Naufragio Cutro: Assad vide morire il fratellino, ora è tornato a Crotone per ricordarlo
‘Non sono pentito di aver intrapreso due anni fa quel viaggio perché era il nostro destino’
CROTONE – “Non sono pentito di aver intrapreso due anni fa quel viaggio perché era il nostro destino. Rimango un po’ scioccato da chi ha detto che siamo degli irresponsabili a metterci in mare con le famiglie perché penso che chi lo dice conosca la realtà in Siria, sanno di quello che c’è in Siria e che lì saremmo potuti morire”.
Assad Al Maliki è un giovane siriano di 25 anni, uno dei superstiti del naufragio di Steccato di Cutro avvenuto due anni fa. Quel 26 febbraio del 2023 vide morire di freddo il fratellino che aveva tra le sue braccia mentre cercava di tenerlo a galla nel mare in tempesta.
Assad è tornato a Crotone per le commemorazioni del secondo anniversario della strage. Una strage che non ha dimenticato, ma che sta superando anche grazie all’aiuto degli psicologi. Vive in Germania, ad Amburgo, dove sta studiando la lingua tedesca e lavorando come parrucchiere. Con lui c’è lo zio Algazi Feras, anche lui scampato al naufragio, e due cugine che già si trovavano in Germania: “I ricordi – dice – sono ancora molto forti. Sogno sempre quello che è accaduto. È difficile da superare. Siamo tornati qui un’altra volta per rinnovare il ricordo dei bambini e delle famiglie che hanno perso la vita in quel drammatico giorno. Siamo qui anche per ringraziare la popolazione italiana per averci aiutato e per tutto ciò che hanno fatto per noi. Ringrazio tantissimo gli italiani che ci hanno accolto. Amo l’Italia e ringrazio per l’aiuto e anche per quello che stanno facendo con questa manifestazione”.
Il giovane siriano poi spiega perché con tutta la sua famiglia, 22 componenti, hanno intrapreso il viaggio conclusosi con il drammatico naufragio dal quale sono scampati solo in cinque: “Non siamo pentiti per aver scelto di metterci in mare. Noi sapevamo cosa facevamo. Era il nostro destino non avevamo scelta. In Siria eravamo sempre a rischio di morte, io potevo morire lì. Siamo venuti in Italia per cercare la pace, una vita migliore, dei diritti”.
Assad conclude facendo un appello ai Paesi europei: “In Siria la vita è a rischio. E lo era anche in Turchia perché se ci arrestavano rischiavano di essere rimpatriati in Siria. L’unica soluzione per sfuggire a questo stato di cose, per cercare la pace, era partire. Non ci sono altre soluzioni messe a disposizione per noi per fuggire. È quella l’unica soluzione. Magari se c’è un’altra soluzione la devono proporre i Paesi europei per salvare gli esseri umani che rischiano la vita restando nei loro Paesi”.


