Dallo scavo di Gravina emergono ceramiche e un’antefissa del V sec. a.C.: i “cocci” che riportano ai tempi di Pitagora
Un frammento, un semplice frammento che racconta la grandezza di una città dove hanno vissuto Pitagora, Milone, Alcmeone. Un frammento come l’antefissa la cui foto caratterizza questa pagina. È stato trovato nel cantiere di scavo dell’area centrale di fronte alla scuola Gravina insieme a centinaia di altri reperti: rientra in un insieme di materiali che gli archeologi definiscono terrecotte architettoniche, cioè decorazioni di tetti in materiale fittile.
“La più bella è un’antefissa a rilievo con palmetta, molto ben conservata, databile agli inizi del V secolo. Probabilmente copriva un tetto sotto cui possiamo immaginare sia passato anche Pitagora e, se non l’ha fatto, avrebbe potuto farlo”. Sono le parole con cui Domenico Garzillo, 28enne archeologo che coordina lo scavo di Gravina nell’ambito del progetto Antica Kroton, descrive emozionato quel ritrovamento. La sua ipotesi riporta indietro nel tempo a quella grandezza di Kroton sparita nei secoli tra guerre, invasioni romane, dominazioni spagnole e barbarie edilizie moderne.
“Spesso si pensa che se non troviamo nulla di eclatante non abbiamo trovato niente, ma per noi anche un frammento è importante — dice Garzillo —. La ceramica è il materiale guida più importante per gli archeologi. Permette di datare strati, strutture, azioni, attività che emergono nel corso dello scavo e di attribuire a essi un senso. Insomma, i cocci parlano e ci parlano di storie lontane”. Questi pezzi di ceramica permettono agli archeologi di prendere in mano la Storia e di poterla vedere e raccontare.
Domenico Garzillo, che si occupa anche della redazione della carta archeologica della città mettendo a sistema i nuovi studi con quelli effettuati nel passato, spiega: “Le ceramiche e gli elementi architettonici, tra cui l’antefissa — spiega Garzillo — non sono stati trovati nel loro strato originario, ma disposti volontariamente sul piano, probabilmente dopo una distruzione dell’area, forse legata all’assedio di Agatocle (inizi del III secolo a.C., 296 a.C.). I superstiti, tornati dopo la distruzione, si presero cura di demolire quanto avanzato e di regolarizzare lo spazio, restituendo un luogo pubblico al paesaggio agrario: fino all’età medievale non avremo altre tracce significative, un silenzio che parla molto suggerendoci che questo settore, già città, divenne campagna”.
Lo scavo più approfondito al momento è quello di Gravina. Uno scavo esteso quasi mille metri quadri che si inserisce in una maglia di interventi a campione degli anni Settanta e Ottanta quando, non lontano da qui, furono individuate una casa di epoca ellenistica e un settore ritenuto parte dell’antica piazza pubblica. “All’epoca furono fatti solo piccoli saggi, che lasciavano ipotizzare la presenza di un grande edificio — dice Garzillo —. Noi ci siamo posizionati al centro tra l’area residenziale e questa presunta area pubblica. Non abbiamo trovato case, ma un’area caratterizzata da una corte centrale aperta, forse un piccolo settore di un ben più ampio santuario. Intorno a questa piccola corte si sono sviluppati edifici dall’inizio del VI secolo a.C. fino alla fine del IV o agli inizi del III secolo a.C., quando l’area venne abbandonata e obliterata”. Significa che per almeno tre secoli nell’area del Gravina c’è stato qualcosa di importante.
Gli scavi di Antica Kroton hanno permesso anche di trovare le tracce della frequentazione dell’area in tempi più remoti: “Grazie ad alcuni sondaggi mirati — dice Garzillo — abbiamo rinvenuto ceramiche che testimoniano una frequentazione dell’area almeno dalla fine dell’VIII secolo a.C., gli anni, cioè, della prima fondazione della colonia achea”.
Un racconto affascinante che rivela quanta bellezza è stata sepolta e, purtroppo, distrutta nei secoli. Antica Kroton serve anche a questo: “Oltre al punto di vista scientifico, che per noi è prioritario — afferma Garzillo —, l’obiettivo è offrire alla città un’area archeologica urbana visitabile, che valorizzi la zona dall’Ariston all’Esaro fino allo stadio. È un progetto che solitamente si conosce solo in grandi città come Roma, Napoli o Salonicco, esito di grandi opere pubbliche. A Crotone questi spazi sono cercati a partire dal progetto Antica Kroton, non per emergenza. Crotone non ha la monumentalità di altri siti, come spesso accade per città preromane e per siti a continuità di vita, dobbiamo registrare secoli di spoliazioni e distruzioni che spesso permettono di conservare e a noi di ritrovare solo le fondazioni degli antichi edifici. Visti per ampie superfici, queste tracce si trasformano in edifici, questi in piazze, templi, isolati, e in essi possiamo ritrovare una storia lunga, contraddittoria, complessa, fatta di molti uomini sconosciuti e solo alla fine, tra questi, potremo tornare a Pitagora e meglio comprenderlo”.