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Solidarietà a Gaza: la lezione dei minori del CAS Sabir al Premio Caccuri

Vecchioni invia un videomessaggio ai giovani stranieri che raccontano il loro viaggio accompagnati dalla canzone ‘Sogna Ragazzo sogna’

CACCURI – “Sogna Gaza Sogna”. In un’Italia spesso attraversata da narrazioni stereotipate e strumentalizzazioni politiche intorno al tema dell’immigrazione, accade talvolta che sia il palcoscenico a restituire uno sguardo più umano, più vero. È quello che è successo durante la serata di domenica 3 agosto del Premio Letterario Caccuri, dove un gruppo di ragazzi ospiti del CAS Sabir di Crotone — minori stranieri non accompagnati, provenienti da Paesi come Pakistan, Egitto, Tunisia, Gambia, Bangladesh e Costa d’Avorio — ha messo in scena uno spettacolo carico di emozione, memoria e speranza.

Titolo dello spettacolo: “Sogna Ragazzo Sogna”, ispirato alla celebre canzone di Roberto Vecchioni, eseguita dal vivo da Eliseo Chiarelli e accompagnata, prima dell’inizio, da un videomessaggio dello stesso cantautore milanese. Un inno all’utopia, alla resistenza interiore, al diritto di ogni essere umano – indipendentemente dalla sua origine – di immaginare un futuro migliore.

Il palco come spazio politico

Ma quella che poteva essere “solo” una toccante performance teatrale, si è caricata anche di un messaggio politico, espresso con la semplicità e la forza simbolica di un cartello: “Sogna Gaza Sogna”. Esposto dagli operatori del CAS Sabir, questo piccolo striscione si è inserito nella parte finale dello spettacolo, accanto ai messaggi motivazionali portati in scena dai ragazzi, che simboleggiavano i sogni che vogliono inseguire. Ragazzi che non provengono da Gaza, ma che di Gaza conoscono bene il dolore, la fame, l’ingiustizia. E la speranza.

Una frase, breve e potente, che ha acceso l’attenzione del pubblico presente. Non un intervento gridato né una protesta organizzata, ma un gesto visivo di solidarietà verso il popolo palestinese. In un tempo in cui le guerre vengono spesso percepite come rumori di fondo, questo messaggio ha voluto ridare centralità all’umanità della sofferenza e alla necessità di non chiudere gli occhi.

Quando i migranti diventano narratori

L’aspetto forse più straordinario di questa serata è che, per una volta, non sono stati adulti italiani a “parlare dei migranti”, ma giovani migranti a raccontare se stessi. Hanno preso la parola, attraverso il linguaggio del corpo e della musica, mettendo in scena la propria odissea, fatta di viaggi in mare, solitudine e paura, ma anche di desiderio, dignità e resilienza.

La partecipazione a un evento culturale così prestigioso, su invito dell’Accademia dei Caccuriani, non è un dettaglio secondario. È una scelta che restituisce valore politico e culturale alla presenza di questi ragazzi nel nostro Paese. In un contesto in cui spesso i minori non accompagnati vengono ridotti a “problemi da gestire”, loro si sono mostrati per ciò che sono: giovani portatori di storie, sogni e diritti.

Gaza, Cutro e la geografia della memoria

Non è stata solo Gaza a risuonare nella serata. Subito dopo lo spettacolo, infatti, è stato proiettato il docufilm “Cutro, Calabria, Italia” di Mimmo Calopresti, in memoria del tragico naufragio del 26 febbraio 2023, che costò la vita a decine di migranti proprio sulle coste calabresi. Un evento che ha segnato la coscienza collettiva italiana e che, anche in questo caso, ha trovato spazio in una cornice culturale più ampia.

In un’epoca in cui la distanza tra arte e realtà sembra spesso incolmabile, serate come questa dimostrano che il teatro può ancora essere uno spazio di riconnessione, un luogo in cui le storie individuali si intrecciano con le tragedie globali e diventano racconto condiviso.

Il talk sull’immigrazione

Prima della proiezione del film c’è stato un breve talk, moderato dalla giornalista Paola Bottero, al quale ha preso parte il regista Mimmo Calopresti, il presidente della Fondazione Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande, il direttore de il Crotonese, Giuseppe Pipita, la presidente di Sabir, Manuelita Scigliano. Il dibattito ha fatto emergere la necessitò di dare informazioni non stereotipate sull’immigrazione e presentato il volto umano del fenomeno.

Il diritto di sognare

“Sogna Ragazzo Sogna”, dunque, non è stato solo un titolo, ma un imperativo morale. In quella frase, come nelle parole dei partecipanti al talk,  c’è un invito alla speranza, alla possibilità di immaginare alternative, anche nei contesti più duri e segnati dalla violenza. Gaza, Cutro, il Mediterraneo: sono nomi che raccontano tragedie, ma anche lotte per la vita, per un domani diverso.

E allora sì: sognare diventa un atto di resistenza. Non è retorica, ma politica nel senso più profondo e umano del termine. Lo hanno dimostrato questi ragazzi, portando sul palco non solo la loro storia, ma la nostra incapacità di ascoltarla. E insieme, il loro desiderio testardo di essere visti. Non come vittime, ma come giovani pieni di forza, speranza e, soprattutto, sogni.