo hai trovato”, dice qualcuno (davvero lui?) dall’altro capo del telefono. Lei obbedisce imbarazzata, dopo di ché il telefono riprende a squillare e passa, rapidamente, dalle mani di tutti i presenti e dei curiosi che, nel frattempo, si aggiungono al capannello che circonda il telefono.
Tocca ai giornalisti che, prima di urlare, fanno qualche domanda al sedicente Cattelan. “Io non mi farò vedere”, risponde lui quando gli si chiede dove si trovi. “Crotone è una città che ha bisogno di urlare”, risponde, invece, quando lo si interroga sulla scelta della nostra città per l’originale trovata. È questa, forse, l’unica grande verità di tutto quello che è accaduto martedì sera alla Lega: Crotone ha bisogno di urlare, ma non con gli strilli imbarazzati di chi martedì ha giocato col telefonino.
Forse non avranno urlato con la convinzione che la voce telefonica si aspettava, ma i crotonesi che hanno partecipato alla performance (?) si sono divertiti. Innumerevoli sono state le scene esilaranti alle quali si è assistito, come quella signora che, dopo aver “investito” il cellulare con il passeggino, l’ha raccolto ed ha fatto per metterlo in borsa, oppure come quella del giovane extracomunitario che passeggiava guidando una bicicletta con una mano e reggendo un bimbo di pochi mesi con l’altra che si è fermato, ha raccolto ed intascato il telefono al momento silenzioso ed apparentemente incustodito.
Cellulare guardato a vista non solo dalla stampa
Il cellulare, invece, era guardato a vista non solo dai giornalisti, curiosi di scoprire chi lo avrebbe recuperato alla fine della performance, ma anche da alcuni giovani appartenenti all’organizzazione del “Parresiastes festival”, in corso sulla Lega nell’ambito dell’Art Box City, poco credibili nella parte di chi non c’entrava niente. Piuttosto debole il tentativo di accendere una polemica sul fatto che “sto cavolo di Cattelan, senza alcuna autorizzazione, sta occupando uno spazio di cui noi abbiamo regolarmente richiesto l’utilizzo al Comune per il nostro festival”. Al posto di quell’‘Urlo umano’ di scotch e tecnologia, i ragazzi affermavano di dover posizionare una loro installazione. Peccato che alle 20 passate, mentre la gente si godeva la musica dal vivo dei “Taranthera”, il telefonino non c’era più, ma al suo posto non c’era nient’altro.
Ed ecco che il mistero s’infittisce...
Antefatto. In redazione arriva, nella tarda serata dello scorso venerdì 23 luglio, un comunicato dalla sedicente “Fondazione Cattelan” che annuncia le performance artistica del più quotato ma anche più discusso artista italiano, da tempo trasferito a New York, che nel 1999 fece parlare tutto il mondo per “La nona ora”, scultura che rappresenta papa Giovanni Paolo II abbattuto a terra da un enorme meteorite, e nel 2004 indignò l’opinione pubblica con l’impiccagione di tre fantocci di bambini in piazza XXIV maggio a Milano.
La nota della Fondazione dedicata all’artista
La nota della “Fondazione Cattelan”, indirizzata all’assessore alla Cultura e Spettacolo (che poi a Crotone sarebbero due assessorati distinti), all’assessore alla Pubblica istruzione ed al Comando dei Vigili urbani, annuncia che la performance dell’artista, in una piazza da definire “non necessita di particolari autorizzazioni, in quanto nasce soprattutto per creare sorpresa tra i passanti. Tale iniziativa - prosegue la comunicazione - ha positivamente interessato la città di Napoli e, tra l’altro, sarà realizzato un video-documentario che verrà proiettato in occasione della prossima biennale di Venezia”.
E qui i primi interrogativi: com’è che, da una ricerca su internet, non risulta la benché minima traccia di una recente simile iniziativa a Napoli? Com’è che al Comune non è arrivato nulla fino alla mattina dello stesso martedì 27 luglio, dopo che gli amministratori avevano letto su queste colonne dell’imminente visita di Cattelan? Ma soprattutto, com’è che, sempre sul web, non si riesce a trovare nulla a proposito della Fondazione Cattelan?
Ebbene, nonostante nella comunicazione inoltrata alla stampa si parli di una fondazione nata nel 2006 “dalla volontà di realizzare una struttura completamente dedicata alla promozione dell’artista” attraverso “eventi, pubblicazioni e attività di vario tipo rivolti al patrimonio artistico di Maurizio Cattelan, ad esso, alla sua conoscenza, alla sua difesa e alla sua promozione in Italia e all’estero”, digitando su un motore di ricerca qualsiasi le parole “fondazione maurizio cattelan” non si ha alcun risultato che rimandi all’indirizzo www.fondazionecattelan.it, indicato dalla nota. Il che significa che il sito, peraltro esistente, sia di così recente costruzione da non essere ancora stato “indicizzato” dai motori di ricerca, operazione che richiede qualche settimana, qualche mese al massimo, non certo i 4 anni che sono trascorsi dalla presunta nascita della fondazione.
Inoltre il sito esiste, sì, ma è assai scarno: consiste, in sostanza, di appena tre sezioni, “La fondazione”, “L’artista”, “Progetti in corso”, un “copia e incolla” della comunicazione inviata alla stampa ed al Comune di Crotone. Abbastanza grossolana, inoltre, trattandosi di sedicenti promotori dell’artista, la presentazione di Cattelan: anche in questo caso è stato operato un “copia e incolla”, ma da Wikipedia, l’enciclopedia del web. Per non parlare dei cosiddetti progetti in corso: una fondazione che prima afferma di realizzare “eventi, pubblicazioni ed attività di vario tipo”, cita, nel sito, solo l’“Urlo umano”, ovvero l’opera da realizzare a Crotone. “Il lavoro consiste - spiegano la nota ed il sito - nella realizzazione di un ’Urlo umano’ da contaminare e creare mediante le visioni soggettive delle persone, considerate parte attiva dell'intervento. ‘Urlo umano’ è da intendersi come un momento di riappropriazione di un bene comune. La vitalità dell'installazione dipenderà dal momento e, non sarà programmato pubblicamente. Per riportare l'uomo a sostare nello spazio pubblico, lo si vuole stimolare all'utilizzo di un'esperienza sonora che genera un luogo e uno spazio da frequentare, per prendersi direttamente cura di un ambiente urbano attraverso un momento possibile di contaminazione e di interazione che ne potenzi il senso di bene comune”.
“Spazi comuni” è, guarda caso, una parola chiave del festival in corso sulla Lega navale e compare ben in vista sopra la scritta “DokuFilm” nella locandina dell’evento.
Sara Grilletta
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