La sentenza
|False fatturazioni tra Crotone e il Veneto: 19 condanne, ma cade l’associazione a delinquere
Concluso il processo di primo grado contro 21 imputati. Il Tribunale ha disposto anche due assoòluzioni
CROTONE – Diciannove condanne e due assoluzioni sono state decise dal Tribunale di Crotone al termine del processo di primo grado relativo all’operazione Ciclope, condotta il 26 aprile 2018 dalla Guardia di Finanza di Crotone. L’indagine, avviata nel 2015, portò a 17 arresti su 25 indagati e al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 12 milioni di euro, inclusi 118 mezzi e 3 società poste sotto amministrazione giudiziaria.
L’inchiesta ha riguardato un presunto sodalizio criminale attivo nelle frodi fiscali e nel riciclaggio di proventi illeciti, con attività concentrate nei comuni di Cutro, Isola Capo Rizzuto, Crotone, Rocca di Neto, Belfiore e Cologna Veneta (Verona). La Guardia di Finanza ha quantificato in 5.599.591 euro l’ammontare delle imposte evase (IRES, IVA e IRAP).
L’indagine, avviata grazie a segnalazioni dei finanzieri di Verona, ha analizzato numerosi flussi sospetti (bonifici e assegni emessi tra il 2011 e il 2015) riconducibili alle stesse società coinvolte.
La sentenza, pronunciata dal collegio penale del Tribunale di Crotone presieduto dal giudice Edoardo D’Ambrosio, ha escluso il reato di associazione a delinquere finalizzata ai reati fiscali per alcuni principali imputati, tra cui Antonio Aversa De Fazio, imprenditore originario di Melissa trasferitosi in Veneto, considerato il promotore del presunto sistema, e Alfredo Minervino di Cutro, considerato la longa manus di Aversa De Fazio in Calabria. Assolti dallo stesso capo d’accusa anche Raffaele Tucci, Domenico Arena, Rocco Arena, Ferdinando Menzà, Pasquale Macrì, Franco Maggiore e Vincenzo Migale la cui condanna è stata molto ridotta rispetto alle richieste del pm Umberto Iurlaro, anche perché molti reati contestati sono caduti in prescrizione.
Tuttavia, Aversa De Fazio è stato condannato per le false fatturazioni riferite agli anni 2013-2015, con confisca di beni per oltre 3,3 milioni di euro, mentre per Minervino la confisca ammonta a 939 mila euro.
Condanne inflitte:
- Aversa De Fazio Antonio, 6 anni (il pm aveva chiesto 13 anni e 6 mesi)
- Minervino Alfredo, 6 anni (9 anni e 6 mesi)
- Arena Rocco, 3 anni (7 anni e 4 mesi)
- Arena Domenico, 2 anni e 8 mesi (7 anni)
- Menzà Ferdinando, 2 anni e 8 mesi (7 anni)
- Macrì Pasquale, 2 anni e 8 mesi (7 anni)
- Maggiore Francesco, 2 anni e 8 mesi (7 anni)
- Migale Vincenzo, 2 anni e 8 mesi (7 anni)
- Martino Giuseppe, 1 anno e 6 mesi, pena sospesa (4 anni e 10 mesi)
- Pizzimenti Giuseppe, 2 anni e 8 mesi (5 anni)
- Giglio Antonio Giuseppe, 1 anno e 2 mesi (4 anni)
- Villirillo Leonardo, 2 anni e 2 mesi (4 anni e 6 mesi)
- Nicastro Daniela, 1 anno e 2 mesi, pena sospesa (4 anni e 4 mesi)
- Lovece Eligio, 1 anno 3 giorni e 10, pena sospesa (4 anni)
- Scida Pasquale, 1 anno e 2 mesi, pena sospesa (4 anni)
- Maiolo Giuseppe, 1 anno 5 giorni e 10 (4 anni)
- Pizzimenti Giovanni, 1 anno e 4 mesi (4 anni)
- Tucci Raffaele, 2 anni e 8 mesi (7 anni e 2 mesi)
- Nicastro Salvatore, 1 anno 5 giorni e 10 (4 anni)
Assolti: Donato Agostino Clausi (la richiesta del pm era stata di 3 anni e 4 mesi), Pietro Lerose (4 anni).
Il collegio difensivo è stato composto dagli avvocati Aldo Truncé, Salvatore Rossi, Gianni Russano, Mario Nigro, Roberto Coscia, Luigi Villirilli, Luigi Morrone, Antonio Clausi ed Elio Vrenna.


