Migranti
|Piantedosi: sentenze come quella di Crotone ‘confermano la nostra linea’
Il ministro ha dimenticato che il 26 giugno scorso sempre il Tribunale di Crotone aveva condannato il governo a pagare le spese per il fermo amministrativo della Humanity 1
ROMA – “Sentenze che confermano la nostra linea e fanno chiarezza rispetto alle critiche, anche pretestuose, mosse talvolta contro l’operato del Governo”. Lo ha affermato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rispondendo al question time al Senato, ricordando la sentenza del 13 febbraio scorso del tribunale di Crotone che “ha, tra l’altro, precisato e riconosciuto che Guardia costiera e di frontiera libiche sono ‘le autorità chiamate a gestire i flussi migratori nell’area di ricerca e soccorso di competenza’, secondo quanto previsto dalle vigenti convenzioni internazionali”.
Il ministro ha però dimenticato di dire che c’era stata, sempre a Crotone, una sentenza precedente, del 26 giugno 2024, sempre riguardo al tema del fermo amministrativo delle navi Ong, che stabiliva esattamente il contrario ed oltre ad aver annullato il decreto aveva condannato il governo a pagare le spese alla Sos Humanity. La stessa sentenza aveva stabilito che la Libia non era un porto sicuro.
Piantedosi ha ricordato inoltre la pronuncia del Consiglio di Stato di martedì scorso, che “ha stabilito – ha sottolineato il Ministro – che è pienamente corretto che sia il ministero dell’Interno, sulla base delle sue valutazioni, a stabilire il porto di sbarco delle navi che trasportano i migranti. Questo perché, in casi del genere, oltre alla logistica, devono essere valutati anche i profili dell’ordine pubblico e dell’accoglienza, per garantire sicurezza, efficienza e sostenibilità nella gestione dei flussi migratori”.
Il ministro ha concluso riaffermando “l’impegno del Governo nelle iniziative di cooperazione con i Paesi di origine e transito dei flussi, ivi compresa la Libia”, sottolineando che proprio oggi ha avuto un incontro il suo omologo libico “per consolidare le iniziative di cooperazione in atto che spaziano, dalla prevenzione delle partenze che pongono a rischio le vite umane e dal costante impegno nelle operazioni di ricerca e soccorso nel rispetto del diritto internazionale, al potenziamento del sistema dei corridoi umanitari e dei rimpatri volontari assistiti, con il pieno coinvolgimento di istituzioni internazionali umanitarie, come Oim e Unhcr”.



