Naufragio Cutro, Demos Crotone attacca la Regione Calabria: “Una figuraccia colossale, offensiva per le vittime”
13 maggio 2025 | 11:08
Il movimento crotonese sospetta che il dietrofront sia stato frutto di “un diktat dall’alto, che avrebbe ordinato alla Regione e ai Comuni di ‘area’ interessati di non costituirsi parte civile, per evitare che lo Stato venga processato dallo Stato. Una scelta politica, cinica e grave”.
CROTONE – “Una figuraccia colossale”. Così il circolo di Crotone del movimento Demos fondato dal deputato Paolo Ciani, definisce la decisione della Regione Calabria di ritirare la costituzione di parte civile nel processo sui ritardi nei soccorsi alla barca carica di migranti il cui naufragio, il 26 febbraio, ha causato 94 morti a Cutro
“Prima si costituisce parte civile nel processo sulla strage di Cutro, poi scopre — solo dopo aver depositato gli atti e letto i titoli dei giornali? — che il processo non riguarda gli ‘scafisti’ ma le Forze dell’Ordine. E allora fa marcia indietro, ritira tutto e dichiara con candore di essere ‘contro gli scafisti’ ma ‘al fianco delle Forze dell’Ordine'”, si legge nel comunicato diffuso da Demos KR.
Secondo il movimento, la scelta dell’esecutivo regionale “non è solo goffa: è offensiva. Per le vittime, per le loro famiglie, per chi ancora crede che giustizia significhi cercare la verità, anche quando fa male, anche quando mette in discussione pezzi dello Stato”.
Il movimento crotonese sospetta che il dietrofront sia stato frutto di “un diktat dall’alto, che avrebbe ordinato alla Regione e ai Comuni di ‘area’ interessati di non costituirsi parte civile, per evitare che lo Stato venga processato dallo Stato. Una scelta politica, cinica e grave”.
Demos definisce “la più clamorosa caduta di stile” la retromarcia del centrodestra calabrese: “Qualche giorno fa, con tanto di comunicato trionfale, annunciava la costituzione di parte civile. Oggi, al momento di presentarsi in aula, scopre che l’imputato non è il solito migrante disperato al timone di un barcone, ma rappresentanti delle Forze dell’Ordine accusati di omissione e negligenza. E allora niente: si ritira. Perché — parole loro — ‘apprezzano il lavoro delle forze dell’ordine’. Ma se da quel processo dovessero emergere responsabilità gravi? Se si dimostrasse che omissioni e ritardi hanno avuto un ruolo nella morte di oltre novanta persone? Quelle vite varrebbero meno, solo perché a risponderne non è uno ‘scafista’ ma un ufficiale?” . “La giustizia – prosegue Demos – va bene solo se colpisce i soliti noti, i poveri cristi. Se invece a essere messi in discussione sono i ‘nostri’, allora niente, la giustizia può aspettare”.
Infine, il movimento civico denuncia “un’idea distorta, ideologica e profondamente iniqua dello Stato. Uno Stato che non difende le sue vittime, ma i suoi apparati. Che non si schiera con chi ha perso tutto, ma con chi ha tutto da perdere”.
Demos punta il dito anche contro il silenzio delle amministrazioni locali: “E il Comune di Crotone? Come quello di Cutro: zitti. Nessuna costituzione di parte civile, nessuna voce, nessuna dignità istituzionale”.
La dichiarazione si chiude con un appello alla verità e alla giustizia: “La giustizia vera non ha paura di guardare in faccia la verità. Anche quando è scomoda. Anche quando fa tremare le divise. Anche quando scardina certezze. Questa è la Calabria che ci consegnano: una terra dove la verità si misura col grado dell’imputato. Ma noi no. Noi non ci stiamo. E continueremo a pretendere giustizia. Per tutti”.


