Opposizione
|Antica Kroton, Manica: “Un grande bluff costato caro a Crotone”
Il consigliere comunale attacca il progetto simbolo dell’amministrazione Voce: “Scavi elusi, gestione chiusa, nessuna ricaduta”
CROTONE – Il progetto Antica Kroton è “il grande bluff della storia recente di Crotone”. È un atto d’accusa durissimo quello messo nero su bianco dal consigliere comunale Antonio Manica, che in una nota indirizzata alla stampa ricostruisce criticità, scelte contestate e ombre politiche di quella che doveva essere la più ambiziosa operazione culturale e urbana degli ultimi anni.
Secondo Manica, Antica Kroton avrebbe dovuto rappresentare “una svolta culturale, urbana ed economica per la città”, ma si è invece trasformata “in un’occasione mancata, in uno sperpero di risorse pubbliche e in una consorteria di ambiguità”. Un giudizio netto che si inserisce, sottolinea il consigliere, in un contesto amministrativo già segnato da altre vicende controverse, a partire dalla bonifica, o presunta tale, “sulla quale siamo ancora in attesa – evidenzia – che il sindaco chiarisca tempi e luoghi di smaltimento di circa un milione di metri cubi di rifiuti”.
“Fanno finta di scavare”
Nel mirino dell’esponente di Forza Italia finiscono innanzitutto le campagne di scavo archeologico. “Le indagini non si sono concentrate nelle aree di maggiore potenziale scientifico – denuncia Manica – come il centro storico e il quartiere nord, cioè i contesti che avrebbero potuto restituire i dati più significativi sull’antica Kroton”. Al contrario, secondo l’esponente dell’opposizione, “si è scelto di aggirare i nodi veri, facendo finta di scavare”, evitando i contesti più complessi ma anche più promettenti. Una scelta che, a suo giudizio, “solleva dubbi seri sulla finalità scientifica dell’intero progetto”, dal momento che si elude “il cuore stesso della ricerca archeologica per cui Antica Kroton è stata finanziata”.
Altro punto centrale della critica riguarda il modello di gestione. Attorno al progetto, sostiene Manica, “si è costruito un sistema chiuso e autoreferenziale, una vera e propria consorteria”, in cui tutto si sarebbe svolto “all’interno di un piccolo orticello”. Un’impostazione che avrebbe prodotto “la totale esclusione del territorio”, senza il coinvolgimento di studiosi indipendenti, associazioni culturali, professionalità locali e cittadinanza. “Un progetto che doveva essere collettivo e partecipato – afferma – si è trasformato in un’iniziativa esclusiva e opaca, gestita da una cerchia ristretta e senza alcun confronto reale con la comunità”.
“Castello deturpato”
Critiche pesanti anche sull’impiego delle risorse pubbliche. “L’impressione diffusa è che i fondi siano stati spesi senza una logica complessiva”, né in funzione degli scavi né di una strategia di sviluppo urbano. Manica cita casi emblematici, a partire dallo stadio, “un’opera con una funzione sociale preesistente smantellata frettolosamente per diventare un cantiere dagli esiti incerti”. Stesso discorso per l’ex scuola San Francesco, “ristrutturata prima ancora di procedere agli indispensabili interventi di bonifica”, con conseguente allungamento dei tempi. E poi le rotonde, finite al centro di “una propaganda stucchevole priva di reale valore culturale”, fino al castello, “forse il caso più grave”, dove i lavori in corso “rischiano di deturpare uno dei simboli storici della città”.
Un capitolo a parte è dedicato all’Urban Center e ai percorsi di formazione. Quella che avrebbe dovuto essere “la casa della trasparenza e della partecipazione” è stata invece, secondo Manica, “declassata a vetrina elitaria, funzionale all’autocelebrazione”. Ancora più duro il giudizio sui corsi di formazione: “Affidati a figure esterne di fama senza alcuna spiegazione pubblica sui criteri di selezione, senza evidenza comparativa e senza trasparenza”. Particolarmente grave, per il consigliere, l’esclusione dell’Università di Architettura di Reggio Calabria, “unica realtà pubblica calabrese con competenze strutturate su città storica, restauro e paesaggio”. Una scelta che “non può essere derubricata a semplice dimenticanza”, ma che indicherebbe “la volontà di tenere fuori il sistema universitario regionale, privilegiando circuiti ristretti e carriere individuali”.
“Bilancio impietoso”
“Non è un caso – conclude Manica – che i presunti dati scientifici di Antica Kroton non vengano presentati a Crotone, ma in contesti esterni”. Il bilancio finale è impietoso: “I corsi non hanno formato competenze locali, non hanno lasciato nulla alla città e non hanno creato opportunità durature”. Antica Kroton, sostiene il consigliere comunale, “ha tradito le premesse che ne avevano giustificato l’avvio” ed è diventata “il simbolo di una gestione chiusa, inefficace e distante dalla città”, mentre “qualcuno continua a sostenere che Crotone stia crescendo”.



