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“Ho perso gli anni più belli ma adesso ne sono uscito”

Viaggio nelle dipendenze tra dati shock ma anche speranze e prospettive

“Io non lo sapevo, non lo capivo cosa stessi facendo, cosa sarebbe successo dopo… io non sapevo niente, ero un povero deficiente, un ignorante e la mia vita è cambiata una sera come tante in cui giocavamo con l’alcol per divertirci, stavamo andando in discoteca a Catanzaro, avevo 17 anni, in cinque in una macchina. Quella sera volevamo divertirci ancora di più, sballarci di più, con 50 euro ho pagato la mia condanna, il primo tiro di cocaina”. Una famiglia numerosa, 4 fratelli nati a poca distanza uno dall’altro, un padre impegnato a lavorare al Nord, una madre che non ce la fa da sola, non poteva farcela a stare dietro a tutto… “stavamo sempre per strada, a Fondo Farina, andavamo male a scuola, eravamo tremendi. Ci sono state delle brave persone che hanno tentato di avvicinarci alla Chiesa, di farci conseguire i sacramenti, ma ci sono state anche le brutte compagnie, per strada incontri di tutto. Io ero un bambino insicuro, timido, complessato, se mi innamoravo non avevo mai il coraggio di espormi e allora ho scelto la strada che mi dava la maschera del più forte, con l’alcol riuscivo ad essere disinvolto, improvvisamente trovavo il coraggio di fare qualsiasi cosa, diventavo allegro, mi toglievo quell’abito di tristezza che ho sempre indossato, ma non ero io”.E così già in terza media, Michele (nome di fantasia), che oggi ha 31 anni, abbandona la scuola, “frequentavo l’Istituto Cutuli, ero un disastro, andarci era come ritrovarmi ad uno specchio che ogni giorno mi diceva quanto fossi incapace. Così ho deciso di andare a lavorare, prima con dei parenti nel settore ittico, poi come muratore. Fino a 21 anni facevo casa, lavoro e sballo, poi non ci sono più riuscito, la situazione è degenerata, mi servivano sempre più soldi, ma non reggevo nemmeno i ritmi del lavoro, quindi ho iniziato a delinquere”. È iniziata così l’avventura di Michele nel mondo delle truffe on line. “A fare la differenza nella mia vita e in quella dei miei fratelli è stata la prossimità con delle persone che si sono avvicinate alla nostra famiglia e sono venute ad abitare dalle nostre parti, loro erano molto addentrati nello spaccio di sostanze stupefacenti. Ma quel mercato non mi interessava, da quando sono entrato nel mondo della cocaina l’ho sempre vissuta male, con senso di colpa e disperazione, ero consapevole di essere in gabbia, per questo non ho mai avuto il coraggio di spacciare cocaina. La marijuana sì, è capitato. Guardando da altri ho capito che con le truffe on line potevo guadagnare tanto. Vendevo di tutto, ma in realtà gli acquirenti non ricevevano niente. Sono arrivato ad incassare fino a 3mila euro al giorno e addirittura a prestare del denaro per farlo lucrare, ho fatto lo strozzino con chi investiva nella droga. Spendevo tutto in auto, moto, ristoranti, vestiti firmati, aiutavo anche a casa, ma alla fine mi ritrovavo sempre solo ed infelice. Sono iniziate le ossessioni: ero ossessionato dai miei che mi stavano addosso, dalle forze dell’ordine che mi avrebbero scoperto, da gente che poteva farmi del male. In quegli anni frequentavo solo pregiudicati, è chiaro che la tensione era alta, a volte sono stato coinvolto in risse violente… Quando ti fai non hai paura di nulla e ti infili sempre nei guai. E infatti è arrivata la prima sorveglianza speciale nel 2017. Una misura che ho evaso tantissime volte, perché non potevo stare senza sostanza. Tutte quelle evasioni le sconto ora, con una pena che si è elevata a dismisura”.“Se quando tiri cocaina ti senti onnipotente – spiega Michele – il disagio, la sofferenza li provi quando passa il suo effetto. Cerchi la sostanza perché vuoi solo stare bene. Farsi una pista è un po’ come fare sesso dal punto di vista del piacere, in quel momento stai benissimo, la differenza è che se il piacere te lo dà la droga dopo stai male. È molto meglio fare l’amore – dice sorridendo – soprattutto se hai la fortuna di poterlo fare con una donna che ami”.Michele tante volte ha tentato da solo di farla finita con la cocaina. Nel 2018 voleva dire basta, per quattro mesi riuscì a non toccarla. “Avevo tutto, i soldi, ma ero ossessionato dalla dipendenza, mi faceva paura, ci pensavo spesso quando ero da solo, quindi ho provato a smettere. Una sera, però – racconta – rividi un vecchio amico. Sono bastate 100 euro a farmi ricadere. È impossibile uscirne da solo, oggi lo so!”. Tante vicissitudini hanno condotto più volte Michele in carcere, ma la volta decisiva fu quella in cui lui stesso fece in modo di farsi arrestare. “Nel 2019 ho rotto la sorveglianza quando sapevo con certezza di essere scoperto perché volevo allontanarmi dalla cocaina. Mi hanno condotto nel carcere di Crotone, ma lì sono solo peggiorato. In un carcere si parla solo di reati e conosci meglio altri delinquenti come te. Ne ho combinate veramente tante!”. In questa esistenza dissoluta la vita di Michele è stata attraversata anche dall’amore, un’esperienza sentimentale che inevitabilmente si concluse rovinosamente. “Ero innamorato, lei aveva già un bambino al quale mi ero anche molto legato, ma io non ero una brava persona, ero insostenibile, uno sballato. È finita male, ad ogni litigio cercavo rifugio nella droga. Quando ci siamo lasciati ho sofferto tantissimo e la droga mi ha devastato. Non potevo fare altro, non avevo nemmeno la patente perché giustamente mi era stata ritirata in quanto assuntore. Guidavo lo stesso. Violavo i domiciliari, tutto quello che facevo, anche solo incontrare una persona, mi faceva sentire braccato. La droga l’ho vissuta malissimo, sono stato sempre consapevole della mia rovina, era un’ossessione per me liberarmene. Ricordo con emozione il capodanno del 2022, a mezza notte, con la mia vita distrutta, mi sono promesso di smettere. È da allora che non tiro cocaina, ma per andare avanti ho fatto uso di altre sostanze, marijuana soprattutto”. Nel 2023 Michele è rientrato in carcere a Crotone. “Ero così fuori di testa che ho aggredito una guardia, mi hanno trasferito al carcere di Palmi, gremito di ‘ndranghetisti della Piana di Gioia, nomi pesanti. Un educatore, mi ha voluto bene, ha fatto in modo di farmi trasferire al carcere di Siano a Catanzaro. “Lì ho veramente iniziato a capire che dovevo chiedere aiuto per uscirne. In carcere butti la tua vita senza accorgertene, i giorni passano e tu sei lì, fermo. Cercavo di non buttarmi giù facendo palestra, corsi… ma aspettavo solo di uscire. A quel punto ero ad un bivio: potevo sposare definitivamente la strada della ‘ndrangheta, con un battesimo, oppure chiedere aiuto. Detenuti più anziani, malavitosi navigati, mi hanno indirizzato, mi hanno fatto capire che la strada della criminalità non conviene, perché è quello il destino: una vita braccata o rinchiusa in carcere. Per loro era tardi ormai, ma io ero ancora giovane, potevo provarci ad inseguire una vita diversa. Un amico mi ha suggerito la strada della comunità. Mi vergognavo di entrare, tutti avrebbero saputo ciò che io ho sempre cautamente nascosto, cioè la mia dipendenza; pensavo che mi avrebbero tutti etichettato come un lurido drogato, un debole. Oggi, grazie al lavoro che la comunità terapeutica Agorà mi ha permesso di fare su me stesso non mi vergogno più della mia storia e della mia debolezza. Sono grato a questa comunità che mi ha salvato, io da solo non ne sarei mai uscito. Perché non si tratta di combattere contro la cocaina, ma di affrontare le motivazioni che ogni volta rappresentano una scusa per ricaderci. Qui – prosegue Michele – ho affrontato la mia sofferenza interiore, la mia vulnerabilità e ho ritrovato la dignità. Con l’aiuto della psicoterapeuta ho capito cose di me che nemmeno io conoscevo, mi sono scrutato nel cuore. Non voglio essere ipocrita – ammette – non è stato facile. Una volta, dopo tre mesi, ci sono ricaduto, nella marijuana e nell’alcol. La mattina seguente il test delle urine mi ha smascherato, ne è seguita una dura punizione di tre mesi. Non sono uscito, non ho avuto il telefono, ma oggi ringrazio quella punizione, mi ha salvato. Ogni giorno che passa da allora mi ricorda che io sono più forte della droga”.In comunità Michele ha conseguito la licenza media, un corso di informatica e grazie ad una convenzione ha trovato anche un lavoro in un ristorante. Ha preso una casa in affitto e vive da solo. In comunità torna da volontario. “Per la comunità resto a disposizione, la mia gratitudine nei loro confronti sarà eterna. Ora questa è la mia famiglia – dice – ne sono uscito, ma ho pagato un prezzo altissimo alla droga. Mi è costata solitudine. Sono uscito da tutti i giri, mi sono dovuto allontanare addirittura dalla mia famiglia. Due dei miei fratelli fanno ancora uso di sostanze. Continuo a volergli bene, spero anche loro trovino la forza di uscirne. Loro sono fieri di me, dicono che almeno io ce l’ho fatta. Purtroppo loro ci sono dentro fino al collo, sono sottoposti anche a misure restrittivi per aver commesso reati gravi”.“Alla droga – continua Michele – pago quotidianamente anche un forte senso di colpa nei confronti di mia madre. Le ho spaccato il cuore. Soffre di crisi di ansia, non sta bene. Non poteva essere diversamente con quello che abbiamo combinato 3 figli su 4. Ci sono giornate di malessere anche per me, ritrovarmi solo a casa, senza nessuno che mi aspetta dopo il lavoro non è bello, ma vado avanti, ho perso 15 anni della mia vita, è normale che ora devo ricostruire. Ho almeno i miei sogni: amo cucinare, mi piacerebbe studiare all’alberghiero e poi, soprattutto, vorrei una famiglia, dei figli, persone che mi amano”.Oltre ai sogni a Michele oggi resta la capacità di gioire delle cose semplici, quello che nessuno potrà mai togliergli: “una volta inseguivo le apparenze, abiti griffati, macchine per sembrare diverso da ciò che ero. Ora sono uscito addirittura dai social, non mi interessa più mostrare il mio fisico palestrato. Oggi per esempio mi dà piacere camminare su una spiaggia, sentire il rumore del mare e il vento in faccia. La natura. Ho il coraggio di parlare serenamente ad una ragazza che mi piace. Soprattutto ho scoperto che posso ballare senza sballarmi, ridere, divertirmi ed è veramente bellissimo”.