Giornata internazionale
|Corruzione 2025, Calabria seconda in Italia per indagati
La fotografia di Libera: nel Sud quasi la metà delle inchieste. L’allarme di Borrello sulla ’ndrangheta e sui costi indiretti per i cittadini
La fotografia scattata da Libera in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione mostra un Paese dove le “mazzette” e gli accordi sottobanco continuano a essere un problema serio. E la Calabria, ancora una volta, non fa eccezione. Anzi: con 141 persone indagate dall’inizio dell’anno, è tra le regioni con i numeri più alti.
Il quadro nazionale è ampio: 96 inchieste tra gennaio e dicembre 2025, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Appalti truccati, certificati falsi, concorsi pilotati, favori in cambio di voti o denaro. Una lunga lista di casi che coinvolge amministratori, funzionari pubblici, imprenditori e, in alcuni episodi, anche figure vicine ai clan. Libera parla di un sistema che non riguarda solo singoli episodi, ma vere e proprie abitudini consolidate.
Fenomeno radicato
In Calabria il fenomeno appare radicato. Sanità, rifiuti, opere pubbliche, edilizia, servizi scolastici: sono diversi i settori finiti al centro delle indagini. Si tratta di inchieste ancora aperte, e quindi senza colpevoli accertati, ma che danno comunque l’idea di come certe pratiche continuino a ripetersi. A volte basta il faccendiere che conosce le persone giuste, altre volte è un dirigente a muovere i fili, altre ancora è la politica locale ad avere un ruolo.
Proprio su questo punto arriva l’allarme di Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera Calabria, che parla di una situazione da non sottovalutare. Secondo lui i numeri della regione devono essere un vero campanello d’allarme perché oggi la corruzione è uno degli strumenti privilegiati anche dalla ’ndrangheta. Grazie ai capitali di cui dispone, riesce a infiltrarsi in molti settori, condizionando la vita politica, economica e sociale non solo in Calabria ma anche altrove. Borrello ricorda poi i cosiddetti costi indiretti della corruzione: inefficienze e disservizi che ricadono direttamente sui cittadini, soprattutto in una regione già debole sul piano economico, sanitario e infrastrutturale. E quando le inchieste toccano figure politiche e istituzionali, il danno pesa anche sulla fiducia delle persone nelle istituzioni.
Fenomeno nazionale
Guardando più nel dettaglio la ricerca di Libera, emerge che le regioni meridionali, comprese le isole, sono quelle con più indagini: 48 in tutto. Seguono il Centro con 25 e il Nord con 23. In testa c’è la Campania con 18 inchieste, poi il Lazio con 12 e la Sicilia con 11. La Lombardia, con 10, è la prima regione del Nord. Se però si guarda al numero delle persone indagate, la classifica cambia solo in parte: la Campania resta al primo posto con 219 indagati, ma subito dopo c’è la Calabria con 141. Poi Puglia con 110 e Sicilia con 98. Al Nord spiccano la Liguria con 82 indagati e il Piemonte con 80. Dati che, messi insieme, fanno capire come il fenomeno sia diffuso in tutto il Paese, anche se con intensità diverse.
Secondo Libera, il problema non è solo la quantità dei casi ma la diffusione di una mentalità che rischia di far sembrare la corruzione qualcosa di normale, quasi inevitabile. Una rassegnazione che, soprattutto in regioni come la Calabria, può rendere più difficile il cambiamento.
Ma non è il nostro destino
L’associazione insiste su due punti: istituzioni più forti e trasparenti, e una cittadinanza più attiva, capace di segnalare e controllare. La corruzione, ricordano, non è un destino scritto. Ma per contrastarla serve rompere quei meccanismi che da anni la alimentano. Anche qui, nella nostra regione, dove il confine tra malaffare e quotidianità sembra ancora troppo sottile.


