Calabria, servizio 118 nel caos, OPI Crotone: “infermieri e autisti presi a pesci in faccia”
Salvati chiede maggiori riconoscimenti per il ruolo del personale: siamo noi che manteniamo il sistema
CROTONE – “Stanchi, delusi e profondamente arrabbiati.” È con queste parole che Pasquale Salvati, responsabile della formazione dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Crotone e membro RSU CISL FP, dà voce al malessere diffuso tra infermieri e autisti soccorritori del servizio di urgenza ed emergenza 118 in Calabria. Una denuncia che punta il dito contro quella che viene definita “una pessima gestione” del sistema e una cronica mancanza di riconoscimento per chi, ogni giorno, regge le sorti del soccorso territoriale.
Secondo Salvati, la situazione sarebbe ormai “esasperata dalla chiusura tecnicamente immotivata delle Centrali Operative”, decisione che avrebbe contribuito ad aumentare “la disorganizzazione e il senso di abbandono” tra gli operatori. Il personale lamenta un quadro gestionale confuso, in cui gli sforzi quotidiani dei professionisti non trovano riscontro né in termini contrattuali né di valorizzazione del ruolo.
Mancati riconoscimenti
Il punto principale della protesta, spiega Salvati, riguarda il mancato riconoscimento del contributo essenziale di infermieri e autisti soccorritori, soprattutto nei contesti in cui il medico di emergenza è assente: “Nonostante il servizio 118 sia spesso in forte sofferenza per la carenza di personale medico, sono proprio loro a garantire soccorsi tempestivi, lavorando in equipaggi che vedono regolarmente l’assenza del medico a bordo”.
Beffa amara
Il sindacalista e dirigente OPI denuncia inoltre una gestione che, anziché rafforzare il personale interno, si orienta verso soluzioni esterne: “Mentre si cercano soluzioni costose e ‘tampone’ al di fuori del sistema – scrive Salvati -, il personale storico, che detiene l’esperienza e la conoscenza del territorio, continua a essere ignorato nelle sue legittime richieste contrattuali e professionali”. Una “beffa amara”, la definisce il sindacalista.
Rivendicazione del ruolo
Dietro la protesta non c’è solo una rivendicazione economica o sindacale, ma la richiesta di riconoscimento di un ruolo che, nei fatti, garantisce la sopravvivenza del sistema di emergenza. “Noi lavoriamo anche senza medici, ma i medici senza infermieri e autisti non possono lavorare,” sottolineano gli operatori. Un’affermazione che mette in luce un dato di realtà: “Questa sintesi – scrive Salvati – evidenzia una realtà ineludibile: sono gli infermieri, con la loro competenza clinica, e gli autisti soccorritori, con la loro professionalità nella guida e nel primo soccorso, i veri pilastri che impediscono il collasso del servizio. Sono loro a fronteggiare l’emergenza sulle strade, tra sirene, stress e sacrifici quotidiani, spesso trovandosi ad assumere responsabilità ben oltre quelle previste dai loro inquadramenti”.
Presi a pesci in faccia
La richiesta è chiara: che la Regione Calabria e le Direzioni sanitarie riconoscano finalmente il valore di queste professionalità e si impegnino a garantire “una tutela reale” per chi opera in prima linea. “Il personale del 118 – afferma Salvati – è stanco di essere “preso a pesci in faccia” e chiede con forza che la Regione e la Direzione Sanitaria competenti riconoscano il valore e la professionalità di chi, da anni, garantisce la vita dei cittadini in ogni condizione”.
Come conclude Salvati, “è tempo che alle promesse di potenziamento e alle soluzioni esterne si affianchi, finalmente, una tutela reale per le due figure che mantengono attivo il servizio di emergenza urgenza”.


