Tentato omicidio a Crotone per la droga: in manette due giovani
Il movente sarebbe una trattativa di droga finita nel sangue
CROTONE – Una trattativa per la compravendita di droga degenerata in tentato omicidio: sarebbe questo il movente alla base del grave fatto di sangue avvenuto lo scorso 8 novembre, per il quale martedì 13 gennaio sono scattate le manette ai polsi di due giovani crotonesi. La Squadra Mobile della Questura di Crotone ha tratto in arresto Raffaele Antonio Avallini, di 23 anni, e Pasquale Pio Cosco, di 26 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine per reati legati agli stupefacenti.
I due indagati sono stati condotti in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, su richiesta della locale Procura. L’accusa è di concorso in tentato omicidio ai danni di Rosario Nocera, 34enne originario di Salerno.
Arresti tentato omicidio Crotone: la ricostruzione dell’agguato
Le indagini hanno permesso di fare luce sulla sera dell’8 novembre 2025, quando in via Inghilterra, nella località Farina, si è consumato il crimine. La vittima era stata raggiunta da quattro colpi di pistola calibro 7.65, che lo avevano ferito gravemente alle gambe, al ventre e alla zona lombare. Le sue condizioni critiche avevano reso necessario il trasporto d’urgenza all’ospedale Pugliese di Catanzaro per un delicato intervento chirurgico volto all’estrazione di un proiettile.
L’operazione che ha portato agli odierni arresti per tentato omicidio a Crotone è il frutto di un’articolata attività investigativa coordinata dal Procuratore capo Domenico Guarascio e dal sostituto procuratore Matteo Staccini. Si è trattato di un’indagine “vecchio stampo”, resa complessa dall’assenza di collaborazione da parte di testimoni e della stessa vittima (arrestata il giorno dopo l’agguato per detenzione e spaccio e attualmente sottoposta all’obbligo di dimora). Anche per questo motivo la Procura ha indagato altre sei persone: quattro per favoreggiamento e due per droga.
Le indagini sugli arresti per il tentato omicidio a Crotone
Nonostante il muro di omertà, i detective guidati dal vicequestore Costantino Belvedere sono riusciti a ricostruire l’accaduto concentrandosi sugli ambienti dello spaccio locale e sui legami con la criminalità campana. Analizzando i tabulati telefonici della vittima e tracciando i movimenti della sua autovettura attraverso le telecamere di videosorveglianza cittadina, gli agenti hanno notato una presenza costante: un’auto a noleggio, risultata poi in uso a uno degli indagati, che seguiva gli spostamenti del 34enne.
Il quadro probatorio è stato completato grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, fondamentali per smontare gli alibi che i due giovani avevano tentato di costruirsi già dal giorno successivo alla sparatoria.
La confessione in una intercettazione
Secondo quanto emerso, sarebbe stato il 26enne a premere il grilletto. A inchiodarlo sarebbero le sue stesse parole, captate dalle microspie. Ignaro di essere intercettato, il giovane si è confidato con la fidanzata, lasciandosi andare a dichiarazioni che per gli inquirenti valgono come una confessione: “Lo hai capito che mi sono inguaiato la vita? Non me l’aspettavo nemmeno io che facevo un gesto del genere”.
L’incontro tra i crotonesi e il campano era avvenuto in una zona appartata, dietro una pizzeria, lontano da occhi indiscreti. Qualcosa nella trattativa è andato storto, scatenando la reazione dei due crotonesi. Resta da chiarire se l’arma appartenesse ai due aggressori o se sia stata sottratta alla vittima durante la colluttazione come sostiene Cosco parlando con un parente che lo invitava a confessare di aver sparato.
Esami balistici su un’arma trovata a Margherita
Peraltro la Polizia ha trovato una pistola calibro 7.65 nel quartiere Margherita dove, dalle analisi dei gps e delle celle telefoniche, nei giorni successivi alla sparatorie è risultata la presenza dei due indagati. Sull’arma sono in corso esami per verificare che sia quella usata per il delitto.
Nelle motivazioni della custodia in carcere, il GIP ha sottolineato la pericolosità sociale degli indagati che, nonostante la gravità del fatto, avevano continuato a spacciare nei giorni successivi senza mostrare alcun pentimento.
Panvino: risultato possibile grazie ai controlli del territorio
“L’indagine – ha spiegato il questore Renato Panvino – si inquadra in una più ampia e complessa attività messa in campo dalla Polizia di Stato nel contrastare le piazze di spaccio ed il traffico degli stupefacenti, core business delle organizzazioni criminali operanti nel crotonese con collegamenti anche in Campania. Il risultato odierno è stato possibile anche grazie ai controlli che abbiamo svolto sulla movida nel centro storico, frequentato dai due arrestati”.



