Crotone, esposto dei cittadini alla Procura: “poca sicurezza nei cantieri della bonifica”
Esposto alla Procura della Repubblica presentato da un gruppo di cittadini che denuncia carenze nelle misure di sicurezza per l’avvio dei lavori di bonifica nell’area industriale che potrebbero comportare “potenziali conseguenze sanitarie e ambientali”.
A pochi giorni dall’avvio dei lavori di bonifica delle discariche fronte mare nell’area del sito d’interesse nazionale (Sin) di Crotone, Cassano e Cerchiara, previsto per il prossimo lunedì 16 giugno, un gruppo di cittadini ha presentato mercoledì scorso un esposto urgente alle autorità, denunciando “le gravi criticità nella gestione delle attività di bonifica delle discariche fronte mare”, in particolare per “l’assenza di misure fisiche di contenimento delle polveri aerodisperse (tensostrutture, barriere frangivento, coperture), nonostante la movimentazione di rifiuti pericolosi in un’area urbana densamente abitata”, che potrebbero comportare “potenziali conseguenze sanitarie e ambientali”.
L’esposto è stato inviato via Pec alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, alla Prefettura, al Comune e alla Provincia di Crotone, alla Regione Calabria, all’Arpa Calabria, all’Asp di Crotone, al commissario straordinario per la bonifica e alla stessa Eni Rewind Spa, committente dei lavori.
I cittadini spiegano di essere stati spinti a presentare l’esposto “a seguito della mancata convocazione della commissione consiliare Ambiente da parte del sindaco e di tutti i Consiglieri comunali di Crotone, nonostante una formale richiesta trasmessa via Pec in data 6 giugno 2025, con l’obiettivo di affrontare tempestivamente le criticità segnalate e assumere le necessarie decisioni”.
Nella richiesta inviata al Comune di Crotone e che ha tra i primi firmatari, così come l’esposto, Vincenzo Filareto e Roberto Fortunato Salerno, si segnalava tra le altre cose che “alla luce di quanto emerge dalla documentazione pubblica ufficiale, ovvero dal Piano di sicurezza e coordinamento (Psc) e dal Piano di monitoraggio ambientale (Pma), risulta evidente l’assenza di tensostrutture, barriere frangivento o altre misure fisiche di contenimento nelle aree di scavo e movimentazione dei rifiuti pericolosi”.


