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Porto di Crotone, sit-in Usb dopo il presunto passaggio di armi

Annunciata la protesta del 6 febbraio, al centro il supposto scalo di una nave con materiale bellico diretta in Israele

CROTONE – L’annuncio di un sit-in previsto per il prossimo 6 febbraio, in concomitanza con uno sciopero internazionale del settore portuale contro la guerra e le politiche di riarmo, riporta l’attenzione sul porto di Crotone. L’iniziativa è stata comunicata dall’Unione sindacale di base Calabria, che parla di una mobilitazione ampia, già condivisa da numerosi scali del Mediterraneo.

Secondo quanto riferito dal sindacato, al centro della protesta ci sarebbe anche un episodio avvenuto nelle scorse settimane a Crotone. Usb Calabria sostiene infatti che il 26 dicembre scorso, giorno di Santo Stefano, una nave carica di armi e munizioni dirette in Israele avrebbe fatto scalo nel porto cittadino per operazioni di rifornimento. Un transito che, sempre secondo quanto denunciato dal sindacato, sarebbe avvenuto senza alcuna comunicazione pubblica e senza un coinvolgimento delle comunità locali e dei lavoratori.

Una beffa atroce

Si tratta di una ricostruzione che, allo stato attuale, viene riportata esclusivamente da fonti sindacali e che non risulta accompagnata da conferme ufficiali da parte delle autorità competenti. Usb, tuttavia, definisce quanto accaduto una “beffa atroce” e lo inserisce in un quadro più ampio che vedrebbe la Calabria trasformarsi progressivamente in una piattaforma logistica a supporto di attività militari nel Mediterraneo.

Il sindacato sostiene che porti, infrastrutture civili e reti di trasporto starebbero assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di riarmo, con ricadute potenzialmente gravi sul piano della sicurezza, della salute e delle responsabilità legali per i lavoratori coinvolti. Da qui la decisione di aderire allo sciopero internazionale del 6 febbraio, promosso contro l’utilizzo dei porti come snodi per il traffico di armi.

Coinvolti 21 porti

Sempre secondo Usb, la mobilitazione coinvolgerebbe già 21 porti nel Mediterraneo, da Atene a Bilbao, e in Italia avrebbe raccolto l’adesione di scali come Genova, Trieste, Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Palermo e Crotone, con ulteriori partecipazioni che potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni.

Il presidio annunciato a Crotone dovrebbe svolgersi proprio nei pressi del porto e vedrà la partecipazione di lavoratrici e lavoratori portuali, insieme a cittadini e realtà che, come afferma il sindacato, rifiutano la guerra come strumento di governo dei territori. Usb collega la protesta anche alle difficoltà strutturali della Calabria, citando il recente passaggio del ciclone Harry come esempio della fragilità di un territorio che, a suo avviso, continuerebbe a essere sacrificato rispetto ad altre priorità.

No al riamo

Nel messaggio diffuso, il sindacato ribadisce che opporsi al riarmo significherebbe rivendicare investimenti su sanità pubblica, trasporti, sicurezza del territorio e servizi essenziali. Il 6 febbraio, con lo sciopero dei portuali e il sit-in a Crotone, Usb Calabria intende dunque riportare al centro del dibattito pubblico il ruolo del porto e le scelte che, secondo la sigla sindacale, starebbero incidendo sul futuro del territorio.