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Due notti e tre giorni sui bus del desiderio

giovedì 29 luglio 2010

 

In città, e i più curiosi ci hanno fatto già caso, circolano dei pullman che sui fianchi non hanno la comunissima scritta ‘autolinee Romano’, ma parole e nomi stranieri spesso indecifrabili. Dove vanno tutti quei pullman bianchi o grigi, che diventano ogni mese più numerosi? Sono sempre con i posti al completo quando partono da piazza Caputi, all’incrocio tra via Giovanni Paolo II 3 via G.Di Vittorio, dal piazzale antistante il bar Nettuno, da quello di fronte all’ospedale o dal piazzale Ultras sul lungomare, ma sui sedili non ci sono seduti crotonesi, bensì volti anonimi, volti di persone straniere.
I volti di romeni, bulgari, ucraini, polacchi, cecoslovacchi... i volti di quei lavoratori dell’Est, che in questa città svolgono le mansioni che i crotonesi non vogliono più svolgere: badanti, domestiche, cameriere, lavapiatti, muratori, spaccalegna, braccia per i campi... Braccia che non si piegano ai lavori più duri e sottopagati.
Di questi pullman ne partono e ne arrivano tanti quasi in ogni giorno della settimana; il lunedì per la Romania, addirittura, ne partono tre contemporaneamente. E sorprende scoprire che sia così, spiazza sapere che anche in una piccola città come Crotone ci siano tutti questi immigrati che arrivano, vanno e ritornano...
Nella vita quotidiana, infatti, è difficile avere idea della loro consistenza numerica perché la loro quotidianità più spesso non si vede: si consuma in campagna, nel chiuso dei retrobottega, nelle case accanto agli anziani o agli ammalati. Sono come un esercito invisibile che lavora dietro le quinte e solo alla fermata di quel pullman quest’esercito sembra visibile perché unito da un obiettivo comune: tornare a casa.
Sono tanti, sì, quando è il momento di partire occupano un intero marciapiede con tutti i loro bagagli umili che ricordano tanto i film italiani in bianco e nero: scatole di cartone, buste di plastica strapiene, borse frigo e borsoni pesanti... Ai piedi del pullman c’è anche una bilancia che pesa i bagagli o gli scatoloni, perché per quelli superiori ai 40 kg occorre pagare un supplemento. E infatti davanti a quegli sportelloni ci sono anche stranieri che inviano pacchi alle famiglie nei loro paesi.
Dentro ci sono vestiti, ma anche roba da mangiare: si invia soprattutto la pasta, “quella italiana - dicono - è buonissima”, ma anche il pane, senza preoccuparsi che possa indurirsi.
Ai viaggiatori li aspetta un viaggio lungo ed estenuante fino ai loro paesi d’origine: per la Romania durerà due notti e tre giorni, due giorni per la Bulgaria, e più si sale verso Est più il viaggio è lungo. Chi va in Bulgaria, poi, deve attraversare anche il mare, perché il pullman a Brindisi si imbarca sul traghetto per Patrasso ed attraversa la Grecia fino alla frontiera ed arrivare a destinazione.
Nonostante siano consapevoli del carattere esasperante del viaggio, però, continuano a scegliere sempre il pullman. Perché? Solo perché costa meno. “L’aereo ha un prezzo esagerato - ha detto un uomo che a Crotone fa il muratore - non ci va di sprecare i soldi che guadagnamo con tanto lavoro, il più fortunato di noi gudagna 800/900 euro al mese, le donne che fanno le badanti per tutta la giornata, vivendo anche nelle famiglie, prendono 500 o 600 euro e a volte anche 400, però queste sono più fortunate perché non devono pagare l’affitto e mandano quasi tutto in Romania. Comunque - ha aggiunto - nessuno di noi con questi stipendi spenderebbe le cifre necessarie a viaggiare in aereo”.
E infatti la differenza è tanta, arrivare in pullman, da Crotone alla Romania, ad esempio, costa solo 80 euro.
Ma loro ai disagi di un viaggio assurdo, al momento della partenza, non ci pensano, questo per loro è un momento di gloria, sono solo felici di tornare finalmente a casa, perché nonostante tutto, la miseria e a volte anche la violenza, la loro terra la portano sempre del cuore. E infatti qualcuno di loro, soprattutto le donne, è vestito a festa.
Quando gli si chiede com’è la Romania o la Bulgaria il loro sguardo si illumina e con l’espressione estasiata rispondono, come ha fatto un giovane muratore romeno: “bella, bellissima, voi pensate che solo l’Italia sia bella, però dovreste venire a vedere, abbiamo delle montagne meravigliose e, poi, anche da noi c’è il mare, è il mar Nero. Non siamo andati via perché il nostro paese è brutto, ma solo perché è povero, perché da noi gli stipendi, di 150 euro o 200 euro, non bastano a sopravvivere”.
Sono tutti felici di salire su quel pullman, che a volte riprendono dopo anni, anche quattro o cinque, che trascorrono senza vedere figli, genitori o fratelli.
Una donna ad esempio, che a Crotone fa da 5 anni la badante (sempre per la stessa famiglia) manca da cinque anni da Bucarest, dove ha lasciato tre bambini di 5, 7 e 11 anni con la madre. Era tutta eccitata prima di salire su quel pullman pensando al momento dell’incontro, non poteva fare a meno di pensare che li avrebbe ritrovati diversi, più grande “ora il maschio ha 16 anni, quasi un uomo, che sofferenza stargli lontano, lasciare quella piccola di 5 anni e ritrovarla ora con il doppio degli anni... Ma non si poteva fare a mano di partire, non hanno un padre, ci ha abbandonati e mi dava un sacco di botte quando beveva (cioè tutte le sere)”. No, lei non poteva restare in Romania e vederli morire di fame, meglio non vederli crescere, ma sapere che hanno un piatto pieno ogni giorno.
Su quello stesso pullman si accingevano a salire tanti altri, intere famiglie con bambini al seguito che già lamentavano il caldo e la stanchezza. Come sopporteranno quel lungo viaggio? Come fare a non pensarci?
Ci sono muratori, giovani allegri, felici di potersi concedere un po’ di riposo, di poter riabbracciare una fidanzata o una mamma anziana.
Angela De Lorenzo
(l'articolo integrale sull'edizione in edicola da giovedì 29 luglio)

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