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Provincia | 07 maggio 2022, 18:24

Aemilia, la Cassazione conferma oltre 70 condanne. Cala il sipario sul processo alla 'ndrangheta di Cutro

Aemilia, la Cassazione conferma oltre 70 condanne. Cala il sipario sul processo alla 'ndrangheta di Cutro

BOLOGNA - Trentasei ricorsi rigettati, 39 dichiarati inammissibili, mentre per 13 posizioni vengono disposti annullamenti con lievi ricalcoli di pene o rinvii limitatamente a pochi capi d'accusa. La Corte di cassazione ha ampiamente confermato le condanne decise della Corte di appello di Bologna nel maxi-processo di ndrangheta Aemilia e così pure il quadro accusatorio della storica grande operazione contro le infiltrazioni e il radicamento della criminalità organizzata calabrese in Emilia-Romagna, scattata nel 2015 con 117 arresti. Si tratta del secondo riconoscimento della Cassazione all'impostazione accusatoria, dopo quello arrivato nel 2018 con 40 condanne definitive agli imputati che avevano scelto l'abbreviato, tra cui diversi capi e organizzatori dell'associazione 'ndranghetistica emiliana legata alla cosca Grande Aracri di Cutro.

Per chi ha percorso la via del dibattimento la Corte di appello di Bologna aveva inflitto a dicembre 2020 oltre 700 anni di carcere complessivi, a 91 persone. Erano 87 quelli ricorsi al terzo grado di giudizio. Tra questi Michele Bolognino, uno di coloro ai quali è stata rideterminata la pena, a 20 anni e 10 mesi, per la prescrizione di un'accusa. Confermata la condanna a Giuseppe Iaquinta, imprenditore e padre dell'ex calciatore della Juventus e della Nazionale campione del mondo: 13 anni. Il figlio, condannato a due anni con la condizionale per irregolarità nella custodia di armi, non aveva fatto ricorso. Tra gli imputati anche l'imprenditore modenese Augusto Bianchini (9 anni), Gaetano Blasco (21 anni e 11 mesi), Alfredo e Francesco Amato, rispettivamente 17 anni e 16 anni e 9 mesi; Giuseppe e Palmo Vertinelli, 16 anni e 4 mesi e 17 anni e 4 mesi.

"La sentenza Aemilia con il suo passaggio in giudicato, la nona in ordine temporale per associazione di stampo mafioso in Emilia-Romagna, conferma che l'Emilia-Romagna è un distretto di mafia". Lucia Musti, procuratrice generale reggente a Bologna e che peraltro rappresentò la pubblica accusa nel processo di appello, commenta così all'Ans l'esito della Cassazione, riprendendo le sue stesse parole per la relazione in apertura dell'anno giudiziario. La sentenza, prosegue Musti, "è il frutto del lavoro della Dda di Bologna, della Procura generale di Bologna e della Procura generale presso la Corte di cassazione. Ringrazio tutta la polizia giudiziaria, in particolar modo i carabinieri dei comandi provinciali di Modena, Parma e Piacenza, per l'altissima professionalità e il massimo impegno profuso nelle indagini".

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