VERTENZA INFINITA
|Piscina Olimpionica, il monito di Voce: “O si apre a tutti o nessuno”. E la Kroton Nuoto ‘emigra’ a Catanzaro
Sullo sfondo incombe la revoca della struttura, mentre la società crotonese, ancora esclusa dall’impianto, studia soluzioni alternative
CROTONE – Mentre l’indignazione lievita, la protesta pacifica prende corpo, i dubbi si alimentano, resta una certezza. Gli atleti della Kroton Nuoto restano fuori, emarginati, inibiti. Per loro la piscina Olimpionica resta un miraggio, nonostante le parole e sollecitazioni anche istituzionali arrivate da più fronti per restituire loro un diritto negato.
In realtà venerdì scorso il sindaco Vincenzo Voce, incalzato dai genitori e atleti della Kroton Nuoto presenti in piazza della Resistenza con striscioni e richiesta di chiarimenti, approfittando dell’evento politico che vedeva la presenza anche di Roberto Occhiuto e Sergio Ferrari, ha provato ad argomentare l’esito del confronto che aveva avuto con le due società, palesando anche in maniera infastidita l’atteggiamento del rappresentante della Rari Nantes, definito “irrispettoso e arrogante nei confronti del Sindaco che ti ha convocato per tentare di risolvere la questione, provando anche varie strade”. E che invece, come detto da Voce, si è interrotto d’improvviso con Arcuri che si è alzato andando via lasciando Fantasia e il primo cittadino, increduli e sorpresi.
Un incontro che pareva condurre anche su una strada finalmente convergente, ma diventata poi nuovamente impraticabile. Complice l’atteggiamento ostile di una delle due componenti. In soldoni, la Kroton Nuoto aveva anche accettato di fare un ’passo indietro’ accogliendo la condizione del pagamento delle quote agonisti da far confluire in un conto unico condiviso, una delle ’grane’ che avevano acceso lo scontro ed inibito l’accesso ai ragazzi agonisti. Ma nel secondo incontro la Rari Nantes avrebbe alzato la posta pretendendo addirittura il ritiro delle denunce quale conditio sine qua non per ‘permettere’ l’ingresso in piscina. Una condizione evidentemente inaccettabile per la controparte, e accolta con stupore dallo stesso primo cittadino.
Un altro capitolo dell’inopinato atteggiamento di una delle due co-gestori della struttura. Aggravate dal modus operandi poco edificante, anche al cospetto di cariche istituzionali, come ha tenuto ad evidenziare lo sbalordito Voce. Il quale nella pubblica piazza ha sottolineato più volte il suo personale impegno per venire a capo della vicenda. E lasciando trasparire fastidio e imbarazzo anche nei confronti di genitori che chiedono soltanto chiarezza e la possibilità che i propri figli possano tornare a nuotare nell’impianto cittadino dopo essersi arrangiati a mare. Nel chiudere il colloquio con i genitori, si è poi fatto carico di un messaggio-promessa nei loro confronti: “A questo punto o si apre per tutti o si chiude per tutti. Non può esserci una gestione a metà, con qualcuno dentro e qualcuno fuori”. Sullo sfondo, l’ipotesi di una revoca che l’ente a questo punto, stanco e logorato da una vicenda senza via d’uscita, starebbe per certificare.
Ma intanto, al momento, per i ragazzi della Kroton Nuoto, niente di concreto si è mosso, e quando ormai settembre ha quasi completato il suo percorso, per loro di allenamenti neppure l’ombra. Ed ora che anche il mare non permette di potersi tuffare, rimane il vuoto e la frustrazione di giovani agonisti e i genitori, usurati da mesi di disagi e negazioni, in un delirio di onnipotenza che sta soltanto affondando quel resta della piscina, per ora regolarmente aperta, ma non per tutti, a quanto pare. Con quel contenzioso privato che sta soltanto penalizzando piccoli nuotatori incolpevoli vittime di una vicenda squallida. E mentre la domanda prende vigore “Ma che senso ha più continuare consentire tutto questo scempio?” la società crotonese sta pensando di organizzarsi per sostenere sedute settimanali a Catanzaro. Ad accoglierli ci sarebbero società del capoluogo che hanno osservato e compreso la problematica e hanno immediatamente concesso ospitalità nei propri impianti.
Un sacrificio enorme trattandosi di ragazzi dai 9 ai 13 anni che dovrebbero sobbarcarsi ore di strada per allenarsi e mantenere alta la condizione in vista degli appuntamenti Fin stagionali per ora impraticabili visto il fermo totale. Una condizione che le famiglie accoglierebbero a denti stretti, per altre impraticabile. Ma l’unica, a questo punto, per mantenere vivo un sogno che certi ragazzi stanno smettendo di coltivare. Nel silenzio e indifferenza, ma soprattutto nella prepotenza. Con una piscina che affonda nelle sue sciagure e lo sport che ha perso tutto il suo senso nobile di condivisione, rispetto, inclusione, uguaglianza.


