Partita solidale a Crotone per la Palestina tra volontari europei durante Italia-Israele
CROTONE – Anche a Crotone, come in diverse parti d’Italia, martedì 14 ottobre si è scesi in campo per la Palestina in contemporanea alla partita tra Italia ed Israele giocata ad Udine per le qualificazioni mondiali. Al Centro Sportivo Faillo di Crotone (messo a disposizione gratuitamente dalla gestione), infatti, su iniziative del gruppo ‘Crotone per la Palestina’, si è disputata una partita che ha visto protagonisti ragazzi e ragazze (ed anche il direttore de il Crotonese che ha giocato in porta) provenienti da diversi Paesi europei – e perfino dal Messico – impegnati in un progetto di volontariato europeo presso la cooperativa One. Due squadre miste, supportate da altri giovani europei sugli spalti, hanno dato vita a un incontro all’insegna della solidarietà schierandosi simbolicamente e pubblicamente, al fianco del popolo palestinese.
Stop ad Israele
L’iniziativa, sostenuta dal gruppo “Crotone per la Palestina”, si è svolta nello stesso giorno in cui, a Udine, la Nazionale italiana si preparava alla sfida di qualificazione mondiale contro Israele. Un parallelismo non casuale. L’iniziativa contesta principalmente la scelta delle federazioni internazionali, FIFA e FIGC, di consentire alla rappresentativa israeliana di continuare a partecipare a competizioni internazionali sportive: “In questo momento- ha detto Simone Monesi, che coordina il gruppo pro Pal di Crotone – si sta disputando a Udine Italia – Israele con il silenzio complice di istituzioni, società, rappresentanti dello sport, FIGC che stanno in silenzio davanti ai crimini che lo Stato di Israele ha compiuto verso il popolo palestinese. Noi abbiamo deciso di fare una partita solidale per denunciare questo silenzio assordante. La squadra nazionale di un paese che ha ucciso più di 60.000 civili e che ha distrutto un intero popolo non può partecipare a competizioni sportive. Noi pensiamo che tutto questo non abbia a che fare con i valori dello sport. Quindi siamo qui a giocare la nostra partita ovviamente con la Palestina nel cuore”.
Sport come resistenza
La partita è finita 5-4 per la squadra gialla, ma alla fine non c’è stato alcun vincitore ed alcun vinto. Solo abbracci, sorrisi e la consapevolezza di aver aggiunto una voce, piccola ma autentica, a una causa che chiede ascolto. Perché anche un pallone, calciato da volontari venuti da ogni angolo d’Europa, può diventare strumento di memoria, resistenza e speranza.


