Ambiente e sanità
|Amianto e tumori, Crotone epicentro dell’emergenza in Calabria
Dati sottostimati, ritardi nelle bonifiche e allarme sanitario: dalla convention Ona un focus sul Sito d’interesse nazionale
CATANZARO – L’amianto e gli altri rischi cancerogeni di origine ambientale continuano a rappresentare una delle emergenze sanitarie più gravi e meno risolte del Paese. In Calabria il problema assume contorni particolarmente critici, tra siti contaminati, ritardi nelle bonifiche e un impatto epidemiologico che, secondo gli esperti, è ampiamente sottostimato. Il tema è stato al centro della prima convention regionale dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona) dedicata in modo organico alla salute ambientale, svoltasi a Catanzaro nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” alla Cittadella regionale, con il patrocinio della Regione Calabria, di Arpacal e dell’Ordine dei Medici di Catanzaro.
Dai lavori è emerso un quadro netto: i dati ufficiali raccontano solo una parte del problema, mentre il carico sanitario reale, soprattutto nei territori industrializzati come Crotone, è molto più pesante. Un’emergenza che coinvolge sanità pubblica, ambiente, diritto e politiche di prevenzione e che richiede risposte strutturate, non annunci.
Il mesotelioma
Al centro del confronto l’intervento di Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, che ha richiamato l’attenzione sulla forte sottostima dei dati ufficiali del Registro nazionale dei mesoteliomi, “la punta dell’iceberg delle patologie asbesto-correlate” ha spiegato, ma “i numeri del Renam non includono l’intero spettro delle malattie legate all’amianto né tengono conto del sinergismo con altri agenti cancerogeni ambientali”.
Secondo l’VIII Rapporto Renam, in Calabria risultano 118 casi di mesotelioma censiti fino al 2021, ma il dato non fotografa la realtà complessiva. “Oltre 500 diagnosi sono state effettuate fuori regione a causa della mobilità sanitaria – ha ricordato Bonanni – e questo dimostra quanto il quadro reale sia sottostimato. Molti casi sfuggono al censimento perché diagnosticati altrove o non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza”.
Esposizione cronica
Particolarmente critica la situazione del Sin di Crotone, ancora gravato da ritardi nelle bonifiche e dalla presenza diffusa di fonti di contaminazione. “La lunga latenza delle patologie asbesto-correlate, unita alle difficoltà operative del Centro operativo regionale e alla mappatura incompleta dell’amianto, rende il carico sanitario reale molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali”, ha sottolineato Bonanni, ribadendo la necessità di rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il Cor Calabria e garantire una reale presa in carico delle vittime.
Sul piano clinico e scientifico, il focus su Crotone è stato approfondito da Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’Ona, che ha parlato di un vero cambio di paradigma nell’oncologia ambientale. “Nel Sin di Crotone siamo di fronte a un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone”, ha spiegato.
La denuncia non basta più
Il modello sviluppato dall’Ona, ha chiarito Montilla, supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, attraverso analisi avanzate capaci di evidenziare una pressione tossica sistemica e persistente. “L’obiettivo è anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata, spostando l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti”, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan.
A rafforzare il quadro dei rischi ambientali è intervenuto Salvatore Procopio, responsabile del laboratorio fisico di Arpacal, che ha richiamato l’attenzione su un ulteriore fattore critico: “La popolazione è esposta a livelli di radioattività che comportano gravi problemi per la salute. Se non si procede alla bonifica o alla messa in sicurezza delle aree industriali dismesse e dei siti già censiti, si espone la popolazione a un rischio che il sistema immunitario non può sostenere nel lungo periodo”.
Ancora più netti i dati illustrati da Orlando Amodeo, epidemiologo e primo dirigente medico della Polizia di Stato, basati sull’ultimo Rapporto Sentieri 2023. Nell’area del Sin di Crotone si registra un aumento della mortalità prematura per malattie croniche (+6,7% nei maschi e +10,8% nelle femmine), un eccesso di rischio per la mortalità generale e per tutti i tumori maligni, oltre a un incremento delle ospedalizzazioni in età pediatrica per infezioni respiratorie acute e tumori dell’encefalo. Un quadro che si inserisce in un territorio caratterizzato anche da un elevato indice di deprivazione sociale.
Mortalità a cinque anni
Le stime complessive dell’Osservatorio nazionale amianto restituiscono un quadro ancora più allarmante: considerando l’intero spettro delle patologie asbesto-correlate, Crotone potrebbe aver registrato circa 800 casi tra il 1993 e il 2025, con un ulteriore aggravio legato al sinergismo con altri cancerogeni industriali presenti nel Sin. Il mesotelioma, con un tasso di mortalità a cinque anni pari al 93%, rende il carico sanitario particolarmente grave e impone di leggere i dati ufficiali come indicatori minimi, non come una fotografia esaustiva della realtà.
La convention ha segnato un passaggio rilevante per la Calabria, chiarendo che senza sorveglianza epidemiologica efficace, bonifiche reali e una presa in carico sanitaria e giuridica degli esposti, l’emergenza continuerà a restare sommersa. A riportare il confronto dal piano delle analisi a quello delle conseguenze concrete è stata anche la testimonianza di Enzo Filareto, vicepresidente dell’associazione Cittadini Liberi di Crotone e malato oncologico, che ha dato voce a una comunità costretta da anni a convivere con il peso sanitario, sociale e umano dell’inquinamento. Un richiamo diretto alla responsabilità delle istituzioni: per territori come Crotone, il tempo delle analisi parziali è finito. Ora i numeri chiedono decisioni.


