In sala consiliare i ricordi dei pionieri, dall’arrivo dell’automedica al confronto critico su Azienda Zero
CROTONE – Il 6 febbraio, la sala consiliare del Comune di Crotone ha ospitato un evento carico di emozione per celebrare il trentennale del servizio 118, nato il 5 dicembre 1995 come esperienza pionieristica nel Mezzogiorno. Coordinata da Giuseppe Diano, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) e dall’infermiera Stefania Vrenna, la cerimonia ha riunito professionisti, volontari della Croce Rossa e istituzioni per ripercorrere una storia fatta di sfide, professionalità e profonda umanità.
Il ricordo e le radici
La celebrazione si è aperta con l’omaggio all’avvocato Dionigi Caiazza, il direttore generale che ha creduto trent’anni fa nel progetto ispirandosi al modello di Pieve di Cadore, e ai medici Giuseppe Riganello e Gaspare Muraca. Figure che, come sottolineato da Diano, hanno lasciato un’eredità indelebile nel sistema sanitario locale.
Innovazioni: l’automedica
Il futuro del servizio punta sull’integrazione. Il dottore Francesco Zaccaria ha annunciato l’attivazione dell’automedica, un supporto vitale per compensare la carenza di camici bianchi. Il servizio vedrà medici cubani, già attivi al Pronto Soccorso, operare insieme a infermieri e autisti del 118, affiancando le ambulanze non medicalizzate per rafforzare l’emergenza territoriale.
Il dibattito su Azienda Zero
Non sono mancate voci critiche riguardo alla centralizzazione regionale sotto Azienda Zero. Lino Mungari, già direttore del dipartimento Emergenza – Urgenza, ha espresso forti perplessità sulla Centrale Operativa Territoriale (Cot) unica: la distanza geografica dei soccorsi centralizzati a Cosenza rischia di allungare i tempi d’intervento per la mancata conoscenza capillare del territorio crotonese. Il dottore Nicola Martucci ha parlato provocatoriamente di “morte del 118”, riferendosi ai disagi seguiti al subentro di Calabria Soccorso nel 2024. Carlo Gentile, primo responsabile del servizio, ha offerto una visione più sfumata: il sistema non è morto ma trasformato. La scommessa, secondo Gentile, risiede nell’efficacia delle nuove tecnologie (geolocalizzazione, telemedicina) nel compensare la perdita delle centrali locali.
Storie di vita
Oltre ai numeri, il 118 è fatto di persone come Carla Sem, per anni unica donna autista, che ha ricordato il contrasto tra il dolore delle perdite e la gioia delle nascite in ambulanza. Un sentimento di appartenenza condiviso da Pasquale Salvati e Mattia Guerra, che hanno definito quella “divisa arancione” come una seconda pelle e una missione che ha fatto scuola in tutta la Calabria.


