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Il costo sociale delle dipendenze lo paghiamo tutti

L’assessore alle politiche sociali del Comune Filly Pollinzi: “Dobbiamo usare i social e i linguaggi dei giovani per informare”

“La dipendenza da stupefacenti è un fenomeno che riguarda tutti, non ci si può illudere di non esserne toccati. I costi sociali sono notevoli, parliamo di salute pubblica, di intelligenze del territorio che si disperdono, di inevitabili drammi sociali da trattare e anche di sicurezza. L’allarme che percepiscono le forze dell’ordine che lavorano per perseguire i reati connessi all’uso e allo spaccio di stupefacenti è condiviso dai servizi sociali del territorio, soprattutto quando prendono in carico famiglie e minori”. L’assessore comunale alle Politiche sociali, Filly Pollinzi, quando parla di droghe e dipendenza ha le idee amaramente chiare. “La lettura del fenomeno oggi a Crotone è avvantaggiata probabilmente dal potenziamento dei servizi sociali, da una maggiore capillarità degli interventi che innesca una più ampia fiducia in chi viene preso in carico. Le risorse per lavorare sono state anche potenziate, oggi contiamo su un’equipe composta anche da psicologi ed educatori diversamente dal passato, inoltre c’è il terzo settore che opera da sentinella con diverse attività. Sicuramente sono aumentate le famiglie in carico ai servizi sociali e questo non dipende solo da situazioni di maggiore fragilità economica. Le dipendenze – spiega l’assessore – sono tante, in primis da gioco e alcol. Percepiamo un certo allarme sociale, ma vogliamo proiettarci verso una visione ottimistica, affrontando il problema concretamente, innanzitutto informando e facendo prevenzione, ma non solo, ci sono diverse attività in campo finalizzate a gestire le situazioni di vulnerabilità dettate anche dalla dipendenza da stupefacenti”.Chi è vittima di dipendenza arriva prima o poi a scontrarsi con due grossi problemi che inducono a ricaderci o a non uscirne: la precarietà abitativa e l’assenza di un lavoro. A questo scopo i servizi sociali hanno avviato il progetto di housing sociale, che ha l’obiettivo di dare un tetto a chi lo ha perso. “In questo percorso – spiega l’assessore – il beneficiario è accompagnato da un’equipe che lo supporta a tutto tondo, lavorando in sinergia con il sistema sanitario e le comunità terapeutiche. E’ la stessa prassi che si mette in piedi quando c’è la necessità di allontanare dei minori da genitori che vivono la dipendenza, spesso protagonisti di comportamenti violenti e disfunzionali, ai danni sia del partner che dei bambini. In questi casi si fa riferimento all’affido, nel senso che non si sottraggono definitivamente i minori alle loro famiglie, ma si sostengono verso la riappropriazione del ruolo genitoriale. Per riuscire in questo intento chiaramente la carta vincente è la sinergia istituzionale, che purtroppo spesso è difficile da perseguire, soprattutto perché la sanità è in sofferenza”.Per quanto riguarda il reinserimento lavorativo, invece, con riferimento al finanziamento ottenuto con ‘Pon Metro Plus Città Medie’, spiega l’assessore “abbiamo programmato una misura (F.Or.Ma. Formazione – Orientamento-Marching per l’autonomia) di circa tre milioni e mezzo di cui entro fine anno pubblicheremo la gara per la gestione dei servizi. Si tratta di una misura destinata all’inclusione lavorativa dei soggetti svantaggiati. Tra questi ovviamente saranno accolte anche le persone che hanno storie di dipendenze e che hanno seguito o seguono un percorso di riabilitazione specialistica. L’accompagnamento all’autonomia, l’inclusione lavorativa si realizzeranno attraverso piani individualizzati elaborati sul singolo soggetto (e insieme a questi) da un’equipe multidisciplinare, con la possibilità di attivare tirocini formativi e/o di lavoro oppure azioni per favorire l’auto imprenditorialità. Per spezzare il circuito della dipendenza oltre all’attenzione e alla cura sanitaria – ribadisce – è imprenscindibile offrire un’occasione per reintegrarsi nella società”.Alla luce dell’attività svolta dai servizi sociali Filly Pollinzi sente di poter dire che la dipendenza da stupefacenti non è un problema esclusivamente giovanile, ma trasversale ai quartieri, ai ceti sociali e all’età. “Questo – dice – non è un problema che riguarda la periferia, è estremamente trasversale e riguarda tutti. Ovviamente si sente forte il dovere di attenzionare particolarmente i giovani che hanno più difficoltà a comprendere il fenomeno a fronte di un’informazione spesso distorta. I ragazzi sono poco consapevoli delle conseguenze derivanti dall’uso di droghe, a loro sfavore gioca il senso di onnipotenza dettato dall’età, quella in cui ci si illude che da soli si può fare tutto, anche uscire dalla droga. Con i giovani allora bisogna saper parlare, non possiamo pensare di poter essere quel mondo adulto sordo che i giovani sono portati a sfidare. Guardiamo molto spesso ai social come veicolo di pericolo e pure io penso che potrebbero essere il canale per intercettare i loro bisogni e inviare i nostri messaggi informativi. Criticare i social e basta vuol dire deresponsabilizzarsi, il nostro dovere è iniziare a saperli usare, ecco perché puntiamo su una campagna informativa che li utilizza”. Tanto si fa, ma c’è la consapevolezza che tantissimo resta da fare. “Questo territorio sconta ritardi notevoli – dice Pollinzi – la nostra è una città disgregata, gli stessi quartieri restano isole a se, mentre servono ulteriori spazi di aggregazione, lo sport e la musica potrebbero essere strumento per parlare ai ragazzi. Indubbiamente serve una stagione di riforma, perché criminalizzare il fenomeno non basta, abbiamo il dovere di affrontarlo. Il problema più evidente con cui ci scontriamo è quello di una sanità al collasso, a fronte della crescita del servizio sociale non c’è stata pari risposta nel servizio sanitario e questo è un problema che richiede una risposta integrale. C’è ancora molto poco in termini di supporto alle famiglie che si confrontano con le dipendenze. E’ vero, le politiche familiari sono cambiate, ma sono aumentati anche i casi e soprattutto si è notevolmente abbassata l’età di chi inizia a fare uso di sostanze. La droga può essere risposta a drammi sociali e familiari, ma ne può essere anche l’innesco”.L’assessore è convinta sempre più che il lavoro più importante da fare è nei territori, capaci di raccontare delle verità che spesso sfuggono a chi ha il potere di determinare scelte nazionali. “Serve – dice – essere più prossimi nelle zone del disagio e farlo è nell’interesse di tutti, perché una cosa che spesso viene dimenticata quando si parla di dipendenza da stupefacenti è che tutto poi ritorna nelle tasche della criminalità, che ha sempre più interesse ad adescare nuove giovani leve per i suoi traffici”