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|Giunti a Crotone i 46 migranti salvati dalla Louise Michel, la nave dipinta da Banksy
Sbarco dopo 40 ore di navigazione verso il porto sicuro indicato dal governo.
CROTONE — Sono tutti in buone condizioni di salute i 46 migranti sbarcati nella mattina del 17 giugno nel porto di Crotone dalla MV Louise Michel, la nave umanitaria gestita da un collettivo internazionale di attivisti e soccorritori. Lo sbarco, avvenuto intorno alle 8:00, è stato il punto di arrivo di un viaggio durato quasi 40 ore, iniziato dopo un’operazione di salvataggio in acque Sar libiche, nel Canale di Sicilia.
Si tratta dell’ultima parte del gruppo di 197 persone tratte in salvo tre giorni fa dall’equipaggio della Louise Michel. Le altre erano già state trasferite su una motovedetta della Guardia Costiera italiana e condotte a Lampedusa. Per i 46 rimasti a bordo — tra cui 10 minori, 4 donne e una neonata — è stato assegnato come porto sicuro proprio Crotone, obbligando la nave a un lungo tragitto attraverso il Mediterraneo centrale.
I migranti provengono da Eritrea (23), Pakistan (18), Somalia (3) e Bangladesh (2). Le operazioni di sbarco sono state coordinate dalla Prefettura, con l’intervento dell’Ufficio immigrazione della Questura, della Polizia scientifica e dello staff sanitario dell’Ufficio vulnerabilità dell’Asp di Crotone, che non ha riscontrato particolari criticità mediche. I 46 sono stati poi trasferiti al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto.
Una nave con un messaggio politico
La Louise Michel non è una nave umanitaria qualunque. È un’ex imbarcazione della Marina francese lunga 30 metri, capace di raggiungere i 28 nodi, acquistata grazie ai proventi della vendita di un’opera dell’artista Banksy. Proprio lui ne ha finanziato l’acquisto e realizzato una decorazione: la prima era una bambina che lanciava un salvagente, adesso l’imbarcazione e dipinta con una bambina che accende un fumogeno dal quale esce fumo roso per segnalare la presenza di una nave di soccorso.
Rosa è il colore che caratterizza la carena della nave, ma anche i disegni – cuoricini – realizzati sulle bitte.
Gestita da un equipaggio composto in gran parte da donne, la Louise Michel porta il nome dell’anarchica e rivoluzionaria francese dell’Ottocento, protagonista della Comune di Parigi. In suo onore, la nave coniuga l’impegno per il salvataggio in mare con ideali di femminismo queer, antirazzismo e antifascismo. La gestione dell’equipaggio si basa su una struttura orizzontale, e persino la dieta a bordo è vegana: ogni dettaglio riflette una scelta politica, oltre che etica.
Sul sito ufficiale del progetto, gli attivisti affermano: “Potrebbe sembrare incredibile che ci sia bisogno di un’imbarcazione di emergenza privata in una delle vie d’acqua più trafficate d’Europa, ma è così.” È una risposta diretta all’inazione o all’ostilità mostrata da molti governi europei nei confronti dei flussi migratori via mare, accusati di lasciare deliberatamente le persone alla deriva o di collaborare con forze armate per impedirne l’arrivo, anche con pratiche illegali.
Il Mediterraneo, confine più letale al mondo
Secondo l’equipaggio della Louise Michel, il Mediterraneo è oggi “il confine più letale al mondo”. La loro missione, quindi, è salvare vite e, allo stesso tempo, denunciare l’ingiustizia di un sistema che criminalizza chi fugge da guerre, dittature e povertà. La Louise Michel non è solo una nave di soccorso, ma anche un manifesto galleggiante per un’Europa più giusta e solidale.
Dopo lo sbarco i migranti sono partiti alla volta del centro di accoglienza salutando con grande calore l’equipaggio della Louise Michel. Nel porto di Crotone, questa mattina, è arrivata una nave che parla di umanità, resistenza e diritti. E con essa, 46 storie di speranza.






