Errigo: ogni governo o sindaco ha tramandato il problema ai successori. Ma io non arretro
Il commissario straordinario è diventato capro espiatorio perfetto per una responsabilità collettiva che nessuno si è mai assunta
CROTONE – “Ci si agita e ci si indigna solo quando qualcuno decide di agire”: il commissario straordinario per la bonifica del Sin di Crotone reagisce al diluvio di critiche gli sono piovute addosso all’indomani della firma dell’ordinanza che impone a Eni di smaltire le scorie tossiche nella discarica crotonese di Columbra. Ma questa volta la reazione contenuta in una lunga nota è fuor di metafora e di retorica, diretta, senza preamboli e giri di parole, a differenza di tutti gli altri interventi sul tema sino ad oggi dati alle stampe.
Il generale Emilio Errigo va diretto al cuore del problema spiegando che il muro eretto contro la sua ordinanza ha un solo obbiettivo: perdere ancora tempo, come succede ormai da un ventennio, e tramandare la soluzione del problema ai governi, nazionali e locali, che verranno dopo. Tutto per una questione di consenso. “La Regione Calabria ha emesso una diffida in risposta all’ordinanza del commissario straordinario per la bonifica del Sin di Crotone, mentre il sindaco e i comitati locali chiedono le sue dimissioni. Nel frattempo, la provincia e il Comune di Crotone si dichiarano pronti ad impugnare l’ordinanza” riassume Errigo aggiungendo che “la storia del Sin di Crotone, uno dei siti industriali più contaminati d’Europa, è segnata da oltre due decenni di promesse e fallimenti. Nonostante 11 governi, 9 ministri dell’Ambiente e 6 presidenti regionali, la bonifica è rimasta una promessa non mantenuta. Il sito è stato dichiarato “Sito di Interesse Nazionale” nel 2001, ma da allora la situazione è rimasta invariata”.
Il generale fa nomi e cognomi: Dal 2001 sino ad oggi si sono alternati 11 governi: Berlusconi, Prodi, Berlusconi II, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I, Conte II, Draghi; Meloni. 9 ministri dell’Ambiente con la responsabilità della bonifica, (senza mai giungere a una soluzione definitiva): Matteoli, Pecoraro Scanio, Prestigiacomo, Clini, Orlando, Galletti, Costa, Cingolani, Pichetto Fratin. 6 presidenti della Regione Calabria: Chiaravalloti, Loiero, Scopelliti, Oliverio, la compianta Jole Santelli, Occhiuto. 4 Sindaci di Crotone: Senatore, Vallone, Pugliese, Voce. Negli anni, la questione bonifica del Sin è stata affidata in gestione commissariale straordinaria a 8 commissari; Chiaravalloti (dal 2000), Bagnato (dal 2004), Alfiero (dal 2006), Ruggiero (2006), Montanaro (dal 2007), Sottile (dal 2008), Belli (dal 2016) e dopo ben 5 anni di ufficio commissariale vacante è arrivata la nomina di Errigo. “Nonostante il susseguirsi di governi nazionali e regionali e amministrazioni territoriali – commenta il generale – il Sin di Crotone è rimasto un sito industriale tra i più contaminati d’Europa in cui la popolazione è costretta a convivere con un elevatissimo rischio sanitario. “Questa lunga sequenza di nomine segnala una gestione frammentata, una volontà di accelerare i processi che però ha portato ad un pantano di burocrazia amministrativa. Il disastro ambientale di Crotone è la tempesta perfetta. Ogni governo nazionale, regionale e ogni amministrazione territoriale comunica di aver ereditato il problema, dice di averlo analizzato, di aver cercato soluzioni e infine, lascia il problema insoluto per il successivo”.
Il commissario ne ha anche per l’Eni, che “sembrerebbe aver adottato nel tempo delle scelte che hanno comportato una dilazione degli interventi ambientali, che di fatto perdura ancora oggi. La società ha costantemente utilizzato strumenti giuridici per tutelare certamente i propri diritti legittimi, ma ciò ha sempre portato al rinvio dell’inizio dei lavori e, con esso, il rinvio dell’impiego delle risorse finanziarie necessarie. I progetti presentati e approvati nel tempo sono stati continuamente modificati, con varianti e integrazioni con sempre nuovi elementi o proposte sopravvenute. E ciò ha avuto l’effetto di allungare ulteriormente i tempi”.
Riepilogando: il disastro ambientale ha portato a gravi problemi di salute per la popolazione locale, con contaminazioni nel suolo e nelle falde acquifere. La responsabilità della bonifica è stata affidata a diversi commissari straordinari, ma la burocrazia e i ritardi hanno impedito qualsiasi progresso sostanziale. Il problema si è aggravato con la decisione della Regione di trasferire i rifiuti pericolosi all’estero, nonostante la presenza di una discarica autorizzata a Crotone. Ciò che il commissario definisce un paradossale teatro dell’assurdo. “Crotone ospita infatti, l’unica discarica per rifiuti pericolosi progettata, autorizzata e mai bloccata, proprio dalla Regione Calabria per ricevere questo tipo di materiale. Eppure, proprio la Regione con un Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale (Paur), ha vincolato il destino dei rifiuti del Sin di Crotone al trasferimento fuori dai confini regionali senza prima però effettuare alcun tipo di ricerca preliminare sul destino finale di quei rifiuti”. Dunque il commissario si chiede: “a quale logica risponde davvero questa scelta? A quella dell’ambiente o a quella del consenso?”.
Inquietanti, ma pertinenti, sono poi gli interrogativi che la questione Sovreco pone: “perché la discarica di Crotone non può essere usata per i rifiuti pericolosi del Sin di Crotone, ma riceve ogni giorno migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi da altre aree della Calabria e da altre regioni d’Italia? I rifiuti pericolosi provenienti costantemente da altre regioni d’Italia inquinano di meno di quelli di Crotone? E secondo quale logica? Perché non informare pubblicamente i cittadini di quante migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi arrivano costantemente nella discarica di Crotone da ogni parte d’Italia?”.
Ecco perché il commissario straordinario ha preso una decisione concreta “netta, finalmente operativa, che rompe anni di immobilismo” con l’ordinanza n. 1/2025, che obbliga Eni Rewind a smaltire i rifiuti nella discarica locale, una mossa che ha ricevuto l’appoggio di Legambiente. Tuttavia, questa decisione ha scatenato una reazione negativa da parte di autorità locali e comitati, che chiedono le dimissioni del commissario. “Siamo davvero certi – si chiede Errigo – che il commissario sia il vero problema? O non è piuttosto diventato il capro espiatorio perfetto per una responsabilità collettiva che nessuno ha mai avuto il coraggio di assumersi? Perché, invece di sostenere un’azione concreta, si preferisce perpetuare il conflitto politico e istituzionale? Perché in tutti questi anni non si sono mai chieste con la stessa veemenza le dimissioni di ministri, presidenti di Regione o sindaci che hanno rimandato il problema?”.
Nonostante le polemiche politiche, la vera sfida resta l’accelerazione della bonifica e il risanamento del territorio, elemento cruciale per lo sviluppo economico e sociale della città. Il Commissario sottolinea che il cambiamento non avverrà con un semplice cambio di vertice, ma con azioni concrete e responsabilità condivisa. “Dopo 24 anni, è ormai una questione di tempo. E il tempo, per Crotone, è già scaduto da un pezzo. Ma io, finché avrò lo Stato dalla mia parte, non arretrerò di un centimetro”.


