Carlo Rescigno spiega perché gli scavi stanno ridisegnando la mappa dell’antica Crotone
È una Crotone che dialoga con sé stessa, quella che emerge dagli scavi e dalle ricerche del progetto Antica Kroton Futura: una città in cui il presente cammina letteralmente sopra il passato. Tra frammenti di vita quotidiana, resti di sacrifici animali e tracce di antichi insediamenti urbani, l’antica Kroton riaffiora e si intreccia con la città di oggi. Di questo e delle prospettive future del progetto abbiamo parlato con Carlo Rescigno, professore ordinario della Università della Campania e della Scuola Superiore Meridionale e parte del coordinamento scientifico, per capire cosa stanno raccontando gli scavi e in che modo possano contribuire a ridisegnare il volto di Crotone.
Perché il progetto Antica Kroton è così importante per la nostra città?
“Il progetto Antica Kroton si colloca a valle di una lunga serie di interventi condotti con una certa sistematicità a partire dagli anni Settanta. Rientra pienamente nell’ambito di quella che, nella ricerca archeologica, viene definita archeologia urbana. Nei siti a continuità di vita non è quasi mai possibile osservare integralmente i resti delle città precedenti, perché le strutture contemporanee tendono a mascherarle, consumarle, trasformarle. In molti casi ne conservano il ricordo come forma, come organizzazione dello spazio, nel tracciato delle vie, nei vuoti delle piazze e nei pieni degli isolati. Questa resilienza manca per Crotone che ha conosciuto incisive trasformazioni e interruzioni di continuità. A partire da quanto emerso negli scavi di emergenza, da piccoli frammenti dell’antico che emergevano nella costruzione di un palazzo o nello scavo di una condotta idrica, si è giunti alla formulazione di prime carte archeologiche e di ipotesi sulla forma della città antica. Tuttavia, fatta eccezione per l’esteso e bellissimo scavo della Banca Popolare, ancora oggi visitabile nei sotterranei dell’istituto di credito, sono mancate — per ragioni legate all’emergenza — altre occasioni simili, altri scavi estesi che consentissero di osservare il passato attraverso grandi “finestre” di indagine. Il progetto Antica Kroton si inserisce in questa tradizione di ricerca ma lo fa con una metodologia rinnovata, puntando su indagini estese, partendo su quei settori di città di risulta, una particella incolta, un rudere con il suo appezzamento, relitti che lo sviluppo diseguale della città contemporanea ha dimenticato tra palazzi e nuovi edifici. In queste aree si conservano non frammenti di una pagina, come nei vecchi saggi, ma interi capitoli della storia di Crotone. Il progetto Antica Kroton, per la sua parte archeologica, è partito dal recupero delle informazioni pregresse e dalla costruzione di una carta archeologica digitale, cui ha aggiunto e aggiunge quanto sistematicamente emerge mediante l’apertura di nuovi estesi settori di scavo cercando di rispondere a vecchie domande insolute e di porne di nuove”.
Lei ha dichiarato, in un recente incontro a Napoli presso la Scuola Superiore Meridionale, che conosciamo solo il 2% dei quartieri della città antica.
“Sì, questa situazione è molto comune nelle città a continuità di vita: le strutture antiche sono inevitabilmente mascherate da quelle moderne. A Crotone, però, il problema è amplificato dal fatto che la città — salvo rare eccezioni — non ha conservato la forma della città greca e poi romana. A Napoli, ad esempio, il centro storico mantiene l’impianto antico: osservandolo dall’alto si riconoscono ancora plateiai, stenopoi e insulae. A Crotone questo non è possibile, perché la città ha subito forti discontinuità già in età romana e poi nei periodi medievale e moderno, perdendo la suddivisione spaziale della città greca. Di conseguenza, oggi non riusciamo a leggere l’impianto urbano originario con immediatezza. La nostra conoscenza si basa quindi su frammenti: la costruzione di un palazzo fa emergere uno spigolo di muro, la posa di una condotta idrica porta alla luce tratti di strada o di portici. Tutti questi dati, presi singolarmente, rappresentano una percentuale minima rispetto alla totalità della città antica, che non potrà mai essere portata integralmente in luce nel centro storico. A questa mancanza si sopperisce con la sistematicità della registrazione dei dati. Tutte le informazioni confluiscono in carte digitali: se emerge un frammento di strada, si tenta di ipotizzarne il tracciato, ricostruendo così virtualmente l’antico e formulando ipotesi. Questo contesto ridotto al minimo rende necessario tornare continuamente sui luoghi di antiche scoperte o sugli spazi di risulta tra uno scavo e l’altro per recuperare nuovi dati e così restituire significato alle tracce precedenti, ai frammenti, inserendoli in un tessuto urbano semanticamente rilevante. E’ ciò che stiamo facendo con il progetto Antica Kroton: recuperare la documentazione pregressa individuando campioni di spazio urbano contemporaneo più ampi, da analizzare in modo estensivo, superando la logica dei saggi e del lavoro di emergenza”.
Quali aree sono state selezionate per gli scavi?
“L’archeologia d’emergenza lavora con fondi privati; il progetto Antica Kroton, invece, dispone di un finanziamento autonomo destinato esclusivamente agli scavi archeologici. Per questi interventi abbiamo selezionato le cosiddette “aree dell’abbandono”. Si tratta di zone situate nel cuore del quartiere centrale, quell’area, cioè, che ruota intorno allo stadio comunale. Qui sono presenti numerosi ruderi perlopiù di epoca moderna, ben noti ai crotonesi: frammenti del passato rimasti intrappolati in modo incongruo nel tessuto contemporaneo. Queste aree si sono rivelate adatte a indagini estensive e sono state scelte anche sulla base dei risultati di saggi effettuati negli anni precedenti. Un discorso a parte merita il quartiere settentrionale, un’area libera da edificazioni che sarebbe spazio ideale per scavi estensivi. Purtroppo, è questa anche un’area al centro di un serrato dibattito relativamente all’inquinamento provocato dalle fabbriche limitrofe, su cui ancora si indaga e che non è ancora disponibile per un lavoro scientifico archeologico da condurre in sicurezza. Per tali motivi non è rientrata nel progetto su scelte assunte precedentemente al nostro intervento nel progetto. In attesa di poterla indagare in tutta sicurezza, di archeologia non è giusto morire, tanti sono gli altri contesti che è possibile indagare dell’antica città, altrettanto importanti: l’agorà, i santuari, le case, le mura, l’estesa necropoli”.
(1 – Continua)