Processo su ritardi soccorsi
|Naufragio Cutro, figuraccia della Regione: “Pensavamo fossero scafisti non militari italiani: ritiriamo la parte civile”
Dietrofront di Occhiuto e della giunta ordinato da Salvini dopo le pressioni dei sindacati delle forze dell’ordine. Ma non potevano non sapere che si trattava del processo per i mancati soccorsi. Un affronto alle 94 vittime.
Alla Regione Calabria sono ignoranti. Dalla giunta all’avvocatura sono ignoranti. No, non è un’offesa. Sono loro a dirlo attraverso un messaggio arrivato nella serata proprio dalla Regione Calabria riguardo alla costituzione di parte civile nel processo contro quattro militari della Guardia di Finanza e due delle Capitanerie di Porto riguardo i ritardi nei soccorsi al caicco il cui naufragio, avvenuto a Cutro il 26 febbraio 2023, ha causato 94 morti.
La nota della Regione Calabria
Il messaggio confessa che nella giunta regionale ignoravano che il processo – la cui udienza si è svolta il 12maggio – riguardasse i militari di Finanza e Capitaneria di porto. Loro pensavano si trattasse del processo agli scafisti del caicco.
Questo il testo del messaggio inviato alle redazioni dopo che avvocati difensori degli imputati e organizzazioni sindacali della Finanza avevano criticato la scelta della Regione Calabria di costituirsi parte civile:
“In merito al processo sul naufragio di Cutro la Giunta della Regione Calabria qualche giorno fa ha approvato una delibera – per costituirsi parte civile – che era stata erroneamente presentata dagli uffici come un atto conseguente ad una precedente decisione intrapresa dal nostro Ente contro gli scafisti che hanno causato il dramma di quella tragica notte. Da successivi approfondimenti abbiamo invece appreso che questo secondo troncone del processo vede indagati esclusivamente quattro agenti della Guardia di Finanza e due militari della Capitaneria di Porto. Per tale motivo – per la grande considerazione e per il rispetto che nutriamo nei confronti di chi indossa una divisa e quotidianamente lavora per garantire la sicurezza nel nostro Paese – la Regione Calabria conferma la sua costituzione di parte civile contro gli scafisti, mentre approverà una delibera ad hoc per ritirare la richiesta depositata questa mattina nel corso dell’udienza preliminare. La giustizia faccia normalmente il suo corso e vengano accertate le eventuali responsabilità”.
Dietrofront imposto
La decisione della Regione Calabria annunciata una settimana fa era apparsa coraggiosa e autonoma rispetto alle politiche nazionali del centrodestra sull’immigrazione. Invece, oggi Occhiuto e company hanno collezionato una figura barbina (per non dire altro) colossale. Facendo intendere che ci sono imputati di serie A e B. Forte con i deboli e pavido con i forti.
Un dietrofront, lo si capisce dai toni del comunicato stampa, evidentemente dettato dall’alto dopo che i sindacati delle forze dell’ordine avevano manifestato il loro disappunto contro la decisione della Calabria di presentarsi come parte civile nel procedimento. Un altro affronto del centrodestra alle 94 vittime del naufragio di Cutro.
Il diktat di Salvini a Occhiuto
La conferma di un diktat dall’alto imposto ad Occhiuto arriva dall’Unione sindacale italiana Marina (Usim) che prende atto «con soddisfazione, della decisione della Regione Calabria di ritirare la costituzione di parte civile nei confronti degli appartenenti alla Guardia di Finanza e al Corpo delle Capitanerie di Porto, indagati nell’ambito del processo sul tragico naufragio di Cutro”. Il segretario di questo sindacato aggiunge: “Fondamentale – spiega – è stato l’intervento del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sen. Matteo Salvini, informato sull’accaduto da parte del Segretario Nazionale dell’Usim, dott. Paolo Fedele”.
Occhiuto e la sua giunta, dopo questa nota sindacale, ne escono ancora peggio. Malissimo. Ed appaiono prostrati ai voleri di Salvini.
Quello che lascia stupiti è che oltre ad ignorare la vicenda, alla Regione Calabria, non si informano, non leggono. O fanno finta. Tutta Italia, tutto il mondo (visto che all’udienza partecipano i familiari delle vittime che vivono all’estero) sapeva che l’udienza svolta lunedì 12 maggio al Tribunale di Crotone riguardava il processo sui mancati soccorsi nel quale sono imputati finanzieri e militari della Capitaneria di porto.
Non potevano non sapere
Anche perché, e questo è ancora più assurdo, i tre diversi processi svolti contro gli scafisti del naufragio di Cutro si sono conclusi tra febbraio e dicembre del 2024. Per due imputati, processati con rito abbreviato, le condanne sono addirittura state già confermate in appello. La Regione Calabria era parte civile in entrambi i processi con rito abbreviato ed ha ottenuto il riconoscimento del danno. Ed ancora, nel processo con rito ordinario svolto a Cutro, gli imputati sono anche stati condannati al pagamento di una provvisionale proprio alla Regione Calabria che era regolarmente costituita parte civile.
Lunedì mattina, nel Tribunale di Crotone, l’avvocato della Regione Calabria ha presentato una costituzione di parte civile nella quale sono citati gli imputati che sono tutti italiani. Insomma, non potevano non sapere che si trattava di militari di Guardia di Finanza e Capitaneria di porto come fanno intendere con quel messaggio. Non era possibile per chi l’ha scritta cadere in errore. Ci risparmiassero i teatrini, l’ipocrisia delle commemorazioni (la Regione Calabria per il primo anniversario mise nel programma un buffet che poi venne cancellato). Ricordiamo che né Comune di Crotone, né Comune di Cutro hanno presentato richiesta di essere parte civile nel processo sui mancati soccorsi.
L’avvocato dell’Arci
“Al netto della pessima figura sul piano amministrativo – dice l’avvocato Francesca Pesce, che ha presentato per Arci nazionale la richiesta di costituzione di parte civile – il passo indietro della regione Calabria dimostra una visione della giustizia parziale in cui ci sono imputati di serie A ed imputati di serie B. Secondo la Regione Calabria un appartenente alle FFOO accusato di un delitto non arreca danni alle istituzioni. Un povero migrante che per fuggire da povertà e morte conduce una barca, invece, merita tutta la veemenza punitiva. Una presa di posizione tipica delle destre ma inaccettabile per le istituzioni democratiche”.



