comitato tufolo-farina
|Crotone, petizione contro alloggi in via Israele: no al cemento nell’area verde, rischi per vivibilità
I cittadini denunciano mancanza di aree verdi nel quartiere di Tufolo-Farina, raccolte in un’ora circa duecento firme. Si prepara ricorso al Tar
CROTONE – “Per chi vive nei quartieri di Farina e Tufolo il primo parco giochi per bambini è il Parco delle Rose. Siamo un quartiere di 30 mila abitanti ma non abbiamo aree verdi: solo cemento. Gli anziani, ma anche i giovani non hanno un posto all’aperto dove ritrovarsi ed ora il Comune vuole costruire nell’unica zona prevista ad area verde pubblica delle case popolari”.
Sono le parole di denuncia, pronunciate a più voci, nel corso dell’assemblea svolta giovedì 4 settembre in via Israele proprio dove il Comune di Crotone ha deliberato la costruzione di 24 alloggi di edilizia popolare.
Il progetto edilizio del Comune
Quasi un centinaio di persone ha preso parte all’iniziativa promossa dal Comitato di quartiere Tufolo-Farina che da subito ha contestato la scelta fatta dal Comune nell’ambito della rimodulazione di Agenda Urbana. Inizialmente, il progetto prevedeva lo smantellamento del ghetto di Acquabona e la distribuzione delle famiglie in vari quartieri della città per evitare nuove concentrazioni sociali a rischio. Tuttavia, la delibera approvata a Pasqua ha spostato parte dei fondi, destinandoli alla demolizione di due edifici a Fondo Gesù e al trasferimento delle famiglie Rom in un nuovo condominio da costruire proprio in via Israele.
Il progetto prevede 24 unità di edilizia sociale, ma l’area individuata risulta, secondo i residenti, vincolata a verde pubblico dal piano di lottizzazione del Consorzio Montedison. Su questo punto il Comitato di Quartiere Tufolo-Farina ha richiesto un parere tecnico agli Ordini professionali, che hanno evidenziato criticità urbanistiche, viabilistiche e normative che riguardano: la destinazione a verde pubblico dell’area; presunti trasferimenti volumetrici illegittimi; la violazione del PRG (art. 19, comma 6) che impone il recupero delle volumetrie nella stessa area; il divieto di edificazione previsto dall’art. 50, comma 2 dello strumento urbanistico; la viabilità insufficiente, aggravata dalla vicinanza con la rotatoria del Palakrò.
In base ai rilievi il Comitato ha chiesto al Comune di annullare in autotutela la delibera n. 325 del 10 luglio 2025. L’amministrazione, tuttavia, ha rigettato la richiesta, affermando l’impossibilità di bloccare il progetto per motivi legati ai finanziamenti già attivi.
La reazione dei cittadini
Da qui nasce la reazione del Comitato che ha indetto un’assemblea pubblica alla quale hanno preso parte centinaia di persone. L’aspetto fondamentale della protesta è che la presenza di quegli alloggi popolari causerebbe un ingorgo urbanistico eccezionale che porterebbe solo disagi al quartiere soprattutto nella viabilità già provata dalla mancanza di strade alternative a via Nazioni Unite. Gli alloggi andrebbero, peraltro ad inserirsi a poche decine di metri dalla rotatoria tra via Nazioni unite, via Fellini e via Ada Negri. Nel corso dell’assemblea, oltre alla mancanza di aree verdi, i cittadini hanno evidenziato la carenza di corse degli autobus, soprattutto la sera, e i problemi di traffico e viabilità.
Problema urbanistico e infrastrutturale
Alfonso Gaetano, reggente del Comitato di quartiere, nel corso dell’assemblea ha specificato il perché si è contrari alla realizzazione di alloggi in via Israele: “Non abbiamo nulla contro chi dovrà abitare in questi alloggi. Non è una questione di razzismo come qualcuno vuole farla passare. Non contestiamo gli alloggi sociali. Abbiamo sollevato un problema di carattere tecnico-urbanistico ed infrastrutturale. Il problema è che costruire altri alloggi in un quartiere già densamente popolato rischia di compromettere la qualità della vita. Qui dovrebbe venire un’area a verde, in quartiere di 25 mila abitanti non c’è un parco giochi per bambini, ma nemmeno un punto di socialità per gli anziani. Invece di realizzare aree verdi, parchi, si risponde con nuove colate di cemento. Credo che il comune prima di scegliere dovrebbe valutare gli interessi della gente che vive nel quartiere senza pregiudicare la vivibilità del quartiere stesso. Ci auguriamo che il Comune possa rivedere questa scelta e che utilizzi l’area tenendo presente quello che la gente chiede”. Il Comitato ha anche suggerito al Comune una soluzione alternativa per la realizzazione degli alloggi popolari in via Peppino Impastato, sempre nel quartiere ma non in un’area ad alta densità abitativa e di traffico veicolare.
La petizione popolare
Nel corso dell’assemblea è stata avviata una petizione popolare subito sottoscritta da numerosi cittadini. In poche ore sono state raccolte circa 200 firme a conferma di quanto il problema sia sentito tra i residenti del quartiere. Nella petizione si esprime una netta contrarietà alla Delibera di Giunta Comunale n. 325 del 10 luglio 2025, relativa all’intervento urbanistico per la costruzione di alloggi in via Israele ritenuto dannoso per la città. Il documento elenca una serie di criticità che, secondo i firmatari, rendono la delibera inaccettabile:
Impatto sulla vivibilità urbana – rischio di sovraffollamento e riduzione degli spazi pubblici come aree verdi, parcheggi e zone pedonali.
Peggioramento della viabilità – previsto un forte incremento del traffico, con conseguente aumento di inquinamento acustico e atmosferico.
Diminuzione del valore immobiliare – l’intervento potrebbe ridurre l’attrattività residenziale e il valore delle proprietà della zona.
Mancanza di partecipazione – i promotori denunciano l’assenza di consultazione dei cittadini e dei comitati di quartiere.
Dubbi sulla sostenibilità ambientale – l’opera non appare coerente con gli obiettivi di transizione ecologica e rigenerazione urbana previsti anche dal PNRR.
Valutazione insufficiente degli impatti socio-economici – mancano studi sugli effetti per i quartieri interessati e sui servizi a disposizione.
Fondi per il ricorso al Tar
Nei prossimi giorni proseguirà la raccolta firme, che rappresenta un segnale forte di partecipazione civica finalizzato a dimostrare all’Amministrazione comunale la richiesta dei cittadini. Il Comitato Tufolo-Farina nel corso dell’assemblea, ha anche avviato una campagna di raccolta di donazioni per poter finanziare il ricorso al Tar per l’annullamento della delibera n. 325 del 10 luglio 2025. Approvata anche l’organizzazione di una giornata ecologica per ripulire l’area verde di via Israele e dimostrare al Comune quanto sia importante realizzare un parco invece di fare alte colate di cemento in quella zona.





