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Crotone, Il ‘romanzo’ di Vescovatello: su quei 5 gradini pagine di fratellanza, sogni e amori

Al centro del quartiere 5 gradini che portano i segni del tempo, ma hanno un valore inestimabile. Da sempre sono il punto di ritrovo della gente che abita lì.

CROTONE – C’è Pufflandia: così hanno ribattezzato i palazzi blu. Che adesso, però, non sono più tanto blu. Ci sono i 108 alloggi, si riconoscono dai colori rosso e bianco. Poi i 64 e i 48 alloggi. Così è composto il quartiere popolare Vescovatello di Crotone. Praticamente al centro, ecco 5 gradini. A loro a volta portano i segni del tempo, ma hanno un valore inestimabile. Da sempre sono il punto di ritrovo della gente che abita lì. Non solo: sono anche un simbolo, una sorta di testimone che passa di generazione in generazione senza perdere forza. Il racconto di tante storie, il presidio di tanti cuori.

Ogni sera, per tutto l’anno, i ragazzi di Vescovatello si riuniscono su quei 5 gradini. E una sera di queste, sono andata anch’ io. Ora. Vescovatello è un quartiere difficile, lo sanno tutti e loro stessi confermano senza girarci intorno. Ma il modo in cui mi hanno accolta non lo dimenticherò. Disponibili e gentili, subito. All’inizio un po’ sorpresi e intimiditi: non sono abituati a ricevere attenzione, va detto pure questo. Però nel giro di qualche minuto hanno cominciato a sciogliersi. La sorpresa e la timidezza sono state scalzate dalla voglia di raccontarsi. L’hanno fatto con onestà, entusiasmo. Coraggio.

Appuntamento quotidiano

Innanzi tutto, ci vuole una bella foto. Si mettono in posa, concentrati. Dopo il primo scatto, praticamente mi avvolgono per vedere com’è venuto. Non siamo completamente soddisfatti. Ok, ne facciamo un’altra. Ecco, questa è venuta meglio. Tutti d’accordo? Sì. Sorridono, sono contenti.
Mi siedo su uno dei gradini, taccuino e penna in mano. Si sistemano intorno a me, pian piano sta calando la sera. Cominciamo a raccontare. “Si comincia a venire qui – spiega Daniel, 16 anni – verso gli 8-10 anni. Tutte le sere, più o meno alle otto. Restiamo fino a mezzanotte, anche l’una. L’hanno fatto i nostri nonni, i nostri padri. Lo facciamo anche noi”. Mattia, 14 anni, ha un compito ben preciso: porta le casse. Qualche volta pure i gelati, suo padre lavora in un’azienda che li produce. Spesso cenano tutti insieme, sui gradini, dando morsi a pizze fumanti. Le serate più belle sono quelle in cui arriva qualcuno dei grandi – zio Luca, per esempio – e comincia a raccontare storie.
In genere si sta tranquilli, però le eccezioni non mancano. Quando cominciano i preparativi per i fuochi di Santa Lucia, per esempio, bisogna stare attenti. Si creano tensioni tra vari quartieri, c’è sempre il rischio che qualcuno arrivi e rubi quei legni messi insieme con tanta fatica. E non è neppure raro che, per dispetto, vengano accesi i fuochi altrui.

“Qualche anno fa – racconta Giuseppe, 17 anni – hanno acceso prima del tempo i fuochi dei 300 alloggi e di San Francesco. Quindi hanno pensato che fossimo stati noi. Sono arrivate 3 auto, dal balcone ho visto che versavano benzina alla base del nostro ‘albero’. Mi sono precipitato giù, ma il fuoco era stato già appiccato”. “Ci siamo letteralmente buttati sulle fiamme – interviene Ilario, 17 anni – per spegnerle e sfilare via i legni che stavano bruciando”.

“Questi luoghi il nostro legame”

Giuseppe e Ilario raccontano un altro episodio, risalente allo scorso dicembre. Ilario era geloso, un ragazzo di un altro quartiere aveva un debole per la sua fidanzatina. Ha provato a parlargli ma senza successo. “Ero a una festa di compleanno – ricorda Giuseppe – quando gli altri mi hanno chiamato dicendomi ‘stanno arrivando’. Li ho raggiunti volando”. Ha trovato 8 ragazzi, tutti più grandi: “Noi eravamo 6”. C’è stato uno scontro. Si poteva evitare, esistono modi migliori per mettere le cose a posto: “Vero – risponde Giuseppe – però c’è un’altra cosa importante: questi gradini rappresentano il nostro legame. Sono come una casa. Anzi, in certi casi si sta meglio qui che a casa”.

Perché sì, Vescovatello è un quartiere difficile: “molti hanno problemi. Magari il padre non c’è, magari è in carcere o ci sono altre difficoltà. Ecco perché siamo così uniti. Stare insieme, proprio su questi gradini, ci tranquillizza. Ci proteggiamo a vicenda”. E lo conferma pure Leonardo, che ha 16 anni e qualche tempo fa se l’è vista brutta. Ma gli amici sono arrivati in suo soccorso, una notte in spiaggia. Si può sbagliare, lo fanno tutti. Però viene da pensare che la fratellanza, qui, sia molto più forte che altrove.
Giuseppe indica gli altri: “Io sono davvero me stesso solo con loro. Non riesco a frequentare i ragazzi degli altri quartieri”. Gli chiedo il motivo. È un tasto delicato: “Non so, mi sento diverso. Poi capita anche certe persone ostentino quello che hanno, se la tirino. Non mi piace”. Non hai niente di diverso, Giuseppe. Non avete niente di diverso, ragazzi. Siete belli così.

“Anche noi ci ritrovavamo lì”

Vincenzo ha 47 anni. I ragazzi lo vedono come un fratello maggiore, uno zio. “Anche io venivo qui alla loro età. A Vescovatello vivevano molte più persone. Ho visto nascere diverse storie d’amore, alcuni si sono sposati. Ricordo che quelli un po’ più grandi giocavano a carte proprio su questi gradini. Avevamo i motorini dei tempi: il Sì, il Ciao. Anche quando ci si spostava, al rientro bisognava passare da qui”. Una specie di regola non scritta, figlia del senso di appartenenza.

La mente va indietro fino al 2005, alla storica partita Crotone-Avellino (2-1): “Erano venuti migliaia di avellinesi. Passavano coi pullman, qualcuno ha lanciato pietre. Sono scesi per venire fin qui, erano una quarantina. Io non c’ero, ma so bene com’è andata. I ragazzi di Vescovatello erano in netta minoranza. Ma anche forti, allenati. Posso dirtelo? Ne hanno abbuscat”.
Antonio, 40 anni, invece c’era. E conferma tutto: “I gradini sono sempre stati un posto sicuro. Potevi pure stare in giro, ma poi tornavi sempre qui. Ed è vero, ai miei tempi il quartiere era più popoloso. Ma non tirava una bella aria. C’erano tossici, alcolizzati, persone che entravano e uscivano di galera. Un palazzo dei 108 alloggi era abitato solo da carabinieri, pensa. E poi c’era il grande problema legato alle case. Parlo degli anni Ottanta: i miei vivevano in un appartamento senza luce, senza pavimento e senza porta d’ingresso. Per chiudere, usavano un pannello di legno. Adesso non mancano le difficoltà, certo, però l’atmosfera è diversa”.

Le cose stanno per cambiare

Daniel riprende la parola: “Però non c’è niente, qui a Vescovatello. Solo officine. Vorremmo perlomeno un piccolo bar, un parchetto. Magari coi giochi per i bambini. E poi, quando ci serve qualcosa, se non abbiamo un’auto a disposizione dobbiamo sempre farcela a piedi per un bel po’”.
Pochi giorni fa la Giunta comunale di Crotone licenziato il progetto esecutivo relativo alla riqualificazione di Vescovatello, dei 300 alloggi e di parco Pignera. Per quanto riguarda Vescovatello, si interverrà tramite una riorganizzazione degli spazi, il ripristino dei marciapiedi, la creazione di aree verdi attrezzate e parcheggi. Del progetto fanno inoltre parte un campo polivalente e un nuovo impianto di illuminazione. “Ne siamo felici – commenta Vincenzo – e stiamo anche istituendo un comitato di quartiere”. I lavori dovrebbero cominciare alla fine di giugno. E chissà se quei 5 gradini, così carichi di storia, resteranno lì.