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Divieto cellulari in classe, a Crotone gli studenti tornano a parlarsi

L’entrata in vigore della circolare ministeriale sull’uso degli smartphone nelle scuole secondarie di secondo grado avrebbe operato il miracolo. Ma i pareri sembrano discordanti.

CROTONE – Veramente studenti e studentesse con il divieto di uso dei cellulari in classe sono ritornati a comunicare tra di loro? L’entrata in vigore della circolare ministeriale sull’uso degli smartphone nelle scuole secondarie di secondo grado avrebbe operato il miracolo. Ma i pareri sembrano discordanti.

In armadietti, scatole, silenziati

Dall’inizio dell’anno scolastico, in autonomia, ogni istituto a Crotone ha adottato le proprie misure organizzative per ottemperare al divieto di uso dei cellulari in classe. Per esempio, in alcune scuole gli smartphone vengono riposti negli armadietti, in altre nelle scatole, in altre ancora gli studenti e le studentesse sono invitati a silenziare o a spegnere i propri dispositivi e a riporli nello zaino.
In teoria, qualsiasi tipo di organizzazione dovrebbe funzionare, visto che nelle scuole di primo grado il divieto è in vigore già da anni e quindi il passaggio alle superiori dovrebbe essere indolore.

Istituto don Milani

Caterina Scicchitani, docente dell’Istituto comprensivo “Don Milani”, dice: “I nostri alunni sono abituati al divieto da sempre e a scuola sono tranquilli. Ritiriamo gli smartphone alla prima ora e li restituiamo all’uscita. Qualche astuzia ogni tanto si verifica, ma è davvero marginale”.
Ma al cospetto delle scuole medie, le superiori rappresentano uno zoccolo duro. Da sempre. Perché il passaggio da una scuola all’altra coincide con il cambiamento degli studenti, da quello fisico a quello emotivo, e la trasgressione, a tutti i livelli, sembra avere la meglio. Tuttavia, laddove le regole sono rispettate in maniera ferrea, anche i più riottosi si abituano.

Al Pertini già preparati

Come all’Istituto d’istruzione superiore “Pertini Santoni”, per esempio, dove – racconta la dirigente Annamaria Maltese – erano già preparati all’obbligo, visto e considerato che avevano sperimentato il divieto di utilizzare lo smartphone lo scorso anno. “Abbiamo acquistato delle cassette dove raccogliamo gli smartphone e li abbiamo preparati a questa possibilità, pertanto l’obbligo quest’anno non è stato una novità” spiega la dirigente. “Ora siamo in fase di assestamento e lavoriamo affinché il divieto di usare i dispositivi sia considerato da un punto di vista educativo e non punitivo, cercando di riscoprire le dinamiche sociali”.

Donegani, abituati al divieto

Abituati al divieto lo sono anche all’Itis “Donegani”, dove studenti e studentesse hanno iniziato a consegnare i propri smartphone in apposite scatole lo scorso anno scolastico, per poi riaverli cinque minuti prima del suono dell’ultima campanella. “Per noi non è stata una novità – dice Patrizia Attinà, docente del Donegani –. Qualche furbata c’è stata, ma il fenomeno è stato arginato. Anche i genitori sono contenti: alcuni colleghi pensano che tra i ragazzi vi sia maggiore interazione, altri ritengono che i ragazzi si sentano disconnessi dal mondo perché non leggono più i messaggi ricevuti in tempo reale. Tra i ragazzi i pareri sono divergenti: non credono che tra loro ci sia maggiore interazione, erano abituati alle comunicazioni immediate e ora si sentono decontestualizzati, ma, tutto sommato, sono tranquilli”.

Filoao: una buona regola

Secondo alcuni studenti del liceo scientifico “Filolao” di Crotone, il divieto di uso dei cellulari in classe non ha cambiato la loro vita. Sostengono che potrebbe essere una buona regola, salvo che, a volte, lo smartphone può essere usato anche per scopi didattici. Per altri, invece, la differenza la fanno i docenti: c’è chi è più propenso al controllo certosino e chi lo è di meno e, si sa, il pugno forte spesso vince.
Perché ammettono: “È scontato che in classe si segua meglio senza il telefono. Leggere i messaggi o le notifiche che arrivano durante le lezioni è sempre un elemento di distrazione. In quanto ai rapporti tra noi studenti, forse sì, qualcosa è cambiato: invece di consultare il telefono, dialoghiamo e scherziamo un po’ di più”.

L’articolo è stato pubblicato sull’edizione de il Crotonese del 21 ottobre 2025.