teatro e beneficenza
|Giornalisti crotonesi ancora in scena, tante risate e grande solidarietà: raccolti 3.000 euro per mensa di Padre Pio
Dopo le due recite di giugno grazie alle quali sono stati raccolti oltre 8.000 euro destinati all’Unitalsi, anche mercoledì 24 luglio ha fatto registrare un tutto esaurito nella vendita dei biglietti
CROTONE – Non c’è due senza tre: la compagnia teatrale dei giornalisti crotonesi ottiene il terzo sold out in meno di un mese per la rappresentazione “Commedia kriminale, Santi i ghiiesa e diavuli i casa“.
Dopo le due recite di giugno grazie alle quali sono stati raccolti oltre 8.000 euro destinati all’Unitalsi, anche mercoledì 24 luglio ha fatto registrare un tutto esaurito nella vendita dei biglietti il cui ricavato – (circa 3.000 euro raccolti al netto di sponsor e donazioni) è andato, alla Mensa dei poveri di padre Pio di Crotone. Una risposta importante da parte dei crotonesi che si sono riversati nella villa comunale nonostante le bizze del tempo (qualche ora prima della commedia è piovuto e poi è scoppiato un gran caldo) rispondendo all’appello dei giornalisti che, a loro volta, avevano raccolto il grido di aiuto dell’associazione Il Cireneo che necessitava di fondi per poter continuare ad acquistare gli alimenti per offrire pasti caldi alle persone bisognose che si rivolgono quotidianamente alla mensa. Una media di 100 persone a giorno mangia grazie ai volontari de Il cireneo che si occupano, con don Ezio Limina, di preparare e distribuire i pasti.
Serata magnifica, quindi, quella alla villa comunale dove, oltre a fare solidarietà ci si è divertiti tanto nel vedere le performance attoriali dei giornalisti che in questa nuova commedia scritta da Giacinto Carvelli e diretta da Rodolfo Calaminici, hanno messo alla berlina i falsi valori della mafia. L’opera teatrale, infatti, mostrando una sorta di ‘dietro le quinte’ di una famiglia mafiosa ne mette in ridicolo gli atteggiamenti, le convinzioni, i pseudo valori mafiosi legati al rispetto ed all’onore. Insomma, una serata che ha unito l’impegno sociale per la promozione delle legalità con quello della solidarietà.
La commedia ha impegnato molte delle firme e dei volti noti del giornalismo locale. La storia parte dalla sete di vendetta della Madonna (Danila Esposito) e di San Michele (Bruno Palermo), solitamente usati per i riti di affiliazione mafiosa; i due però vengono fermati da Dio (la cui voce è stata prestata da Tiziano Boscarato, alias Pipareddru journal).
Decidono allora di seguire le sorti di una famiglia mafiosa di cui fanno parte il superboss Peppino Pedificu (Giuseppe Pipita) che le prende da tutti, la moglie Carmela Ciota (Francesca Travierso in questa ultima recita, prima Laura Leonardi che è in dolce attesa) e dal figlio Ture (Francesco Timpano) che cerca di celare la sua omossessualità.
Attorno a loro ruotano vari personaggi: Ciccio (Giacinto Carvelli) amante di Ture, za Peppina (Francesca Caiazzo) esperta per togliere il malocchio a Ture; c’è don Rafele (Danilo Ruberto) avversario di don Peppino con cui litiga per… i santini.
La Signora Lia (Aurelia Parente) è la donna del nord che mostra come gli ‘usi criminali’ non siano solo prerogativa di una parte d’Italia: lei odia gli immigrati ma fa la corte al venditore ambulante (Nurul Alam Munna) che gli dice: “io sugnu i Cutronu e mo’ chi bò?”.
Significativa la scena del politico (Gigi Abbramo) che incontrando il superboss dimostra la reverenza verso la criminalità, mentre il prete (Emilio Genovese in questa replica, ma Massimo Carlozzo è il titolare della parrocchia) racconta del fenomeno degli inchini durante le processioni. Fatto che dà il là alla scena del falso pentimento nella quale sono impegnati il commissario di polizia (Giusy Regalino) ed il poliziotto (Gianni Lerose).
La commedia racconta anche di antiche tradizioni come quelle della accucchia viddrichi, la sensale: donna Creluzza (Maria Rosaria Paluccio) si spaccia come vedova senza però mai essere stata sposata. Il perché lo racconta a Donna Lucrezia (Tiziana Selvaggi) mamma del superboss.
Superboss che per far finire una faida con la famiglia rivale dei Cerzi e mettere a tacere le voci sulla presunta omosessualità del figlio Ture, don Peppino organizza un matrimonio con la figli dei Cerzi, Assuntina (un esilarante quanto inguardabile Vincenzo Montalcini) che si scatena a caccia di Ture nella scena della dote. L’incontro tra don Peppino e la moglie con i Cerzi – don Rosario (Paolo Polimeni) e la moglie donna Filomena (Antonella Marazziti) – è uno dei momenti più comici.
Come quello che vede impegnato in una performance anche canora Francesco Vignis che interpreta don Francesco Jukebox. Scena resa ancora più ridicola dal picciotto Totareddru, impersonato da Francesca Caiazzo.
Originale la scena della trattativa tra il comandante dei carabinieri (Vincenzo Saporito) per convincere Ture, con metodi da televendita, a pentirsi per far arrestare il padre. Nel gruppo di teatranti anche Roberto Falcone e Giuseppe Guerrini, coinvolti dalle consorti giornaliste, ed il giovanissimo Roberto Montalcini che segue le orme del papà. La regia audio è stata curata da Giuseppe Laratta.
Bravi i giornalisti-attori che, nonostante qualche cambio di interprete, hanno mostrato molta più sicurezza in scena e con le loro gag hanno divertito il pubblico che è rimasto attento (quando non rideva) per oltre due ore.
Molti dialoghi sono stati anche ‘aggiornati’ all’ultima ora con riferimenti, ad esempio, alla mancanza dell’acqua o all’abolizione del reato di abuso di ufficio.
Emozionante, come sempre, il finale costruito dal gruppo di professionisti dell’informazione che salgono tutti sul palco mostrando dei cartelli con i nomi dei giornalisti uccisi dalla criminalità e srotolando uno striscione con l’eloquente frase di Peppino Impastato: Le mafie sono una montagna di merda.
La compagnia teatrale dei giornalisti crotonesi non si ferma. Infatti, per la prima volta, reciterà in provincia: l’appuntamento è il 16 agosto a Cirò Marina, nello splendido scenario dei mercati saraceni. Naturalmente si recita sempre per raccogliere fondi per aiutare associazioni che operano nel sociale.
La serata è stata dedicata da Giacinto Carvelli ai colleghi di Video Calabria (alcuni dei quali in scena), che nella settimana hanno subito una intimidazione, ed al collega de La Stampa, Andrea Joly, aggredito da un gruppo di militanti di estrema destra.



