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Attivista curda arrestata come scafista, Gip di Crotone nega i domiciliari

Rigettata l’istanza della difesa che, però, ha ottenuto dal pm la possibilità di un nuovo interrogatorio per l’imputata

CROTONE – Resterà in carcere a Castrovillari Maysoon Majidi, la donna curda di 28 anni arrestata il 31 dicembre 2023 dalla Guardia di Finanza di Crotone perché considerata scafista di una imbarcazione giunta sulle coste crotonesi con 77 migranti a bordo. Majidi, regista ed attrice di origine curda, riconosciuta da diverse organizzazioni umanitarie come attivista per i diritti delle donne curde ed iraniane e per questo perseguitata dal regime degli ayatollah, attraverso l’avvocato Giancarlo Liberati ha chiesto di poter essere posta ai domiciliari in una struttura messa a disposizione da un’associazione di Crotone, accettando anche di indossare il braccialetto elettronico.
Il difensore della donna ha evidenziato che Maysoon in carcere è dimagrita 13 chili (ora ne pesa 40) e che fin dal 7 aprile aveva chiesto di essere sentita da un magistrato della Procura distrettuale di Catanzaro per rivelare i particolari del viaggio ed indicare i nomi dei trafficanti in Turchia e quelli dei veri componenti dell’equipaggio. Interrogatori negati fino ad oggi: infatti, il pm ha fissato un nuovo interrogatorio di Maysoon Majidi per venerdì 17 maggio.
Tutto questo, però, non è bastato. Il gip del Tribunale di Crotone, Elisa Marchetto, però, ha rigettato la richiesta di domiciliari ritenendo che esiste un pericolo di fuga dell’indagata attenendosi al parere contrario del sostituto procuratore della Repubblica, Rosaria Multari.
Secondo il pm, infatti, non ci sono elementi “per ritenere attenuata le esigenze cautelari posto che non può escludersi il pericolo di fuga alla luce del tentativo di fuga del 31/12/2023 ed alla manifesta volontà della Maysoon di raggiungere la Germania espressa in sede di interrogatorio ed il pericolo di inquinamento probatorio posto che, come emerso in sede di incidente probatorio, per dichiarazioni del difensore dell’indagata, questi avrebbe contatti costanti con i migranti escussi come testimoni”.

Testimone irreperibile?

Come si ricorderà, l’avvocato Liberati lo scorso 10 maggio – davanti alla nota della sezione navale della Guardia di finanza di Crotone che sosteneva di non aver potuto rintracciare il migrante testimone – aveva di fatto smentito la polizia giudiziaria sostenendo di averlo rintracciato facilmente nel centro di accoglienza in Germania dove è ospitato e di avere anche il numero di telefono.
Un particolare che Liberati scrive anche nell’istanza offrendo al magistrato il numero di telefono cellulare del testimone, Hosenzadi Hasan, per dimostrare che probabilmente qualcuno non aveva voluto cercare fino in fondo il testimone. A quanto pare gli unici che sono scappati sono i testimoni che dovevano servire a ribadire le accuse e che nel frattempo hanno comunicato che le loro parole sono state tradotte male.

Impianto accusatorio

L’impianto accusatorio contro Maysoon Majidi è costruito sulle sole dichiarazioni di due migranti sui 77 che erano a bordo della barca giunta a Gabella alla vigilia di Capodanno. Accuse contenute nella Sit svolta a poche ore dallo sbarco. In particolare i due testimoni, entrambi curdi, ai due finanzieri che li interrogano dicono che Maysoon dava loro acqua e faceva mantenere la calma a bordo. Nella sit la donna viene definita dai due migranti “aiutante” del capitano della barca, il turco Akturk Ufuk che però, ha confessato di essere l’unico scafista escludendo da qualsiasi responsabilità Maysoon.
L’avvocato Liberati ha fatto notare al gip che i due testimoni parlano dialetti curdi, il Sorani ed il Badhin, mentre l’interprete utilizzato dalla Finanza era un afgano che parla Dari e Pashtu. Quindi sono possibili errori nella traduzione. Naturalmente l’interrogatorio non è stato registrato in alcun modo per poter procedere ad una verifica. Per questo i due testimoni, ha sostenuto l’avvocato nell’istanza, si sono fatti avanti da soli per spiegare che loro non avevano accusato la donna. Da qui derivava l’importanza di poter ascoltare il testimone Hosenzadi Hasan nell’incidente probatorio, che stranamente non è stato rintracciato dalle autorità italiane e neppure da quelle tedesche che lo ospitano in un centro migranti di Berlino.

Video su instagram

L’accusa contro Maysoon si basa anche su un video girato dalla stessa attivista che, secondo gli investigatori, sarebbe la conferma che lei era una scafista in quanto aveva libero accesso alla coperta della barca. Contro questa tesi l’avvocato offre al gip un video, che si trova ancora su instagram, girato da un altro migrante che era su quella barca e nel quale si vedono decine di persone in coperta.
Infine, la difesa ha informato il gip che il fratello di Maysoon, Razhan Majidi, che era con lei sull’imbarcazione giunta a Crotone, si trova ora in Germania dove ha ottenuto il permesso di soggiorno provvisorio.