Fair Play della Salute
|Metalli pesanti, l’oncologo Montilla: “Nei pazienti di Crotone valori 300 volte più alti del normale”
Il consulente dell’Osservatorio nazionale amianto ha presentato i risultati di uno studio al Ministero della Salute
“A Crotone abbiamo trovato biomarcatori mutageni e cancerogeni con valori di riferimento di almeno trecento volte più alti dei dati normali”.
Con queste parole l’oncologo Pasquale Montilla, consulente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha presentato i risultati di un importante studio sui pazienti oncologici di Crotone durante il Fair Play della Salute svoltosi il 28 ottobre al Ministero della Salute.
Secondo Montilla, i dati raccolti mostrano una correlazione diretta tra l’incidenza tumorale nella popolazione locale e la contaminazione ambientale dell’area industriale ex Pertusola, classificata come Sito di Interesse Nazionale (SIN).
Le origini dell’indagine
Nel suo intervento, Montilla ha ricordato come la correlazione tra metalli tossici e salute sia nota fin dall’antichità: “La prima descrizione di colica addominale risale a Ippocrate nel 379 a.C., riguardava un uomo che estraeva metalli tossici”.
L’oncologo ha spiegato che lo studio dell’ONA non si limita a un’analisi clinica o giuridica, ma punta a costruire strategie di prevenzione primaria e secondaria basate su dati scientifici verificabili.
Il sito contaminato e la sottovalutazione del rischio
Montilla ha denunciato la sottovalutazione del rischio ambientale causata dai metalli pesanti nell’area di Crotone: “Per l’ONU il sito di Crotone è una cancer mission, un punto focale per l’osservazione oncologica nazionale”. Nonostante la gravità dei fenomeni, ha detto Montilla, “i dati epidemiologici relativi all’incidenza tumorale della popolazione di Crotone non risultano negli ultimi anni, per criticità, essere stati accolti nei database internazionali. Cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità non li ha recepiti, li ha respinti”.
Questa carenza di dati sugli effetti sulla salute dei metalli pesanti a Crotone ha causato un effetto domino con la mancata applicazione del protocollo Euroton ed ha portato alla diffusione di scarti industriali contaminati in diverse aree urbane, usati perfino nella costruzione di piazzali e edifici: “Questo – ha sottolineato il medico – ovviamente ha determinato un elevato impatto di mortalità, oncologica”.
Livelli record di contaminazione
Il programma di screening tossicologico e molecolare condotto dall’ONA su pazienti oncologici residenti nell’area SIN, ha dato risultati definiti drammatici dell’oncologo: “Nei pazienti affetti da patologia oncologica in diversi tessuti ed in pazienti in trattamento oncologico tra il primo, secondo e terzo stadio, abbiamo rilevato, esattamente la presenza di metalli tossici, di agenti chimici tossici, di produzione industriale che sono ancorati fenotipicamente nei tessuti tumorali dei pazienti. Questo è un dato drammatico: sono valori che vanno da dieci a cinque volte il limite della soglia massima. Sono tutti metalli tossici e cancerogeni ad alta reattività elettronica e che quindi interferiscono nell’alterazione del genoma umano”.
La speranza nella prevenzione e nella ricerca
Nonostante il quadro allarmante, Montilla ha evidenziato l’importanza della nuova epidemiologia integrata, che unisce genetica, biologia molecolare ed esposomica: “Questa metodologia ci consente di anticipare le patologie oncologiche e rendere la prevenzione più efficace”. L’oncologo ha citato anche il caso di un ex lavoratore Pertusola che, grazie a un approccio terapeutico innovativo basato sull’analisi tossicologica e l’eliminazione dei metalli pesanti, è riuscito a superare sette recidive ed è oggi in remissione completa.

