in piazza della resistenza
|Sciopero generale per Gaza, la lezione degli studenti agli adulti indifferenti
“Se chiudiamo gli occhi su Gaza stiamo chiudendo gli occhi su noi stessi, oggi il popolo italiano non starà zitto. E non lo farà nemmeno domani”
CROTONE – Una lezione di umanità. L’hanno data i ragazzi di Crotone, gli studenti che hanno marinato la scuola non per andare a pomiciare da qualche parte, ma per andare in piazza a fare sentire il loro urlo: free Palestine. Una lezione agli adulti, ai benpensanti, ai ‘sotuttoio’, ai bendati, agli odiatori a ogni costo, ai fascisti, ai patrioti a trucco. Una lezione anche per chi venerdì 3 ottobre ha preferito restare a casa o andare al lavoro pensando che Gaza sia lontana.
Gaza è vicina
“Se chiudiamo occhi su Gaza stiamo chiudendo gli occhi su noi stessi” ha detto Simone, 17 anni, studente del liceo classico Pitagora salendo per primo sul palco dello sciopero generale di Crotone. Un discorso il suo che ha toccato il nervo scoperto di una vicenda in cui c’è un popolo aggredito nell’indifferenza del mondo., “Un bambino morto – ha detto il giovane crotonese – non è mai un danno collaterale, è un universo intero che si spegne. Gaza è il posto dove i sogni vengono bombardati, se avessimo il coraggio di guardare davvero piangeremmo tutti e quelle lacrime sarebbero già un inizio. Le lacrime fanno rumore, scavano, svegliano e costringono ad agire. Lasciamo che Gaza ci attraversi, ci spezzi, ci obblighi a non dimenticare. Perché il dolore di quel popolo non è lontano, è la misura della nostra umanità. Se chiudiamo occhi su Gaza stiamo chiudendo gli occhi su noi stessi. Ed allora piangiamo, piangiamo per ogni vita strappata, per ogni madre senza figlio e per ogni bambino senza un domani. Piangiamo finché il pianto diventa voce, finché la voce diventi grido ed il grido diventa azione. Perché Gaza non chiede pietà, chiede giustizia e la giustizia se davvero la vogliamo comincia dalle nostre lacrime”.
Marinato la scuola per esserci
C’erano un migliaio di persone al presidio in piazza della Resistenza a Crotone davanti al Municipio dal quale sventolava anche la bandiera palestinese. Tra loro c’è anche il sindaco Vincenzo Voce con la fascia tricolore insieme ad alcuni assessori. In gran parte sono stati studenti, arrivati anche dalle scuole della provincia nonostante non avessero avuto l’autorizzazione. Hanno marinato la scuola pur di esserci.
Come il gruppo che è arrivato dal liceo classico Borrelli di Santa Severina: “È una nostra iniziativa individuale come studenti. Abbiamo preferito prendere un’assenza ingiustificata pur di essere qui: ne vale la pena decisamente. I professori ci hanno dato il loro appoggio e anche loro sono qui. Siamo preoccupati per il nostro futuro, perché vediamo popoli inermi massacrati nell’indifferenza generale. Chiediamo che lo Stato italiano non continui ad appoggiare il genocidio del palestinesi”.
Anche Jacopo, 14 anni, studente del ‘Donegani’ è arrivato da solo in piazza coperto con una bandiera della Palestina. Arriva da Rocca di Neto per dire che a Gaza “gli israeliani stanno facendo cose orribili per il potere mettendo in mezzo civili e bambini. Questa non è politica questa è occupazione e non ci sarà mai un vincitore”.
Ha 17 anni Lorenzo e studia al liceo classico Pitagora dice che a scuola hanno dibattuto su quanto accade in Palestina e poi afferma: “Sono qui come tanti miei compagni perché tanta gente a Gaza soffre. Non è giusto restare in silenzio. Dobbiamo denunciare quanto sia ingiustificato e ingiusto quanto fatto dal governo italiano che è complice Israele. Questa cosa, da italiano, mi lascia senza parole”.
Antonio, giovane crotonese di 17 anni, studente del ‘Donegani’ entra in piazza con un cartello ‘Free Gaza’: racconta di averci messo ore a prepararlo e che ha fatto ‘sciampalé’ per partecipare allo sciopero: “Io protesto affinché l’Italia riconosca la Palestina. Crotone nel suo piccolo fa sentire la sua voce per denunciare, insieme a milioni di altre voci delle città italiane, un governo pro Israele”.
Porta uno dei cartelli più significativi – ‘Ogni bomba su Gaza esplode anche sulla nostra umanità’- Ettore, studente del Pitagora di 17 anni, che dice: “Stiamo lottando per una causa importante e bisogna farci sentire. È vergognoso che l’Italia non riconosca lo Stato di Palestina”.§
C’è anche una giovane mamma tra chi protesta. Silvana 23 anni, ha deciso di non andare a lavoro: “Aderisco perché mi spaventa il mondo dove vivrà mio figlio. Non mi cambia nulla non andare al lavoro per un giorno perché non voglio che mio figlio viva in un mondo in cui tendiamo a boicottare chi aiuta ed a penalizzare l’umanità”.
Questione di umanità
L’organizzazione dello sciopero generale è stata della Cgil e dell’Usb, ma sono stati gli studenti i veri protagonisti monopolizzando il palco e gli interventi. “Non smetteremo di denunciare, parlare, lottare finché la Palestina non sarà libera. Restiamo svegli. Restiamo da parte giusta della storia” urla una studentessa. Gli fa eco un ragazzo: “Noi siamo qui per cambiare le cose. Questa non è una questione di partiti, non ha importanza destra e sinistra, non hanno importanza le religioni. Questa è una questione di umanità”.
La piazza è piena di ragazzi e pensionati. Gli adulti che lavorano non hanno aderito allo sciopero. Molti, però, sono rimasti a guardare dalla finestra per poi sparare cavolate nei commenti sui social invitando come al solito ad andare a protestare per la sanità, le strade e il lavoro in Calabria. Peccato che, quando si è protestato per queste emergenze, loro erano sempre lì sul divano di casa a sparare le stesse cavolate.
Una generazione che non sta zitta
Invece, quello che è accaduto venerdì 3 ottobre, seppure in piccola dimensione rispetto ad altre città calabresi, racconta di una generazione che chiede a chi governa di essere umani. Una generazione che chiede di essere protagonisti e non muti osservatori indifferenti pronti a giudicare senza accendere il cervello. La lezione ai benpensanti la offre Rebecca Maria, 17 anni studentessa del liceo Gravina di Crotone: “Chi oggi pensa che questo incontro sia inutile, si sbaglia. La nostra semplice presenza qui dimostra quanto sia sbagliata l’indifferenza che il governo italiano sta mostrando” dice con rabbia. “Viviamo in un mondo – prosegue – in cui sentire il termine guerra è una quotidianità. Quanto sta avvenendo in Palestina è un orrore. Non ci sono due eserciti, ma uomini, donne, anziani e bambini che temono per la propria vita. Noi siamo contrari a ciò che sta accadendo e in questo momento di silenzio del governo italiano dobbiamo urlarlo a squarciagola. Noi siamo il futuro di questo Paese, se non parleremo noi chi lo farà al posto nostro? È con queste manifestazioni, che qualcuno ridendo definisce inutili, che avvengono i cambiamenti. Oggi il popolo italiano non starà zitto. E non lo farà nemmeno domani”.






