Calcio e Società
|A Crotone si va in campo ‘Liberi di giocare’ contro la ndrangheta nel nome di Dodò Gabriele
Svolto nell’anniversario della strage dei campetti il torneo di calcio giovanile che da 16 anni testimonia la reazione della società civile al potere mafioso
CROTONE – Lì dove sedici anni fa la ‘ndrangheta ha portato terrore e tragedia, oggi si fa festa: si gioca a calcio, si alza una coppa, si urla il nome di Dodò Gabriele, il bambino di 11 anni ucciso nel 2009 mentre inseguiva un pallone insieme a suo padre.
È una festa della legalità, per ribadire con forza che la società civile non si arrende, che si può e si deve continuare a vivere e giocare liberi. Anche quest’anno, come avviene da sedici anni, si è disputato al Centro sportivo Macrillò, il torneo giovanile “Liberi di… giocare”, proprio sui campetti dove Dodò fu colpito a morte da un commando armato. L’obiettivo dei killer era il pregiudicato Gabriele Marrazzo, rimasto ucciso nell’agguato. Per quell’eccidio sono stati condannati all’ergastolo Andrea Tornicchio e Vincenzo Dattolo.
Oggi, accanto all’uliveto da cui partirono i colpi, si gioca ancora. E si continuerà a giocare, come atto di resistenza contro ogni forma di criminalità. “Questa è una giornata particolare – ha detto Giovanni Gabriele, papà di Dodò – La mancanza di Dodò la sentiamo tutti i giorni. Oggi, è vero, è il giorno in cui è successa la strage ma sono orgoglioso di vivere questa giornata in questo modo perché qui c’è il calcio di tutta la Calabria che gioca per Dodò, per ribadire che lo sport è legalità, è vita. Questi ragazzi si divertono e tengono vivo Dodò”.
In campo per la memoria e la legalità
L’edizione 2025 ha visto protagoniste le migliori squadre giovanili calabresi della categoria Esordienti: Real Cosenza, Academy Crotone, US Catanzaro e Academy Lamezia. A trionfare è stato il Real Cosenza, che ha battuto l’Academy Lamezia con un netto 4-1. Dopo ogni gol, i ragazzi hanno urlato il nome di Dodò, trasformando la partita in un vero grido collettivo di memoria e speranza.
A rendere possibile questo “miracolo” civile sono Giovanni Gabriele e Francesca Anastasio, genitori di Dodò, diventati instancabili testimoni di legalità in tutta Italia. “Il merito non è nostro – ha spiegato Francesca Anastasio –. È di voi giornalisti, delle forze dell’ordine, di chi venne a giocare in questo campo dove per riappropriarci di un luogo che era stato ferito dalla ndrangheta e per dire a tutti di non aver paura. Poi abbiamo organizzato questo torneo, grazie anche alla Ficg che contribuisce e far venire le migliori squadre giovanili calabresi insieme all’Associazione Libera”.
Il ruolo di Libera e la testimonianza di Massimo Taibi
Fondamentale l’impegno di Libera. A parlare è Antonio Tata, referente di Libera Crotone: “Ricordare Dodò è un nostro dovere. Il suo volto, la sua storia, ci insegnano che la memoria è viva. Non basta un giorno: dobbiamo trasformare il ricordo in responsabilità quotidiana”.
Presente anche Massimo Taibi, ex portiere di Milan, Manchester United, Atalanta e Reggina, oggi testimonial della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori): “Lo sport aiuta a crescere, a stare lontano da strade sbagliate. Ai ragazzi dico: divertitevi, create legami, entrate in una comunità sportiva. Il calcio, prima ancora che una carriera, è una scuola di vita”.
L’organizzazione del torneo è stata curata dallo staff della Sezione di Crotone della Figc guidata da Silvio Comito; gli arbitri sono stati designati dalla sezione di Crotone dell’Aia.






