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Petilia, manifesti del Comune per il killer di Lea: il Governo risponde dopo quasi 3 anni

Il sottosegretario Ferro: «Le istituzioni non erano state informate, impossibile vietare i funerali pubblici»

PETILIA POLICASTRO – Ci sono voluti quasi tre anni per avere una risposta dal governo sulla interrogazione dell’onorevole Stefania Ascari (M5S) sulla vicenda dei manifesti di cordoglio affissi dal Comune di Petilia Policastro per la morte di Rosario Curcio, l’ergastolano condannato per l’omicidio di Lea Garofalo. La vicenda risale al luglio 2023. Rosario Curcio, 47 anni, stava scontando l’ergastolo nel carcere di Opera per aver partecipato, secondo le sentenze definitive, all’uccisione e alla distruzione del cadavere di Lea Garofalo nel 2009. Dopo un tentativo di suicidio in cella a fine giugno, Curcio morì al Policlinico di Milano e la salma fece ritorno in Calabria.

A Petilia Policastro, il lutto fu accompagnato dall’affissione pubblica di due necrologi dell’Amministrazione Comunale , uno in piazza Filottete e l’altro nella frazione di Camellino. Il testo recitava: “Il sindaco Simone Saporito e l’Amministrazione comunale partecipano al dolore che ha colpito la famiglia Curcio per la perdita del caro congiunto”. Un gesto che suscitò indignazione, considerato che Curcio era uno dei responsabili della morte di una donna diventata simbolo della ribellione alla ‘ndrangheta

“Un inchino delle istituzioni alla mafia”

La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, rispondendo all’interrogazione presentata nell’agosto del 2023 dall’onorevole Stefania Ascari ribadisce la sua posizione già espressa all’epoca dei fatti : “Ritenendo inaccettabile l’iniziativa dell’Amministrazione comunale, perché le mafie si alimentano di queste manifestazioni simboliche”. Il sottosegretario definisce quell’atto, senza mezzi termini, un “inchino delle istituzioni” alla memoria di un uomo condannato in via definitiva per uno dei delitti più efferati della storia della ‘ndrangheta.

Il giallo della mancata comunicazione

Uno dei punti centrali dell’interrogazione dell’onorevole Ascari riguardava il mancato divieto dei funerali pubblici, misura spesso adottata per motivi di ordine pubblico nel caso di esponenti della criminalità organizzata. Su questo punto, il Viminale ha chiarito la dinamica: c’è stato un buco informativo tra le forze dell’ordine.
In ordine agli aspetti strettamente attinenti alla celebrazione del funerale, la Questura di Crotone ha rappresentato di non avere mai ricevuto alcuna comunicazione che segnalasse l’evento luttuoso o indicasse nel Comune di origine del defunto il luogo di celebrazione del rito funebre, dei quali aveva avuto conoscenza soltanto nei giorni successivi in conseguenza degli interventi di biasimo riportati dagli organi di stampa locale. Ugualmente, nessuna articolazione dell’Arma dei Carabinieri era stata informata del decesso, del trasporto, della consegna della salma e della funzione religiosa”.
Questa mancanza di informazioni ha reso di fatto “impossibile adottare preventivamente ogni valutazione dettata da esigenze di sicurezza” per inibire le esequie pubbliche.

La difesa del Sindaco e le conseguenze politiche

Il documento ripercorre anche le giustificazioni fornite dal sindaco Simone Saporito durante le audizioni in Prefettura. Il primo cittadino si era difeso parlando di una “prassi consolidata” avviata nel 2021 in epoca covid: quella di affiggere manifesti di cordoglio per tutti i defunti del paese: “Nella ricostruzione effettuata dal Sindaco l’affissione del manifesto, in quanta riservata a tutti i defunti di Petilia Policastro, non sarebbe indice di una posizione di vicinanza dell’Amministrazione comunale rispetto al deceduto, ma sarebbe espressiva di un generico sentimento di cordoglio e di partecipazione della comunità al dolore, al cospetto dell’evento morte”.

La vicenda, ricorda infine Viminale, non è stata priva di conseguenze politiche immediate. Il 27 luglio 2023, l’assessore comunale Francesca Berardi, che aveva partecipato alle esequie, si dimise nel corso del consiglio comunale. Il sidnaco Saporito, su questa specifica vicenda, nel corso di un’audizione in Prefettura, il 26 luglio 2023, aveva ribadito “l’estraneità dell’Ente locale rispetto all’iniziativa dell’assessore, considerata di carattere personale, anticipando, comunque, l’intendimento di richiederne le dimissioni dalla carica”.
Il caso Petilia, conclude la nota del Governo, è stato oggetto di una “approfondita disamina” nell’ambito delle riunioni di coordinamento delle Forze di Polizia “il 17 e 26 luglio scorsi”.