Caso giudiziario
|Omicidio Chimirri a Crotone, Corte costituzionale chiamata a esprimersi su archiviazione per poliziotto
Sul caso dell’omicidio Chimirri la Cassazione chiede alla Consulta parere sul diritto della parte offesa di chiedere ricusazione del gip che ha archiviato la posizione dell’agente
Una decisione che potrebbe lasciare il segno nella storia del diritto penale italiano. La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha trasmesso alla Corte Costituzionale una questione di legittimità che tocca un nodo finora mai risolto: la persona offesa da un reato può ricusare un giudice di cui dubita l’imparzialità? La vicenda nasce dal processo per l’omicidio di Francesco Chimirri, pizzaiolo crotonese, ucciso nell’ottobre del 2024 da un colpo di pistola esploso dal poliziotto Giuseppe Sortino.
Dall’omicidio alla battaglia legale
Secondo la ricostruzione emersa nelle indagini, il 7 ottobre 2024 Sortino fu aggredito da alcuni membri della famiglia Chimirri nel quartiere Lampanaro. Nella concitazione l’agente sparò un colpo di pistola che uccise Francesco Chimirri. Nei mesi successivi, l’inchiesta si è allargata con più sviluppi giudiziari: cinque persone indagate per l’aggressione al poliziotto (Il Crotonese, 17 marzo 2025); richieste e accoglimento di patteggiamenti con quattro condanne definitive (Il Crotonese, 13 maggio 2025).
Nel procedimento collegato, nel quale il poliziotto era accusato di omicidio, la Procura della Repubblica, ha chiesto al gip Elisa Marchetto l’archiviazione per legittima difesa. I legali della famiglia Chimirri, rappresentata dagli avvocati Tiziano Saporito e Andrea Filici, hanno più volte sostenuto che, al momento dello sparo, Sortino non fosse oggetto di un’aggressione collettiva e che la versione recepita dal gip fosse in realtà una “narrazione già tracciata”.
La ricusazione e la svolta in Cassazione
Proprio su questa premessa nasce l’istanza di ricusazione del gip Marchetto, che, secondo gli avvocati di parte offesa, avrebbe espresso un giudizio anticipato e incompatibile con la sua funzione di giudice imparziale. La Corte d’Appello di Catanzaro, tuttavia ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione, richiamando l’orientamento tradizionale secondo cui la persona offesa non ha la qualifica di “parte” e quindi non può chiedere la ricusazione.
Gli avvocati Saporito e Filici hanno così, presentato ricorso in Cassazione ribadendo come nell’ordinanza di custodia cautelare del 3 dicembre 2024 il gip di Crotone, Elisa Marchetto, “non si era limitato a una sommaria delibazione degli indizi, ma aveva costruito una narrazione completa e giuridicamente qualificata, sposando in modo inequivocabile la tesi difensiva dell’indagato Giuseppe Sortino”.
Secondo quanto rendono noto gli avvocati, il gip descrive nell’ordinanza quell’episodio come una “brutale e insensata violenza” contro il poliziotto, che reagì con “un estremo atto di autodifesa” sparando e colpendo mortalmente Francesco Chimirri.
Il 2 ottobre 2025 la Prima Sezione Penale ha riconosciuto che la questione è “rilevante e non manifestamente infondata”, rimettendola alla Consulta. Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere la questione, si aprirebbe un precedente di portata storica: le vittime di reato in tutta Italia avrebbero la possibilità di ricusare un giudice sospettato di parzialità. La questione, infatti, avrà efficacia erga omnes e vincolerà tutti i tribunali italiani.
Cosa può accadere?
Nel frattempo, nonostante la pendenza del ricorso e della questione costituzionale, il gip Marchetto il 28 luglio 2025 ha disposto l’archiviazione del procedimento contro Sortino, ritenendo la sua condotta legittima difesa. Se la Consulta accoglierà la questione sollevata dagli avvocati Saporito e Filici, l’ordinanza di archiviazione potrebbe essere travolta e l’intera vicenda giudicata da un magistrato diverso.
“Questa vicenda – hanno detto gli avocati Saporito e Filici – non riguarda solo la tragica morte di Francesco Chimirri, ma tocca un principio cardine del nostro sistema giudiziario: il diritto di ogni cittadino, e in particolare della vittima di un reato, a un giudice terzo e imparziale. La storica ordinanza con cui la Suprema Corte di Cassazione ha accolto i nostri dubbi e investito della questione la Corte Costituzionale è una vittoria non solo per la famiglia Chimirri, ma per lo stato di diritto. L’odierna archiviazione, emessa dallo stesso Giudice di cui avevamo motivatamente messo in dubbio la serenità di giudizio, era un atto purtroppo atteso, quasi un ‘epilogo annunciato’. Ma è un epilogo con fondamenta d’argilla. Attendiamo con fiducia la pronuncia della Consulta, certi che ristabilirà un principio di civiltà giuridica. Una decisione favorevole non solo travolgerà questa archiviazione, ma garantirà in futuro a tutte le persone offese in Italia uno strumento essenziale per la tutela dei propri diritti: la garanzia di non essere giudicati da chi ha già, di fatto, deciso”.


