Logo

Temi del giorno:

Operazione Nemesis, a Casabona si dimettono sindaco, vice e assessore

Si dovranno attendere 20 giorni dalla presentazione delle dimissioni del primo cittadino per dichiarare la decadenza del consiglio e nominare un commissario

CASABONA – E’ destinato al commissariamento il Comune di Casabona dopo la recente indagine ‘Nemesis’ della Direzione distrettuale  antimafia che ha portato all’arresto, eseguito dai carabinieri di Crotone, del sindaco e di un assessore. Nei giorni scorsi il sindaco Francesco Seminario, in carcere per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, l’assessore Anselmo De Giacomo (ai domiciliari per voto di scambio) e il vicesindaco Leonardo Melfi (indagato a piede libero), hanno presentato le loro dimissioni  irrevocabili sia dalla giunta che dal Consiglio comunale.
De Giacomo, dopo aver ottenuto il permesso dal giudice, ha presentato le sue dimissioni di persona; stessa cosa ha fatto Melfi. In questo modo la loro decisione diventa irrevocabile.
Il sindaco Seminario, invece, le ha protocollate inviandole dal carcere. Mancando qualsiasi provvedimento da parte della Prefettura di Crotone, si dovranno attendere 20 giorni dalle presentazione delle dimissioni del primo cittadino per dichiarare la decadenza del consiglio e nominare un commissario che dovrà gestire il Comune fino alle prossime elezioni.

La scelta di dimettersi per De Giacomo è un atto deciso per poter chiedere attraverso il Tribunale del Riesame la revoca dei domiciliari  disposti dal gip per evitare l’inquinamento delle prove. De Giacomo, difeso dall’avvocato Giovanni Mauro, è stato l’unico degli amministratori comunali coinvolti nell’operazione della Dda a rispondere alle domande del gip, Arianna Roccia, nell’interrogatorio di garanzia.
De Giacomo ha rigettato le accuse e sostenuto che nell’ordinanza cautelare non emergono elementi di prova diretti nei suoi confronti, ma unicamente frasi pronunciate da Luigi Gagliardi, uno dei fedelissimi di Tallarico, il quale millanterebbe di averlo fatto votare nella frazione Zinga e di aver avuto incontri con lui e soprattutto che avrebbe potuto cacciarlo dal Comune quando voleva.
Nel provvedimento, ha sostenuto De Giacomo, non sono mai documentati incontri tra lui e Gagliardi o tra lui e la moglie di Gagliardi quando questi era ancora in carcere. De Giacomo ha spiegato di essere stato scelto nel corso di un’assemblea di cittadini di Zinga prima delle elezioni comunali, che gli hanno chiesto espressamente di candidarsi.