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Cronaca | 16 aprile 2022, 11:38

Messaggio pasquale del vescovo Panzetta: "La luce del risorto tra le macerie della morte"

Messaggio pasquale del vescovo Panzetta: "La luce del risorto tra le macerie della morte"

"La Pasqua  è la festa del trionfo della vita. Tuttavia, essa ci invita a fare seriamente i conti anche con la morte". E' questo il tema del messaggio pasquale dell'arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Angelo Panzetta. Un messaggio legato all'attualità ed al recente passato durante il quale abbiamo dovuto confrontarci con la pandemia da covid 19.

"La parola “vita” - dice il vescovo Panzetta - ritorna sempre nel tempo di Pasqua, facendo risuonare un messaggio che risulta essere davvero paradossale: in Cristo Risorto la vita nuova è germinata dalla morte; essa si è accesa nel buio di un sepolcro sigillato. Quest'affermazione trova la sua vera luce nelle parole di Gesù: il grano, quando germoglia, è un'esplosione di vita ma nasce da un chicco che, caduto a terra, muore. Tale verità, nodale nell'annuncio cristiano, per molti aspetti è sperimentabile anche nella nostra storia, nella quale abbiamo incontrato situazioni di morte in cui è fiorita la vita: spesso nella morte feconda si genera la vita".

Monsignor Angelo Panzetta analizza il tabù della morte non solo fisica, ma anche spirituale: "In questi ultimi anni - spiega - probabilmente sotto la spinta della pandemia e anche della guerra, abbiamo ripreso a confrontarci con il tema, spesso tabuizzato, della morte fisica, come evento che riguarda tutti e che comunque ci visita spesso, strappandoci le persone che amiamo. Sappiamo, però, che vi sono anche altre forme di morte che generano sofferenze e perdita della gioia di vivere. Vi è infatti una necrosi dello spirito che si produce nello spegnimento progressivo della relazione con Dio, ma, sul piano interiore, una sorta di agonia spirituale si realizza anche quando vengono meno le convinzioni e i valori della persona umana. Infatti, quando vengono meno i beni che rendono bella l'esistenza, o quando si stempera l'impegno nei loro confronti, facilmente si percorrono sentieri che allontanano dal gusto di vivere. Un segno chiaro di morte si può riconoscere nella vita degli uomini e delle donne anche quando viene meno in essi la passione per il futuro, ossia quando si usurano le aspirazioni e i sogni che sostengono il cammino della vita. In altri termini, quando si affievolisce il dinamismo della speranza, facilmente si può sperimentare una perdita del senso dell'esistere, con il pericolo serio di ripiegarsi in un'esistenza segnata dalla rassegnazione, trascinandoci in un percorso esistenziale lontano da relazioni mature e umanizzanti".

Una realtà fragile quella che deriva da questi anni difficili ma, annuncia il vescovo: "Dentro questa nostra realtà di fragilità, che è accompagnata da alcuni segni di morte, ma che è insieme, abitata da grandi domande di vita, irrompe la forza vitale della risurrezione di Gesù. Infatti, nella Pasqua del Signore la contesa tra morte e vita si è risolta a favore della vita. Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio che è venuto in mezzo a noi, ha sconfitto la morte e con la sua risurrezione ha dato all'umanità una grande offerta di senso e una speranza ricolma di vita. Questa verità, che costituisce l'ossatura del kerigma originario, è il fondamento del cristianesimo: esso non esisterebbe senza la risurrezione di Gesù. Il Nazareno, infatti, non è solo colui che è vissuto ma è anche il Vivente; per cui, credere, per i cristiani, è entrare in relazione con il Figlio di Dio oggi. Tutto questo ha delle conseguenze antropologiche importantissime perché nella luce del Risorto tutto è divenuto vita e gli stessi valori che rendono bella l'esistenza, come la gioia, l'amicizia, la solidarietà, la pace sono stati collocati in un orizzonte nuovo che è quello della vita eterna".

E' un "alfabeto della speranza cristiana" quello che indica il vescovo di Crotone per il cammino dei credenti "anche in un tempo difficile, come quello che stiamo vivendo, nel quale l'umanità vive immersa in mezzo a tanti segnali di morte come quelli, davvero impressionanti, che ci giungono dai contesti di guerra nei quali, purtroppo si sta realizzando ciò che il filosofo G. Marcel chiamava la situazione “degli uomini contro l'umano”.

"Anche davanti a tali eventi insensati - aggiunge il vescovo - anche di fronte a tali brutture, la Pasqua, con la sua luce di pace, ci invita a non lasciarci rubare la speranza e a riconoscere, pur in mezzo a tante macerie, germi di vita che sono presenti attivamente nella storia e in noi stessi. Quindi, accogliendo il dono della Pasqua, ossia il dono di un’immensa Vita che si riversa sulle nostre fragili esistenze, tutti possiamo diventare portatori di uno sguardo nuovo sul mondo, che finalmente risulti capace di riconoscere e attestare i vari segnali di novità presenti nella storia che è stata redenta dall'Amore Crocifisso".

L'augurio conclusivo del vescovo Angelo Panzetta è che "in ogni contesto umano, ossia in noi stessi, negli altri, nella chiesa e nel mondo, si possono scorgere segni di risurrezione, ossia fatti luminosi di Vangelo che sono realizzati da tanti cristiani e da tanti uomini di buona volontà, i “figli della luce”, che diffondono la potenza innovatrice e vivificante della Pasqua di Gesù. Nella luce di queste considerazioni, che riprendono alcune verità fondamentali della cosmovisione cristiana, porgo a tutti voi, con grande affetto e preghiera, il mio augurio pasquale: che ognuno sappia accogliere la Vita portata nel mondo da Cristo Risorto e sia capace di seminare nella storia gesti di vita efficaci e gioiosi per offrire il proprio contributo a far germogliare il seme nuovo della speranza. Santa Pasqua a Tutti".

 

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